Secondo i più recenti dati di Banca d'Italia
la liquidità sui conti correnti degli italiani si attesterebbe a 1.805 miliardi di €, con un incremento del 2% su base annua.
E tu giustamente dirai ... dove sta la novità?
Già, nessuna novità purtroppo.
Ma il problema sta proprio qui: basterebbe guardarsi un po' attorno per rendersi conto di quanto sia sempre più finanziariamente dannoso perpetrare questa abitudine.
E invece nulla cambia.
Gli imperativi sono sempre gli stessi: "meglio avere del cash perché non si sa mai...", "almeno lasciando i soldi in conto non ci perdo nulla...", "almeno così, non investendoli, non faccio errori...".
Ma trasformare oggi la liquidità in investimento è più urgente e conveniente per una serie di ragioni.
Almeno 3, eccotele spiegate:
1) RIMANERE LIQUIDI COSTA SEMPRE DI PIU'
Il denaro lasciato liquido in conto corrente, anche se remunerato al tasso medio riconosciuto annualmente dalle banche italiane (siamo prossimi allo zero...), perde costantemente potere d'acquisto.
Qui torna il concetto di valore reale, perché, anche se i soldi sul conto crescono (poco) in termini assoluti, di certo diminuiscono in termini relativi: con l'inflazione inevitabilmente di mezzo si può perdere anche guadagnando.
C'è però un aspetto ancora più importante che l'osservatore attento non deve lasciarsi sfuggire: negli ultimi anni l'inflazione è aumentata, e questo ha portato la forbice ad allargarsi.
Nel periodo che ha fatto seguito alla Grande Crisi del 2008 abbiamo attraversato diversi anni di inflazione estremamente bassa, al punto quasi da dimenticarne gli effetti reali.
Oggi, però, le cose sono diverse, perché viviamo nel mondo delle transizioni.
Transizioni energetiche, che aumentano la volatilità delle materie prime; transizioni digitali, con tensioni geopolitiche ed elevata domanda che premono sui prezzi; tensioni commerciali, con l'avvento di dazi che per definizione sono inflazionistici.
E poi c'è la transizione demografica che restringe la forza lavoro e la riallocazione produttiva che rompe le vecchie economie di scala.
Insomma, con ogni probabilità vivremo in un mondo sempre più inflazionato dove non prendere decisioni finanziarie sarà sempre più costoso.
Ipotizzando che l'attuale inflazione rilevata in Italia pari al 2% annuo sia poi il ritmo al quale cresceranno i prezzi nei prossimi 10 anni, 100.000 € lasciati sul conto comprerebbero al termine del decennio beni e servizi per 81.707 €.
Una perdita reale, effettiva e concreta.
Un sacco di soldi in meno anche se sul conto ci sarebbero sempre quei 100.000 € o poco più.
Chiaro adesso il costo al quale si va incontro rimanendo liquidi?
2) RENDIMENTI OBBLIGAZIONARI PIU' ATTRAENTI
Fino allo scorso anno i rendimenti obbligazionari sembravano avviati a un netto ridimensionamento.
Ripeto, sembravano.
Attualmente, a livello mondiale, un portafoglio obbligazionario ben diversificato ed equamente ponderato tra titoli governativi, corporate, obbligazioni USA e dei mercati emergenti, può generare un rendimento a scadenza più alto rispetto
ai mesi scorsi, e pari circa al 4-5%.
Non solo un rendimento nominale di tutto rispetto, ma un rendimento reale (tolta cioè l'inflazione) ampiamente positivo.
Per i "cash lover", anche con un profilo di rischio contenuto, si possono allora cogliere delle opportunità di tutto rispetto.
3) AZIONARIO SEMPRE, ANCHE SE INCERTO NEL BREVE
So per certo che portare un risparmiatore che ama "stare tranquillo" con i suoi soldi in conto a trasformarsi in un investitore, accettando di conseguenza le naturali oscillazioni di qualsiasi asset (finanziario e non) è una missione non banale.
Più semplice farlo nel mercato obbligazionario, dove cedole e interessi possono rappresentare un premio piuttosto convincente nei confronti di molti.
Specie oggi, essendo tornati, come abbiamo visto, a livelli meritevoli di attenzione.
E' certamente più complicato traghettare all'investimento azionario il risparmiatore liquido.
Lo strumento del PAC aiuta sicuramente questa conversione e, a tal proposito, occorre ricordare che dal 1950 ad oggi il mercato azionario americano ha reso circa il 9% medio annuo.
In questo periodo ci sono stati ovviamente molti scivoloni, alcuni rovinosi e prolungati, ma non così tanti se si considerano solamente quelli più veloci.
La correzione di inizio Aprile, generata dalle decisioni commerciali di Trump, si posiziona al 12° posto come correzione più repentina nella storia del mercato in questione.
Ebbene, nelle precedenti occasioni i rendimenti medi prodotti successivamente dal mercato azionario americano sono stati del 32% a un anno, del 46% a tre anni, e del 108% a 5 anni.
Con questi numeri può valer la pena investire, in determinati momenti, una parte, anche contenuta, delle proprie disponibilità liquide di cui non si avrà bisogno nel corso dei prossimi anni?
Come sempre, facile scrivere o parlare.
Molto più difficile convincersi davvero a trasformare in investimento il proprio risparmio.
Ciò detto, le condizioni attuali sono buone se si attua un progetto di investimento ben diversificato, equilibrato e lungimirante.
Al risparmio va dato valore.
Il rischio più grande di chi detiene ricchezza oggi è quello di evitare ciò che si è sempre considerato rischioso, mentre l'unica certezza che può garantire la sicurezza percepita nel cash è la perdita di valore nel tempo.
Questo è ciò che dicono i fatti.
Poi, come sempre, la scelta spetta a te, che potrai decidere di non fare ciò che, con questa mia, ti ho suggerito.
Ma che non potrai certo dire, un giorno, che nessuno ti ha avvisato.