L'Italia è una repubblica fondata sul risparmio delle famiglie.
Questo perché, se il bilancio dello Stato è perennemente gravato da un debito pubblico monstre che non consente al paese di investire a dovere in ottica futura, quello delle famiglie è invece sempre più salubre, con un patrimonio finanziario complessivo
che nel 2025 ha toccato nuovi massimi storici, sfiorando quota 6.500 miliardi di euro.
Per dare un'idea dell'equilibrio generale, con metà del risparmio familiare si potrebbe azzerare il nostro debito pubblico dalla sera alla mattina.
Spero ovviamente che Giancarlo Giorgetti, ministro dell'economia e delle finanze, non legga la mia newsletter...
Questi numeri provengono da dati di Banca d'Italia, e raccontano che in solo anno anno, dal 2024 al 2025, la ricchezza finanziaria degli italiani è cresciuta di ben 446 miliardi, arrivando a toccare i 6.487.
In particolare, guardando ai singoli strumenti finanziari presenti nei portafogli degli italiani, emerge un'esplosione del valore delle azioni, aumentate in un solo anno di quasi 300 miliardi.
Ma salgono anche i fondi comuni (+58 miliardi), le polizze assicurative che io non stimo molto come tipologia di investimenti finanziari (+46 miliardi), e gli altri titoli (+28 miliardi).
La liquidità (conti correnti e depositi) rimane oltre quota 1.600 miliardi, ma pesa meno sul patrimonio complessivo.
Allungando il tempo passato e guardando agli ultimi 5 anni, dal tragico 2020 del Covid al 2025 comunque infestato da diverse problematiche a livello globale, si è passati da quota 4.800 miliardi ai quasi 6.500 attuali.
Oltre 1.600 miliardi in più in saccoccia che non derivano però da un'incredibile crescita della capacità di risparmio in tempi di magra: la vera molla che ha riempito a livelli record il salvadanaio degli italiani è stata la straordinaria performance
di Piazza Affari, la nostra Borsa valori di casa.
Nel 2020 il capitale delle famiglie investito in azioni era di 973 miliardi, mentre nel 2025 è volato a quota 2.077 miliardi, facendo registrare un clamoroso balzo del 113%.
Tanto che ora la componente azionaria, per 2/3 domestica e per 1/3 globale, è passata dal terzo posto del 2020, dietro ai conti correnti e alle polizze assicurative, al primo posto assoluto.
Questo non certo per un'aumentata propensione al rischio degli italiani, che restano anzi sempre prudenti e giudiziosi (sono infatti raddoppiati anche gli investimenti in titoli di Stato, ora a quota 523 miliardi), quanto piuttosto per un matematico aumento
di valore degli stock azionari decretato dalle buone performance dei mercati.
Dal primo Gennaio 2020 al 31 Dicembre 2025, infatti, l'indice azionario italiano è quasi raddoppiato, in corrispondenza quasi esatta con l'aumento del valore delle azioni nei portafogli.
Ovvio che la Borsa non può sempre e solo salire.
Sperando che l'attuale trend rialzista possa durare ancora a lungo, conviene essere consapevoli che potrebbero manifestarsi delle correzioni.
Correzioni che, d'altra parte, fanno da sempre parte della storia dei mercati.
Ma la quota del risparmio degli italiani investita in azioni rappresenta circa il 30% del totale.
Un rischio certamente sostenibile, nonché anche la percentuale che io considero come minima sindacabile per chi intende investire i propri risparmi con una logica di medio-lungo periodo (dai 5-6 anni in là).
Ricorda sempre, infine, che quando si acquista un'azione non si acquista un semplice grafico, ma la quota parte di un'azienda.
Un'azienda intenta a sviluppare una nuova tecnologia, migliorare un prodotto, rendere più efficiente un processo o trovare magari anche una cura.
Insomma, in poche parole un'azienda intenta a innovare.
Investire significa partecipare a questo processo di innovazione.
Anche perché l'unica certezza che abbiamo è che l'economia del mondo, nel lungo periodo, non farà altro che crescere.
Italia, spero, compresa.