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www.davideberto.it2022-08-17
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    Attenzione!!!
    Comprare azionario può provocare ulteriore mal di stomaco nel breve termine, ma ringrazierai poi te stesso di averlo fatto...
    Certo, i mercati ribassisti come quello attuale presentano scenari antipatici e indigesti, ma tempo e pazienza possono fare miracoli per i nostri investimenti.

    Come fare per mantenere il focus (e la concentrazione) sul nostro obiettivo di lungo termine?
    Evitando di controllare compulsivamente il nostro portafoglio investimenti!
    Ignorare l'andamento del suo controvalore di giorno in giorno, impedisce forse di fatto che questo cresca nel tempo?
    Non guardare una rosa fiorire, impedisce forse che questa fiorisca?
    Certo che no!
    Semplicemente, alleggerire il monitoraggio dei nostri investimenti permette di dare meno peso alla volatilità e ai cambi di umore di Mr Market.
    Inserire quindi una sorta di pilota automatico, aiuta a combattere i possibili errori dovuti all'emotività (bias), ad abbassare il circostante rumore derivante dalle previsioni di mercato, e a restare fedeli al nostro piano per più tempo, soprattutto nel corso dei bear market (mercati ribassisti) che facilmente ancora incontreremo, prima o poi, lungo il nostro percorso d'investimento.

    Ti auguro una piacevole lettura!
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    1 - IN UN CORRETTO PROCESSO...

    In un corretto processo di pianificazione finanziaria, i portafogli di investimento sono l'ultima cosa da valutare, perché devono essere solamente la fine del processo.
    Il corretto processo decisionale per gestire al meglio i tuoi soldi non deve partire da lì.
    Non deve partire dai prodotti finanziari.
    Deve, al contrario, partire da te, dalle tue esigenze, dai tuoi obiettivi, dal tempo a tua disposizione per raggiungerli quegli obiettividalla tua personalità e dalla tua personale situazione.

    Costruire solidi portafogli di investimento finanziari non è per tutti.
    Non siamo più nel 2020 e nel 2021, dove tutto (o quasi) saliva e guadagnava, e tutti (o quasi) hanno potuto ottenere un rendimento positivo anche comprando titoli ed ETF a caso.
    Ora, durante questo complicatissimo 2022, faccio molta fatica ad entrare nel flusso di estremo malumore finanziario che serpeggia in giro, sempre pronto a sfociare nel panico totale.
    Faccio fatica perché, con una corretta pianificazione finanziaria che aiuta ad individuare i propri obiettivi di investimento, e che abbina a questi obiettivi dei portafogli adatti a perseguirli, sinceramente non sento sulla mia pelle alcun tipo di malumore.
    Con questo, non voglio dire che un robusto portafoglio non è soggetto a oscillazioni.
    Non esistono maghi o guru, e chi non è disposto ad accettare la volatilità e il momentaneo ribasso, è meglio che non investa mai nulla.
    Per loro ci sono dei buoni postali allo 0,01% lordo annuo di interessi...

    Come più volte detto nella mia divulgazione di questi anni, non sempre i mercati finanziari sono rose e fiori.
    Ma non sempre la nostra vita è rose e fiori...
    E' necessario approcciare i mercati con cautela e testa sulle spalle, se non vuoi uscirne bruciato e deluso, giocandoti così tutte le potenzialità di futuro benessere.
    Un ribasso del 20% non è una stranezza, ma la norma (o quasi) sui mercati finanziari.
    E' stato piuttosto il contrario ad essere stato una stranezza: la cavalcata impetuosa di qualunque asset class da Aprile 2020 a fine 2021.

    Il panico che serpeggia deriva allora dal non conoscere il funzionamento del mercato finanziario e, più in generale, dell'economia.
    Deriva dal non essersi preparati per tempo.
    La mia ricetta per affrontare al meglio periodi come questi è allora la seguente:

    1. Parare il colpo dei ribassi senza cedere emotivamente.
    Se il tuo portafoglio di investimento non è robusto, la vedo dura, ma magari è proprio questo il momento giusto per cambiare consulente e fare un salto di qualità.
    Io posso aiutarti in questo.

    2. Investire periodicamente i tuoi risparmi e la tua liquidità, perché è proprio durante i ribassi che si fanno gli acquisti migliori.
    Se non stai risparmiando periodicamente e non hai della liquidità pronta per essere investita, la vedo dura anche qui, ma se già non hai iniziato, può essere questo il momento giusto per iniziare finalmente la tua pianificazione di lungo periodo.

    3. Occuparsi della propria "micro-economia personale".
    I mercati finanziari e gli investimenti sono decisamente importanti, ma è molto più importante la tua solidità economica.
    Il tuo reddito e il tuo tenore di vita, coerente con il reddito stesso.
    Una fase di recessione economica non significa solamente momentanei ribassi sui mercati finanziari, ma può significare licenziamento, disoccupazione, un reddito fermo, carovita da inflazione, aziende che chiudono e fallimenti.
    Massima attenzione, allora, anche sotto questo aspetto.

    Mi conosci bene ormai: farò tutto il possibile per continuare a meritare la tua fiducia.
    Per te che ancora, invece, non sei mio cliente, potrebbe essere arrivato il momento di valutare con maggiore attenzione le tue attuali scelte e decisioni finanziarie, per capire come migliorarle e come farti trovare in maggiore controllo anche durante i periodi più duri, che potrebbero essere solamente all'inizio.
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    2 - GLI ACRONIMI PER SPIEGARE L'ATTUALE CRISI DEI MERCATI

    L'unico asset in grado di guadagnare tanto, sbirciando le performance dei mercati finanziari da Gennaio ad oggi, è il petrolio.
    Quel barile che dovrebbe andare fuori moda entro il 2050 o giù di lì, se vogliamo salvare il pianeta terra dalla distruzione ecologica...

    E allora?
    La chiamata sostenibile è interrotta, o quanto meno disturbata, mentre va in onda la tempesta finanziaria perfetta.
    Crollano le borse e scendono i vecchi titoli, quelli delle banche ad esempio, insieme ai giganti della tecnologia che sembravano quasi inaffondabili e con davanti a loro un futuro di sola crescita.
    Ma deragliano anche i bond, i titoli obbligazionari, di fronte alle banche centrali costrette ad alzare i tassi d'interesse, così tanto e così velocemente, da sembrare ministri non più completamente padroni di un rito di cui avevano quasi perso la memoria.

    Porti sicuri?
    Gran pochi: resiste il dollaro, delude anche l'oro.
    Il metallo giallo è salito un pò, fino al primo scorcio della guerra Russia-Ucraina, per poi bloccarsi.
    Per non parlare poi del Bitcoin (asset speculativo e da scommessa, più che da investimento).
    La criptovaluta che ha scomodato paragoni illustri (viene "estratta" in quantità definite, ergo è il lingotto del futuro...) è precipitata molto più degli asset tradizionali.
    Nulla a che vedere con i beni rifugio insomma.

    E così investire è un gran dilemma.
    Nemmeno chi ha diversificato al meglio, visto che la compensazione non esiste se tutto (o quasi) ha davanti un segno meno, è al riparo in questo momento.
    Resta però, se possibile, il mantra del lungo periodo: state fermi se potete.
    Ovviamente se siete seduti su di un portafoglio costruito come si deve, con l'utilizzo di soluzioni efficienti, attendendo la fine della bufera e il recupero dei listini e delle quotazioni per non incassare le perdite.

    Intanto, come sempre quando i mercati diventano inospitali, è tempo di acronimi per definire la crisi di periodo.
    E magari anche, perché no, per esorcizzarla...
    Da quando la Federal Reserve americana e le altre banche centrali hanno iniziato ad alzare i tassi d'interesse, abbiamo dato l'ultimo saluto a TINA.
    There Is No Alternative, non c'è alternativa: la giustificazione che molti investitori si davano per continuare a comprare azioni a fronte di obbligazioni dai rendimenti asfittici.
    Ora si sciama tra FOMO e FOHO, termini che suonano quasi come quartieri metropolitani emergenti, e sono invece dei non luoghi psico-economici per chi fatica a decidere.
    Il primo, Fear Of Missing Out è la paura di perdere il momento giusto per investire ed entrare in borsa.
    Il secondo invece, Fear Of Holding On, è il terrore di tenere titoli destinati a perdere ancora parecchio.
    Avanti al prossimo acronimo!...
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    3 - RIBALTAMENTO DI VALORI TRA LE DUE SPONDE DELL' ATLANTICO

    Alcune cose, poche in realtà, funzionano ancora come sempre: di fronte alle crisi e all'incertezza gli investitori comprano dollari.
    La novità è che, in contemporanea all'acquisto di valuta americana, vendono anche euro.
    Questo ha portato a un sostanzioso indebolimento della moneta unica, al punto che oggi con un euro si compra un unico dollaro, per la prima volta da vent'anni a questa parte.
    In prospettiva anche meno, sostiene un gran numero di analisti valutari, secondo i quali il cambio EUR-USD scenderà ulteriormente sotto la parità.

    Le cause di questo ribaltamento di valori tra le due sponde dell'Atlantico sono numerose, e segnano in parte la fine di una stagione politico-economica nell'Unione Europea.
    Le conseguenze di un euro debole, invece, potrebbero non essere quelle classiche. 
    Ma facciamo un passo indietro.
    Il sorpasso della moneta unica sul biglietto verde risale alla fine del 2002, e toccò un massimo a oltre 1,5 dollari per euro nel Luglio del 2008.
    Negli anni seguenti il cambio è un pò calato, soprattutto tra il 2014 e il 2017, ma è in seguito tornato sopra 1,20 fino alla primavera del 2021.
    Da lì è iniziato il declino, che ha subito una brusca accelerazione nelle ultime settimane, arrivando appunto alla parità.
    Si è trattato di un ventennio durante il quale l'Eurozona ha avuto le sue crisi, compresa quella sul debito, ogni volta però superate, pur con difficoltà.
    Si è trattato, soprattutto, di un periodo nel quale l'economia europea, trascinata da quella tedesca, ha messo a segno un gran numero di surplus commerciali, ininterrotti dal 2012, con un record di 264 miliardi di euro nel 2016.
    La Germania è stata il cuore di questa dinamica, e non ha mai registrato un deficit commerciale, nemmeno in un mese, dal 1991.
    Questo almeno fino allo scorso Maggio, quando è andata in rosso per la prima volta in trent'anni.
    Proprio i surplus commerciali, che hanno a lungo consentito ampi surplus della bilancia dei pagamenti, hanno sostenuto l'euro.
    Ora quella stagione è finita e il tasso di cambio lo certifica.
    Si tratta di un cambiamento davvero storico per la Germania e per tutta l'area euro, che registra deficit commerciali da 8 mesi dopo un decennio di surplus ininterrotti.

    Il modello economico tedesco, improntato in particolare da Angela Merkel, poggiava su forniture energetiche stabili e a prezzi accettabili, grazie a un rapporto mai interrotto con Mosca, su salari domestici non eccessivi, su consumi interni moderati, sull'aggressività sui mercati delle esportazioni e negli investimenti internazionali, con particolare attenzione alla Cina.
    Ora gli ingranaggi di questo modello, che ha dominato per anni l'intera Europa, si sono inceppati, con il petrolio e il gas russo che non arrivano, infiammando così l'inflazione e aumentando i costi delle importazioni.
    La Cina, dal canto suo, è alle prese con i suoi lockdown interni, e ha intrapreso soprattutto un percorso di chiusura di parti significative del suo mercato alle imprese straniere.
    Infine, i costi dei trasporti sono alti, e la logistica globale arranca nella confusione causata dalla pandemia: tutto questo pesa sulla capacità di esportare.
     Insomma, tutto ciò che in passato alimentava e sosteneva la powerhouse Germany è oggi in crisi, e in crisi vi rimarrà probabilmente a lungo.
    La Germania, che più di altri ha tratto beneficio dalla globalizzazione, dovrà cambiare modello operativo, e lo stesso naturalmente vale per tutta l'Eurozona che l'ha sempre seguita rimanendo nel suo cono d'ombra.
    In tutto questo contesto, il valore dell'euro non può che registrare questo cambio epocale.

    Ci sono anche altre motivazioni che spiegano l'indebolimento della moneta unica, non ultimo il fatto che la guerra in Ucraina pesa maggiormente sul Vecchio Continente in termini di difficoltà produttive e di esportazione, e maggiori costi di importazione.
    Inoltre, il rialzo dei tassi avviato in anticipo dalla Fed americana ha favorito il richiamo di denaro verso il biglietto verde, che è diventato così più remunerativo per gli investitori.
    La nostra BCE ha iniziato giusto la scorsa settimana la sua politica di rialzo dei tassi, e paga conseguentemente il ritardo con cui si muove.
    Come non bastasse, a tutto ciò si è da poco aggiunta la crisi politica italiana.
    L'ennesima, che giunge in un momento di dubbi sulla prontezza della Banca Centrale Europea di far fronte alle divergenze che si manifestano nei mercati nazionali dei titoli di stato, con spread anche molto differenti tra i diversi paesi, che dovrebbero essere invece parte di un'unica area politica ed economica e muoversi compatti e all'unisono.

    Gli svantaggi di una valuta debole sono allora piuttosto evidenti, riassumibili nell'aumento dei prezzi dell'import, e nel conseguente aumento dell'inflazione.
    Ci sarà però anche qualche vantaggio?
    Teoricamente sì, ma il rischio è che i vantaggi rimangano poi solo sulla carta.
    I prezzi dei prodotti europei saranno certamente più competitivi, ma le difficoltà di logistica e trasporti possono purtroppo minare la capacità di esportazione delle imprese.
    Ecco che allora i meccanismi che in passato hanno sempre funzionato, potrebbero non funzionare più nelle crisi di oggi.
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    4 - LA NUOVA DEBOLEZZA STRATEGICA

    Il forte progresso degli ultimi anni, ci ha, per certi versi, convinti di vivere in un mondo sempre più immateriale.
    Ma gli eventi di quest'ultimo periodo storico ci stanno giustamente facendo ricredere di questo. 
    Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti, e ci fa ben comprendere quanto siamo minuscoli nei confronti della terra, che, a sua volta, sta a suo modo rispondendo a decenni di abusi e soprusi, fatti in nome dello sviluppo, del benessere e del progresso stesso.
    Storditi dalla leggerezza del digitale, affrontiamo così disorientati un pericoloso revival del Novecento.
    Al secolo scorso siamo tornati anche nel linguaggio dell'emergenza (sanzioni, embargo, razionamento, autarchia, armi convenzionali, rischio nucleare...) e nella riscoperta dell'importanza della geografia, resa apparentemente marginale dalla globalizzazione.

    Siamo passati dall'idea che il sogno del teletrasporto possa avverarsi in poco tempo, alla durezza fisica della crisi dei noli, il blocco di Suez, l'ingorgo davanti ai porti di Shanghai e della California del Sud.
    Mentre in ambito finanziario assistiamo al brusco ridimensionamento dei prezzi dei titoli tecnologici, nel mondo reale i prezzi delle materie prime sono letteralmente esplosi. 
    Grano, mais e olio di semi di girasole sono stoccati in particolare nei porti ucraini, minati per impedire sbarchi di truppe russe.
    Il rischio di carestie, soprattutto in alcuni paesi africani, agita lo spettro di nuove ondate migratorie verso l'Unione europea.

    Nel secolo scorso l'Unione sovietica è stata a lungo il più grande importatore di cereali, mentre la Cina di fatto quasi non esisteva sui mercati internazionali.
    La liberalizzazione degli scambi e la finanziarizzazione dei mercati, negli anni Novanta, hanno ribaltato le posizioni.
    Paesi come Russia, Ucraina, Kazakistan, Romania e Bulgaria, sono diventati grandi esportatori, e la Cina il più grande importatore di prodotti agricoli (soia in particolare).
    Fin dai mesi scorsi, sui mercati agricoli (e non solo), si sono registrati grandissimi acquisti di Pechino, apparentemente non giustificati da una ripresa economica ancora appesantita dal Covid.
    E Pechino compra anche il petrolio russo (chiamato in codice Ural) a prezzi scontati di circa 30 dollari al barile, per rivenderlo poi a Taiwan, alla Corea del Sud e al Giappone. 

    Quella che stiamo vivendo sui mercati delle materie prime non è una crisi congiunturale.
    Il punto è questo.
    C'è ancora chi si illude che dal picco dell'inflazione si possa rientrare abbastanza agevolmente.
    L'accelerazione che si vorrebbe imprimere alla transizione energetica, favorisce indubbiamente gli investimenti nell'idroelettrico, nel solare e nell'eolico.
    Ma non va dimenticato che queste fonti di energia pulita necessitano di materie prime rare, di cui praticamente l'occidente (salvo un pò gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia) non estrae nulla.
    La nuova debolezza strategica è tutta qui.

    L'estrazione, lo sviluppo e il controllo dei Ree (Rare earth elements) sono stati, fino alla metà degli anni Sessanta, totale dominio degli Stati Uniti.
    Grazie soprattutto alla miniera di Mountain Pass, nel sud-est della California, che oggi paradossalmente ha quote di interessi cinesi.
    Con la crescita dell'elettronica di consumo e con la globalizzazione, gli equilibri sono stati rivoluzionati al punto che, tra il 2013 e il 2017, la Cina ha "prodotto" l'83% delle materie prime rare, seguita dall'Australia con il 9%.
    Le esportazioni cinesi sono in seguito diminuite per soddisfare la domanda interna, lasciando spazio ad altri attori come Vietnam, Russia e Brasile.
    Parliamo, tanto per fare qualche esempio, di platino, palladio, rodio, cobalto, berillio, borato, afnio, niobio, tantalio.
    Sconosciuti al grande pubblico, ma indispensabili nella quotidianità: solo nel nostro telefonino ce ne sono circa 40.
    Senza neodimio, praseodimio e terbio, non vedremmo funzionare i parchi eolici.
    Senza europio, cerio e disprosio, non vedremmo circolare le auto elettriche. 

    La domanda di Ree sta crescendo a ritmi esponenziali, mettendo così a nudo un'ulteriore debolezza strategica dell'Occidente.
    Le opinioni pubbliche dei paesi democratici spingono giustamente per accelerare la transizione verde, che rischia però di rafforzare le posizioni monopolistiche di cinesi e russi in alcuni mercati strategici.
    Un amaro paradosso dal quale sembra quasi impossibile uscire, perché le terre rare sono anche un'efficace arma di politica internazionale.
    Nella disputa territoriale tra Tokio e Pechino sulla sovranità delle isole Senkaku, nel mar cinese meridionale, ha pesato, ad esempio, molto la minaccia di un embargo (mai dichiarato ufficialmente) sui materiali rari di cui l'industria nipponica ha particolare necessità.
    Un antipasto di quello che potrebbe accadere, su scala più ampia, in futuro.
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    5 - UN PASSO NELLA STORIA: CARTESIO E IL SUO DISCORSO SUL METODO

    Era l'8 Giugno del 1637, quando venne pubblicato il Discorso sul metodo, fondamento dell'indagine scientifica nel solco di Galilei e Bacone.
    Scritto da Cartesio, che però, personcina molto accorta, si guardò bene dal firmare il Discorso con il suo nome (uscì infatti in forma anonima), in francese, non in latino, come rottura verso la tradizione scolastica.
    Il Discorso sul metodo inaugura l'era della ragione.
    Attraverso un'esposizione biografica, Cartesio fonda una nuova metodologia da applicare alle ricerca filosofica e scientifica.
    Geniale matematico e brillante scienziato, pone come punto di partenza la riflessione su di sé per arrivare alle prove dell'esistenza di Dio.
    Da molti definito come un miracolo di rigore e chiarezza.
    Un'opera diventata il nucleo del pensiero razionalista moderno.

    Grazie a Cartesio abbiamo imparato a distinguere le scienze "dure", come fisica e matematica, dalle scienze "morbide", come le scienze sociali.
    Le scienze "morbide" trattano però problemi "duri", che hanno a che fare con le complessità dell'esistenza.
    L'economia è certamente una scienza "morbida", in quanto affronta le questioni dei bisogni, individuali e collettivi, delle risorse, degli incentivi.
    La finanza poi, è scienza "morbidissima", visto che ha a che fare con rischio e incertezza, problemi però "durissimi".

    La parola metodo è composta dalle due parole greche meta (oltre) e hodos (cammino).
    Il metodo è dunque il procedere oltre.
    Procedono oltre le scienze dure, come fisica e biologia, e con il metodo procedono oltre le scienze morbide come la finanza, dove le emozioni sono insidiose tanto quanto l'incertezza.
    La grammatica dell'investitore dovrebbe partire proprio da qui, dal controllo delle emozioni.
    Il metodo di investimento è più importante di qualsiasi esercizio previsivo.

    Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, ha recentemente detto a Davos che "l'economia globale si trova ad affrontare la prova più importante dalla seconda guerra mondiale".
    Non è a mio avviso un'esagerazione.
    Davvero viviamo uno spartiacque della storia.
    Si intrecciano e sovrappongono questioni diverse, in ambiti diversi.
    Nella geopolitica, con la guerra in corso e con le sue possibili conseguenze.
    Nell'economia, con la riorganizzazione, almeno parziale, delle catene del valore.
    Nei mercati finanziari, con le banche centrali a dover rincorrere l'inflazione.
    Nella gestione dei risparmi, dove l'aumento dei tassi d'interesse fa male alle azioni come anche alle obbligazioni, azzerando così l'efficacia della tradizionale diversificazione per asset class.

    Le variabili in gioco sono molte, e molti i possibili esiti.
    Uno scenario difficilmente decifrabile consiglia cautela, ma soprattutto fedeltà al metodo!
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    6 - RUBRICA: LA PSICOLOGIA DEI SOLDI (MAI ABBASTANZA)

    Torna oggi l'appuntamento mensile con "La psicologia dei soldi", lo splendido libro scritto da Morgan Housel.
    Siamo giunti al capitolo 3, dal titolo "Mai abbastanza (quando i ricchi fanno pazzie)".
    Un tema che può ricordare in parte la storia di Hetty Green, l'ingorda accumulatrice di denari di cui ti ho parlato nella mia scorsa 7in7.

    Abbastanza.
    Una parola eloquente. 
    Ma perché ci sono persone multimilionarie che desiderano così spasmodicamente altri soldi ancora, arrivando a rischiare tutto per provare ad ottenere ancora di più?
    Un conto sono i crimini di chi delinque per sopravvivere.
    Ma ciò che, ad esempio, ha fatto il famoso Madoff è ben diverso.
    Lui aveva già tutto: ricchezza, prestigio, potere, libertà.
    E ha saputo buttar via questo tutto perché voleva di più.
    Madoff probabilmente non è riuscito a comprendere il concetto di abbastanza.
    Certo, un esempio estremo questo, ma il mondo è pieno anche di versioni non criminali di questo comportamento.
    Ricorda sempre: non c'è ragione di rischiare ciò che abbiamo e di cui abbiamo bisogno, per ottenere ciò che non abbiamo e di cui non abbiamo bisogno.
    Ci sono allora alcuni punti da tenere bene a mente per non farsi attirare dalle sirene dell'ingordigia. 

    1. La competenza finanziaria più difficile è imparare a non spostare sempre in avanti il traguardo. 
    Se le aspettative aumentano insieme ai risultati, non ha senso cercare di ottenere di più, perché ti sentirai allo stesso modo anche dopo aver compiuto lo sforzo aggiuntivo.
    La situazione diventa pericolosa quando la brama di avere di più (più soldi, più potere, più prestigio), fa aumentare l'ambizione più rapidamente rispetto alla soddisfazione.
    In questi casi, a ogni passo avanti che facciamo, il traguardo si sposta avanti di due passi.
    Ci sembra allora di restare indietro, e l'unico modo per restare al passo è quello di correre dei rischi sempre maggiori.
    Perché il moderno capitalismo è abilissimo a fare due cose: generare ricchezza e suscitare invidia. 
    La vita, però, non è divertente se non riusciamo a percepire che abbiamo abbastanza.
    Come si suol dire, la ricetta della felicità è semplice: risultati meno aspettative.

    2. Il problema vero è il confronto sociale.
    Il tetto massimo del confronto con gli altri è così alto che non lo toccheremo mai.
    Meglio allora non combatterla proprio una battaglia che non potrà mai essere vinta.
    L'unico modo per vincerla è non combatterla affatto: accettare così che abbiamo già abbastanza, anche se è meno di quanto le persone intorno a noi hanno.
    E' un pò come al casinò: l'unico modo per sbancare Las Vegas è quello di uscire dal casinò appena dopo esserci entrato.
    Tentare di tenersi al passo con la ricchezza altrui è la stessa cosa: un gioco da evitare in partenza!

    3. "Abbastanza" non è "troppo poco".
    L'idea di avere abbastanza può sembrare remissiva, rinunciataria.
    Può somigliare al conservatorismo, alla rinuncia di preziose opportunità, a un potenziale non sfruttato.
    Non è così.
    Accontentarsi di avere abbastanza significa piuttosto capire che il contrario (un appetito insaziabile e incessante) conduce inevitabilmente al rimorso.
    L'incapacità di dire no a qualsiasi potenziale guadagno condanna, prima o poi, alla rovina.

    4. Ci sono molte cose che non vale mai la pena di mettere a rischio, qualsiasi sia il guadagno potenziale.
    La reputazione è inestimabile. 
    La libertà e l'indipendenza sono inestimabili.
    La famiglia e gli amici sono inestimabili. 
    Essere amati dalle persone che vogliamo ci amino è inestimabile. 
    La felicità è inestimabile.
    La chance migliore di conservare queste cose, è sapere allora quand'è il momento giusto per smettere di correre rischi che potrebbero danneggiarle.
    Sapere cioè quando abbiamo abbastanza
    La bella notizia di tutto questo, è che lo strumento più importante per accumulare abbastanza è semplicissimo da usare e non richiede di correre rischi.
    Te ne parlerò all'interno della mia 7in7 di fine Agosto.
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    7 - VINCERE LA TIRANNIA DELLA DISTANZA

    Devi saperlo: ho un debole per gli aerei e per l'aviazione in generale...
    Erano gli anni di Top Gun, e da piccolo il mio sogno era quello di emulare le imprese aeree di Maverick - Tom Cuise.
    Tutto poi si è scontrato con la miopia che non mi consentiva di inseguire quel sogno...
    Per questo, quando leggo di innovazione in materia aeronautica, i miei occhi brillano.
    Ma chiudiamo questa parentesi legata al Davide bambino per tornare al presente.
    Voglio infatti dirti che verso la fine del 2025, un limite sarà superato sopra le nostre teste.

    Qantas Airlines (storica compagnia australiana con il canguro sulla coda) si sta preparando a coprire senza scalo il volo più lungo del mondo: prima la traversata Sidney-Londra e poi quella Sidney-New York.
    Una non-stop di quasi 20 ore per coprire oltre 17.000 chilometri.
    Il tutto risparmiando circa 4 ore rispetto alle attuali tratte con scalo.
    Ma ripercorriamo assieme un pò di storia dell'aviazione.

    I primi voli tra Australia e Regno Unito risalgono al 1935 e richiedevano ben 12 giorni.
    Pensa, erano infatti necessarie 7 soste intermedie in 3 diversi continenti per atterrare infine a Londra.
    Nel 1947 arrivò la prima Kangaroo route: un tour de force di 93 ore di viaggio, di cui 55 in volo e le altre di rifornimento, da Sidney verso la capitale britannica.
    Settant'anni dopo è stata sempre Qantas ad avviare il diretto Londra-Perth (costa occidentale australiana), su un Boeing 787.
    Lo stesso farà a breve con Roma Fiumicino.
    Ma la distanza tra Regno Unito e Australia orientale andava oltre l'autonomia degli aerei in attività.
    Come dice l'amministratore delegato di Qantas, Alan Joyce, bisogna vincere la "tirannia della distanza".

    Tecnologia e conoscenze erano già pronte, ma andavano amalgamate tra di loro.
    Per questo storico volo l'aereo è costruito per metà in fibra di carbonio, gli è stato aggiunto un serbatoio da 20mila litri di kerosene, e sono stati tolti circa 100 posti a sedere.
    Leggero, consuma e inquina di meno.
    La sfida per fornire il velivolo più adatto (e al prezzo migliore), ha visto un lungo duello tra i colossi Boeing e Airbus.
    Due colossi dell'aviazione, entrambi quotati in borsa, il primo americano ed il secondo europeo.
    L'ha spuntata il colosso aerospaziale europeo, con una versione modificata dell'A350-1000, ultimo gioiello dei cieli.
    E' un periodo di buoni affari per Airbus, impegnata a strappare quote di mercato alla rivale statunitense.
    Recentemente ha infatti vinto una maxi commessa in Cina del valore di oltre 37 miliardi di dollari, per la fornitura di quasi 300 aerei di linea a 4 diverse compagnie aeree del Dragone. 

    Tornando alla trasvolata Sidney-Londra, saranno 238 i fortunati passeggeri che fra qualche anno potranno godersi un viaggio che presenta sfide anche sul piano fisico. 
    Il progetto, battezzato Sunrise (alba), ha dovuto infatti tener conto anche dei limiti umani.
    Si è dovuto mettere a punto delle regole per i viaggiatori del lunghissimo raggio, che vanno da strategie pre e post-volo, passando per lo studio dei pasti più adatti (persino il sale ha un suo ruolo) e dei migliori orari nei quali servirli, oltre all'illuminazione e alla temperatura ideale in cabina.
    Sarà poi prevista la possibilità di fare attività fisica durante il volo, nelle tre aree benessere ricavate tra i sedili Premium ed Economy.
    Idratazione e attività fisica sono infatti elementi importanti in un viaggio di una ventina di ore, per ottimizzare la circolazione del sangue e ridurre il rischio di trombosi a bordo. 
    La pressione in cabina sarà pari a una quota di 1800 metri, anche se nella realtà ci si troverà a un'altezza di 12-13.000 metri, ma non è sufficiente a scongiurare tutti i pericoli per la salute dei viaggiatori.
    Sono già stati fatti 3 voli di prova, l'ultimo un New York-Sidney a Dicembre 2019, per studiare le conseguenze su passeggeri e piloti, monitorati man mano anche tramite smartwatch.

    Ma anche senza attendere il 2025, c'è da divertirsi curiosando nel mondo degli aerei.
    Nella mia prossima 7in7, quella che ci accompagnerà verso il ponte di Ferragosto, ti parlerò infatti degli aerei e dei voli dell'estate, quelli che dovrebbero portarci finalmente di nuovo a solcare i cieli, Covid, scioperi e cancellazioni permettendo...
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    Nel prossimo numero della mia 7in7, quello in uscita la mattina di Venerdì 12 Agosto, tratterò, tra le altre cose, del Tour de France appena concluso ("che cavolo c'entra il TdF con investimenti ed economia..." ti starai chiedendo), e del sempre più contenuto peso di Borsa Italiana nel globale contesto finanziario d'oggi.

    Ti auguro di poter trascorrere un sereno fine settimana.
    Un caro saluto,

    Davide