Gli italiani hanno accumulato ad oggi quasi 1.900 miliardi di euro sui conti correnti.
Una cifra impressionante, non poi così lontana dal PIL generato dall'intero paese nel corso del 2025 (2.258 miliardi di euro).
Tutti soldi che sono probabilmente per molti risparmiatori sinonimo di prudenza e tranquillità, ma che purtroppo dormono, non lavorano, e ogni giorno perdono inevitabilmente potere d'acquisto.
Vediamo allora di rifletterne un po' assieme.
Il problema non è avere liquidità.
Il problema è averne troppa.
C'è una distinzione importante, che quasi nessuno fa, che cambia tutto: la differenza tra liquidità fisiologica e liquidità dannosa.
La prima è sana, necessaria, assolutamente intelligente.
E' quella liquidità utile a gestire le spese correnti e alcune potenziali emergenze, temporanee e imprevedibili, come la possibile perdita di lavoro, oltre che spese impreviste relative alla persona o alla casa.
Sotto questo aspetto la regola pratica è quella di tenere in conto corrente un importo compreso tra i 6 e i 12 mesi delle proprie spese abituali.
Quelle spese cioè fisse e incomprimibili come l'affitto o il mutuo, le utenze, l'alimentazione e gli impegni familiari di base.
Eventi non certo catastrofici (per quelli ci sono ovviamente le polizze assicurative), ma comunque impattanti che richiedono un "materasso" di risorse in grado di assorbirli e gestirli.
Tutto ciò che va oltre questa soglia non è più riserva, ma qualcosa di ben diverso.
Non è più una scelta di prudenza, ma la scelta di non investire e di perdere sicuramente, di conseguenza, in potere d'acquisto.
Ma perché la tendenza è quella di tenere troppi soldi fermi in conto?
Le ragioni sono sempre le stesse, tutte umanamente comprensibili ma finanziariamente dannose:
- il timore di sbagliare il momento di ingresso nei mercati finanziari ("e se ora che mi decido di investire, i mercati dovessero correggere?");
- la memoria di passate esperienze negative che spingono a evitare con tutte le forze il rischio di riprovare la stessa sensazione (chi ha vissuto il 2008 o il 2020 può portare ancora con se quelle cicatrici);
- lo smarrimento e la confusione davanti alle innumerevoli possibili opzioni (troppi prodotti, troppi strumenti, troppa incertezza su cosa scegliere).
Devi allora sapere che, rispetto al passato, ci sono oggi condizioni ben diverse che dovrebbero spingere gli incalliti amanti della liquidità ad abbracciare le varie opportunità di investimento.
1) Prima di tutto i rendimenti obbligazionari sono tornati positivi, anche in termini reali.
2) In secondo luogo l'inflazione attuale non è più allo zero virgola di qualche anno fa.
Oggi viviamo in un mondo caratterizzato da una maggiore vivacità dei prezzi a causa di tensioni geopolitiche, della transizione energetica e di un'offerta in molti casi rigida rispetto alla rispettiva domanda.
Ecco perché, in questo scenario, tenere troppa liquidità non è una scelta neutrale, ma la scelta di perdere in partenza.
Il denaro non speso deve essere investito.
E' pura matematica.
Ma andiamo sul pratico ora.
Ti accorgi così di avere troppa liquidità dormiente in conto corrente, ma non sai come poterla attivare in modo poco rischioso?
Non serve stravolgere tutto dall'oggi al domani.
Il cambiamento funziona quando è progressivo, e ci vuole del tempo affinché un buon risparmiatore diventi un buon investitore.
1° cosa: inizia con un PAC.
La strategia che, per eccellenza, esalta la progressività e risulta essere meno drastica è l'accumulazione.
Prima che sul piano strettamente finanziario, i Piani di Accumulo del Capitale aiutano sul piano comportamentale.
Non privano dall'oggi al domani di quella liquidità che si è sempre considerata come un punto fermo, ma mettono sulla giusta strada dell'investimento in modo graduale e senza scossoni.
Il PAC consente di mandare a lavorare il proprio risparmio, come noi lavoriamo per generare il nostro stesso risparmio.
2° cosa: impara a dare un nome ai tuoi soldi.
La liquidità in conto è indistinta.
Dentro, infatti, c'è di tutto: lo stipendio che entra, le spese quotidiane che escono, il salvagente per gli imprevisti e il risparmio dedicato a progetti futuri.
Tutto mescolato nello stesso calderone.
Breve, medio e lungo termine convivono non solo nello stesso contenitore finanziario, ma anche nello stesso conto mentale.
Iniziare a separare aiuta allora a capire meglio e a decidere.
Distingui tre "contenitori" mentali:
- Quello che deve restare in conto per far fronte ai bisogni più impellenti e agli imprevisti veri;
- Quello che può riguardare altre necessità e obiettivi di medio termine;
- Quello che va invece orientato su un più lungo periodo, utile a costruire quel benessere finanziario tipicamente previdenziale di cui ogni persona o quasi ha bisogno di occuparsi.
Costruire il significato delle scene e dare un nome ai soldi.
Non si tratta di un esercizio banale, ma del possibile primo passo utile a prendere decisioni consapevoli.
Daniel Pink, nel suo libro "Il potere dei rimpianti", ha chiesto a un sacco di persone di che cosa si pentissero finanziariamente, una volta arrivati all'età della pensione.
Le risposte che più spesso sono tornate sono 3: "vorrei aver scoperto prima la regola dell'interesse composto, vorrei aver messo da parte più soldi ogni mese, vorrei aver potuto accantonare di più per la vecchiaia".
Nessuno si pente di aver investito troppo presto.
Quasi tutti si pentono di aver aspettato troppo.
Quindi, in conclusione di questa mia 4 Minuti, voglio porti una domanda: tra dieci, venti o trent'anni, sarai anche tu tra coloro che potranno guardare al passato soddisfatti delle scelte finanziarie fatte, o sarai invece tra i tanti che si pentiranno di non aver accantonato e investito a sufficienza, perché hanno preferito lasciar poltrire i loro risparmi per tanto, troppo tempo?
È il momento di trasformare la troppa prudenza in un valido percorso di pianificazione finanziaria strategica!