Corre tutto alla massima velocità.
Nonostante le guerre e nonostante i dazi, minacciati e applicati, da molti operatori del mercato visti più come bluff o strategie negoziali piuttosto che una reale volontà di spostare così in alto il livello finale delle tariffe doganali.
Le Borse, di cui molti analisti pronosticano uno storno che da Gennaio è dato per imminente, non hanno smesso di crescere in questo 2025.
Al Nasdaq, per citare il listino dei titoli tecnologici americani, si festeggia un nuovo record: Nvidia è la prima azienda della storia a raggiungere e superare una capitalizzazione di 4.000 miliardi di dollari.
Quasi il doppio del Pil dell'Italia (2.192 miliardi di euro nel 2024).
Dulcis in fundo, pure il Bitcoin ha raggiunto il suo picco storico a quota 118mila dollari, portando la capitalizzazione della prima criptovaluta in area 2.400 miliardi.
Un paradosso che molti investitori faticano a comprendere.
I mercati sembrano allora vivere in un altro mondo.
Ma non è così.
I mercati finanziari non reagiscono solamente alle notizie di attualità, ma cercano costantemente di anticipare il futuro, guardando a ciò che potrebbe accadere nei prossimi 6-12 mesi.
Questo loro orientamento fa sì che, in apparenza, le loro reazioni sembrino illogiche.
Un evento negativo può provocare certamente uno storno momentaneo, come accaduto a inizio Aprile in seguito al Liberation Day di Trump, ma, se si ritiene che il suo impatto sarà contenuto o temporaneo, il mercato può tornare rapidamente a salire.
Per i mercati, poi, è meglio una brutta notizia certa piuttosto che una prolungata incertezza.
In considerazione di tutto questo, vale ancora la pena saltare in groppa a questi puledri finanziari che stanno correndo da mesi, o conviene scendere e investire in qualcosa di diverso?
Nei primi mesi dell'anno più di qualche risparmiatore prudente e lungimirante ha optato per un arbitraggio: vendere azioni per comprare obbligazioni.
Il ragionamento era semplice e aveva senso: siccome le Borse hanno corso tanto e le obbligazioni rendono fino al 4% (nel caso del mercato americano i Treasury, seppur espressi in dollari, anche di più), mi porto a casa le plusvalenze realizzate
investendo in Borsa e parcheggio il mio tesoretto al sicuro nel giardino dei bond.
Ma il mercato azionario ha continuato a correre, certamente più delle obbligazioni che hanno comunque beneficiato della discesa dei tassi d'interesse.
Ora i rendimenti obbligazionari sono scesi.
Non siamo certo tornati all'era dei tassi negativi, ma adesso il Bot a un anno rende poco più dell'1,5% netto, mentre il Btp decennale si ferma al 3%, sempre netto.
Nel mercato azionario troviamo invece dividendi delle più importanti aziende globali nell'ordine del 5-7%, in cambio di un rischio, per certi titoli, tutto sommato accettabile.
Per trovare rendimenti obbligazionari più allettanti occorre spostarsi nel campo dei titoli corporate, emessi cioè da grosse aziende, oppure guardare ai mercati emergenti o di frontiera prestando ovviamente la massima attenzione al rischio valutario.
Ne può valer la pena?
La scelta è ovviamente personale e dipende da come ciascuno di noi vede il futuro e dai rischi che intende correre con il proprio patrimonio.
Il vero sconfitto di questi primi 6 mesi 2025 dei mercati finanziari è sicuramente il dollaro: dall'inizio dell'anno si è deprezzato dell'11% circa sull'euro, e ora il cambio è intorno a 1,16.
Ciò che sempre conta, quando si tratta di investire e pianificare finanziariamente il proprio futuro, è la ripartizione e diversificazione dei pesi di portafoglio, che deve tenere conto non solo della possibile redditività dei singoli asset di
investimento, ma soprattutto dei relativi margini di rischio.
L'ingordigia non deve guidare le scelte, nemmeno quando si tratta di alleggerire l'esposizione al rischio azionario monetizzando i guadagni realizzati.
Durante le fasi di rialzo delle Borse, uno degli errori più frequenti è infatti quello di non alleggerire mai una posizione particolarmente redditizia, pensando possa proseguire imperterrita nella sua creazione di valore.
L'investitore (soprattutto in azioni) che sa il fatto suo, deve invece porsi in anticipo un ragionevole obiettivo di rendimento che, se raggiunto, faccia scattare l'uscita, parziale o totale, senza pentimenti o rimpianti postumi.
Nessuna avidità e tempismo operativo sono indicazioni apparentemente piccole ma importanti per non farsi travolgere da un mercato, come quello attuale, di corto respiro e influenzato più dalle esternazioni di Trump che non dai fondamentali economici
e finanziari.
Investire bene, a mio avviso, è per il 40% conoscenza dei mercati e dei relativi prodotti, e per il 60% gestione dei propri comportamenti.
Ricorda sempre che i mercati non premiano l'emotività, ma la lucidità.
Il bravo consulente, in conclusione, è quel professionista che ti aiuta a vincere la battaglia più difficile: quella contro i tuoi stessi istinti che molto spesso rischiano di prendere il sopravvento.