Alzi la mano chi non ha mai pensato, detto o sentito dire che "la salute è la cosa più importante", per poi, nella frenesia quotidiana, non far nulla per proteggerla davvero.
Tutti sappiamo che muoversi, mangiare in modo equilibrato e limitare i vizi, sono abitudini fondamentali, e, certo, un pizzico di fortuna non guasta.
Ma in Italia pochi considerano davvero un alleato decisivo: le soluzioni assicurative.
Pronte a intervenire prontamente, senza indugi e ritardi, in caso di necessità.
Lo dico da sempre:
alla base della pianificazione finanziaria e dell'investimento c'è la copertura e la protezione del capitale umano, ossia la capacità di produrre i redditi utili al proprio sostentamento e a quello dei propri cari.
Questo aspetto viene spesso sottovalutato, sia dai normali investitori che dai possessori di grandi patrimoni e dagli stessi consulenti.
L'attività di un bravo consulente consiste nell'indirizzare il cliente verso scelte razionali, idonee al raggiungimento dei suoi diversi obiettivi di benessere, condividendo con il cliente stesso anche i rischi possibili che si possono incontrare durante
il percorso.
Ora, entrando proprio nel merito dell'ambito assicurativo nel nostro paese, la riluttanza dell'italiano medio alla sottoscrizione di soluzioni assicurative non rappresenta di certo una novità.
E' nei numeri eloquenti e al tempo stesso impietosi: nel nostro Bel paese la somma investita ogni anno in polizze non obbligatorie si attesta a 370 € a persona, ed è pari all'1% del PIL.
La media negli Stati membri dell'Unione Europea è di 990 €, cifra che incide per il 2,4% della ricchezza interna lorda.
Insomma, in termini strettamente economici la somma dedicata alla protezione assicurativa in Italia è meno della metà di quella rilevata negli altri Paesi europei.
Ma perché gli italiani investono troppo poco nella loro protezione assicurativa?
3 sono i motivi principali.
Andiamo a vederli uno alla volta.
"TANTO A ME NON SUCCEDERA'..."
Questa affermazione rappresenta la forma più comune di sottovalutazione del rischio: molte persone, infatti, si autoconvincono che gli eventi dannosi non le riguarderanno.
Ma se ieri ti fosse successo qualcosa, oggi come saresti messo?
Certo, non ha alcun senso vivere con l'ansia di ciò che potrebbe succederci.
Ma, allo stesso tempo, negare la possibilità che gli imprevisti possano accadere a chiunque è un atto di grande ingenuità.
Le cose non succedono solo agli altri, per il semplice fatto che gli altri siamo noi.
Se non hai un piano di protezione, questo è il momento giusto per iniziare a pensarci.
"TANTO, SE POI SUCCEDE, L'ASSICURAZIONE NON PAGA..."
Molte persone sono, e rimarranno sempre convinte che le compagnie assicurative facciano tutto il possibile per non pagare, e qualsiasi aneddoto che anche impropriamente sia riconducibile a un sinistro non risarcito diventa regola.
I dati raccontano tuttavia una diversa realtà: se prendiamo il 2023, ultimo anno disponibile, le compagnie hanno erogato in media qualcosa come 92 e 319 milioni di € al giorno, rispettivamente per sinistri relativi al ramo danni e al ramo vita.
Lo ribadisco: ogni giorno.
E nel 2023 si è registrata un'impennata di risarcimenti per eventi atmosferici estremi, che hanno toccato il nuovo massimo storico superando in totale i 6 miliardi di €.
Per i soli alluvioni che hanno flagellato Emilia-Romagna e Toscana, il sistema assicurativo privato ha erogato circa 800 milioni.
Per gli stessi eventi lo Stato ha versato nelle tasche di famiglie e imprese molto meno: una somma vicina ai 175 milioni di € tra contributi immediati e rimborsi, ben il 78% in meno rispetto a quanto pagato dalle compagnie.
Ma perché, allora, rimane forte la convinzione che l'assicurazione non venga onorata?
Il più delle volte accade perché le persone che si proteggono lo fanno in modo parziale e superficiale, senza conoscere a dovere l'entità delle coperture e le regole alle quali sono sottoposte.
Spesso rincorrono la polizza che costa meno, la stessa che inevitabilmente supporta meno in caso di sinistro.
Ricorda sempre che fare un'assicurazione è una cosa, assicurarsi bene un'altra.
"PARLARE DI QUESTE COSE MI METTE A DISAGIO..."
In molte tradizioni popolari il gufo è considerato simbolo di sfortuna e di sventura.
Chi inizia a parlare di protezione e pianificazione assicurativa assume spesso, agli occhi di chi ascolta, le sembianze di questo animale, come stesse chiamando a sé la cattiva sorte.
Aldilà di qualche rito scaramantico, la verità è che parlare di questi argomenti mette a disagio.
Ma parlare di protezione non significa evocare paura, ma prendersi cura.
Non va visto come un atto di pessimismo, ma, al contrario, di ottimismo.
Non vuole essere un invito a focalizzare l'attenzione su cose brutte, ma rappresenta la volontà di fare in modo che la vita che desideri possa proseguire il più possibile.
Un gesto di lungimiranza per permetterti di avere il meglio possibile anche quando il percorso si complica.
Preservare il bene.
Occorre allora aumentare la propria consapevolezza e capire perché sia utile, fondamentale anche, prendere certe decisioni.
Perché quando si comprende che qualcosa è utile non c'è più bisogno di giustificazioni.
Non trovi anche tu?