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www.davideberto.it2025-12-08
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    SCENARI DI MERCATO O SCENARI DI VITA? QUALI CONTANO DI PIU'?

    Ancora una volta i mercati finanziari sono sui massimi.
    E non solo l’azionario che continua a spingersi su nuove vette in molti dei principali indici internazionali, sembrano non conoscere sosta anche l’oro, che ha sgretolato ogni precedente record, e il settore delle criptovalute, dove Bitcoin e altre paiono capaci di superare le tante fasi di turbolenza che periodicamente le interessano.
    In un contesto simile non è soltanto ragionevole, ma anche naturale interrogarsi su cosa sia meglio fare, su come sia preferibile muoversi.

    Tutto ciò premesso, e compresa la legittima prudenza di molti, l’attenzione con cui si guardano i mercati si sta rapidamente trasformando in ossessione.
    Grafici, previsioni, outlook trimestrali, mosse delle banche centrali...
    A chi manifesta un simile coinvolgimento può forse tornare utile riflettere su una domanda al tempo stesso semplice, retorica e indispensabile: ma davvero è lì che si gioca la serenità finanziaria di una persona?

    Il valore dell’analisi dei mercati va sempre riconosciuto e ribadito: senza un processo professionale, onesto e intelligente di costruzione di un portafoglio investimenti non c’è possibilità di generare benessere futuro.
    I problemi, tuttavia, sono noti e sempre in agguato: imprevedibilità di breve termine, attitudine a reagire in modo esasperato ai vari movimenti (cosiddetta overreaction o reazione eccessiva), tentazione di fare market timing senza consapevolezza su quanto la pratica comporti rischi prima che benefici.
    Ma come fai a disinteressarti di come si muove il denaro, una volta che lo investi?”.

    L’ostacolo principale, alla fine, sembra essere questo: l’incapacità di osservare quel denaro con il giusto equilibrio, la lucidità e persino il distacco che occorre avere per non incappare in costosissimi errori.
    Tutto dovrebbe partire da una constatazione banale: gli scenari di vita contano ben più degli scenari di mercato.
    Chi, razionalmente, darebbe più importanza ai secondi rispetto ai primi?
    In fin dei conti i mercati cambiano ogni giorno, mentre la vita di una persona cambia in momenti chiave nei quali si determina il successo o il fallimento di un piano finanziario.
    Momenti in cui la differenza la fa tutta l’aver pianificato o meno.
    Eppure, molto spesso, l’attenzione delle persone è completamente ribaltata: quando il mercato scende del 10% se ne parla ovunque, quando invece si cambia lavoro, si diventa genitore o si perde un familiare, raramente se ne parla in chiave finanziaria.
    Ma è proprio in questi momenti e in questi eventi che i bisogni si modificano, e con essi le risorse economiche di cui occorre disporre per affrontarli al meglio.

    Proviamo a fare qualche esempio concreto, eliminando qualsiasi tono teorico e fumoso.
    L’arrivo di un figlio è sicuramente la gioia più grande e l’esperienza più indescrivibile che si possa provare.
    Proprio per la sua centralità, un simile evento richiede di essere accompagnato da decisioni e valutazioni razionali che vanno oltre al lato meramente emotivo.
    Un figlio porta con se nuove spese per farlo crescere prima, ed entrare in società poi.
    Comporta un assorbimento di risorse economiche che non è lontanamente paragonabile rispetto a pochi decenni fa: qualsiasi cosa oggi costa di più e gli ultimi dati di cui disponiamo confermano che, fino alla maggiore età, la cifra mediamente necessaria per far fronte al quotidiano sale continuamente.
    Ma un figlio non impegna solo per questo: ci sono obiettivi educativi, progetti di medio termine che un genitore desidera offrire alla persona più importante in assoluto.
    E, affinché tutto ciò sia realizzabile, è necessario che mamma e papà continuino a lavorare e a guadagnare: ecco perché la protezione del reddito è un’esigenza concreta, assoluta, improcrastinabile.

    Allo stesso modo, ci sono tanti altri eventi che richiedono altrettanta accortezza finanziaria.
    Cambiare lavoro ad esempio.
    A volte può essere una vera e propria rivoluzione, un cambio non solo di professione ma anche di vita, di approccio alla quotidianità e, perché no, anche una metamorfosi finanziaria.
    Quando si cambia lavoro, a cambiare non sono soltanto le possibili entrate, ma molto di più.
    Può cambiare lo scenario delle prestazioni attese in termini di welfare aziendale, di benefit, di assistenza e di previdenza.
    Situazioni in precedenza tutelate potrebbero non esserlo più o viceversa, e pongono riflessioni indispensabili.
    Essere un lavoratore dipendente privato o pubblico, di una piccola o di una grande azienda, appartenere al mondo degli autonomi, fare il libero professionista piuttosto che l’imprenditore, l’artigiano piuttosto che la Partita IVA, non è la stessa cosa.
    E nemmeno le decisioni riguardanti la sfera finanziaria possono essere le stesse.

    Andiamo avanti, perché poi dal mondo del lavoro, un giorno, si esce.
    E quando lo si fa, ci sono altri cambiamenti e altri bisogni di fronte ai quali serve farsi trovare pronti.
    Su tutti la drastica probabile variazione dei flussi di cassa attesi che caratterizza l’ingresso nell'età della pensione.
    Da un lato, nel primo pilastro c’è il netto calo delle entrate che con il passare degli anni  proseguono il loro inesorabile declino figlio dell’inverno demografico e delle riforme pensionistiche.
    Dall’altro, c’è la nuova vita dei “Silver”, ben diversa da quella dei nostri nonni.
    Una vita nella quale il precedente tono dimesso lascia il posto a nuove abitudini e a consumi più impegnativi.
    Una vita nella quale ci si aspettano gratitudini e soddisfazioni impensabili in passato, ma che esige di essere finanziariamente preparata.

    Così come deve essere preparata la risposta agli imprevisti che a volte cambiano l’esistenza delle persone senza avvisare e senza chiedere il permesso.
    Arrivano e impattano immediatamente sulla stabilità di una famiglia.
    Fisica, psicologica, ma anche finanziaria: perché una malattia, un infortunio o qualsiasi evento esogeno dannoso che colpisce le persone o il loro patrimonio, non si limitano mai al danno in sé.
    Portano conseguenze che hanno il potere di stravolgere tutto.
    E no, i soldi non sono “solo soldi”.
    Rappresentano un baluardo di sicurezza in grado di evitare che a situazioni di per sé difficili se ne aggiungano altre.

    In sintesi: ogni evento di vita è un piccolo o grande shock economico.
    Alcune volte prevedibile, altre volte gestibile.
    Ma sempre e comunque pianificabile.
    È dunque negli scenari di vita, e non in quelli di mercato, che si costruisce il vero valore.
    Un valore che non sta nel battere un benchmark, ma nel sincronizzare i risparmi delle persone con la propria traiettoria di vita.
    I mercati sono il contesto, non la rotta.
    La vita è la mappa.
    E il bravo Consulente è la bussola che tiene unite le due cose.
    Ecco perché dovresti vedere come centrale il ruolo del Consulente Finanziario.
    Determinante nel tradurre gli eventi possibili o probabili in scelte finanziarie coerenti, che diano certezze anche, anzi soprattutto, quando tutto si fa incerto.
    In conclusione: non si può prevedere dove andranno i mercati, ma certamente si può aiutare le persone a restare in rotta qualunque sia la direzione che i mercati prenderanno.
    Perché la vera pianificazione non nasce dai numeri, ma da chi sa tradurli in scelte consapevoli.
  • Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide