Menu
www.davideberto.it2022-08-17
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    L'avversione alla perdita è un fenomeno ampiamente documentato da tonnellate di evidenze in finanza comportamentale.
    L'idea di esporre il proprio risparmio alla possibilità di perdere, anche solo nel breve termine, qualche punto percentuale, è semplicemente inaccettabile per molte persone.
    Resta però il fatto che le stesse persone stanno accettando una perdita del 7% sulle somme liquide tenute in conto corrente.
    Una perdita oltretutto secca, definitiva, irrecuperabile, non solamente di breve termine.
    Delle due l'una.
    Se non accetti la prima perdita, non dovresti accettare nemmeno la seconda.
    Se accetti, invece, la seconda e non intendi cambiare abitudine, dovresti accettare anche la prima.
    Evitando di proclamare la deflagrazione globale quando i mercati perdono il 5%.
    Siamo d'accordo?

    Ti auguro una buona lettura.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    1 - IL MERCATO OBBLIGAZIONARIO OGGI

    Stiamo vivendo il peggior inizio anno di sempre per le obbligazioni
    Se prendiamo in considerazione la profondità del ribasso e la sua estensione a quasi tutti i segmenti dei titoli a reddito fisso, mai si era assistito ad un mercato "orso" di questa portata nel mondo dei bond.
    Pensa che, da Gennaio, l'indice aggregato globale ha perso l'11%, quello delle obbligazioni societarie di alta qualità quasi il 13%, mentre il ribasso dei titoli di debito high yield (a più alto rendimento e rischio) è stato del 10%.
    In uno scenario di questo tipo è quanto mai fondamentale mantenere la calma e i nervi saldi, ancor più di quanto già non serva davanti alla volatilità dei mercati azionari. 
    Chi investe in bond, infatti, ha spesso la radicata (e sbagliatissima) convinzione che questo mercato non possa riservare scenari particolarmente turbolenti.
    Qui si colloca il ruolo fondamentale del (bravo) Consulente Finanziario, chiamato a mitigare i picchi di emotività davanti a contesti inusuali, che portano fuori dalla zona di comfort.

    Ad eccezione del segmento inflation linked europeo (titoli obbligazionari i cui rendimenti sono legati all'inflazione), e delle emissioni high yield americane, da inizio anno non si salva nessuno, e le peggiori cadute stanno avvenendo maggiormente proprio dove l'investitore meno se lo aspetta, come nei titoli di stato.
    Lo spread italiano, ad esempio, sta conoscendo nuove fiammate al rialzo, ed è tornato sui livelli del 2018 attorno ai 200 punti base. 
    Ma facciamo un esempio pratico. 
    Nei primi 4 mesi dell'anno il rendimento sul nostro Btp decennale è passato dall'1,20% al 2,78%.
    Nello stesso periodo la quotazione del titolo è scesa da 97,14 ad 84, con un calo del 13,40%. 
    Tutto ciò risponde ad una precisa legge numerica: ad ogni incremento di un punto percentuale nel rendimento del Btp decennale, corrisponde un calo della quotazione del titolo stesso del 10%. 
    Ne eri consapevole?

    Dobbiamo sempre ricordare che veniamo da 15 anni di politiche monetarie ultra accomodanti ed espansive, abbinate a una fase prolungata di tassi interbancari addirittura negativi: questo movimento al ribasso nei valori obbligazionari era, allora, ampiamente atteso, ed è dovuto principalmente al rialzo dei tassi effettuato (o annunciato) dalle Banche Centrali, come necessaria misura volta al contenimento dell'inflazione, che si sta dimostrando più persistente e mordente delle aspettative.
    Gli attuali ribassi sono allora da imputare principalmente alla variabile dei tassi, più che a un'aumentata percezione di rischio sugli emittenti. 
    Quando poi si parte da livelli di tassi molto bassi, la volatilità aumenta, ed i tonfi si fanno sentire.
    Focalizziamoci allora su alcuni punti importanti, per mantenerci sulla retta via della lucidità.

    1. Il rialzo dei tassi è un primo passo verso la normalizzazione
    Nonostante l'inevitabile frenata economica dovuta al conflitto in Ucraina, le banche centrali si mantengono ottimiste. 
    Ritengono infatti che il ritorno a una politica monetaria restrittiva possa essere retto dalle economie globali, che nella maggior parte del mondo camminano con le proprie gambe, contando su un mercato del lavoro esuberante e su sostenuti utili aziendali. 

    2. Ci sono segmenti obbligazionari da guardare con sospetto, altri con interesse. 
    Un rialzo dei tassi significa un aumento del costo del debito per gli Stati, che diventa particolarmente opprimente per i paesi molto indebitati, come il nostro.
    Se accompagniamo il tutto a una crescita economica lenta e asfittica, otteniamo un deterioramento del rapporto debito/Pil, che porta, a sua volta, a un peggioramento del rating del Paese e delle prospettive per chi vi investe.
    Al contrario, gli emittenti corporate, ovvero le aziende private, in particolare quelli del segmento high yield, hanno storicamente dimostrato di saper sovraperformare le altre classi obbligazionarie in uno scenario come quello che stiamo vivendo, caratterizzato da inflazione e rialzo dei tassi. 

    3. L'aumento dei tassi aumenta, nel tempo, la redditività dei fondi comuni obbligazionari.
    Il comportamento degli investitori influenza inevitabilmente l'andamento presente e futuro dei fondi comuni di investimento.
    In questo momento propizio i flussi in entrata consentono ai gestori dei fondi obbligazionari di acquistare strumenti con rendimenti attrattivi e cedole più generose, che si manifesteranno nei mesi e negli anni a venire.
    Al contrario, i disinvestimenti, spesso causati da una cattiva gestione dell'emotività, obbligano i gestori a vendere posizioni che sarebbe invece opportuno mantenere fino a scadenza, per non concretizzare perdite evitabili.

    Anche in quest'ambito e in questo frangente ci sono, in definitiva, le condizioni per trasformare le preoccupazioni in occasioni. 
    "Gli eccessi del mercato sono il miglior fertilizzante del denaro". 
    Ricordalo sempre!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    2 - SORDO E PAZIENTE

    Bolla internet del 2000
    Attacco alle torri gemelle del 2001
    Tracollo finanziario mondiale del 2008
    Crisi del debito sovrano europeo del 2010-2011
    Disastro nucleare di Fukushima del 2011
    Crisi petrolifera del 2014
    Lunedì nero cinese del 2015
    Brexit del 2016
    Pandemia da Covid-19 del 2020-2021-2022
    Attacco della Russia all'Ucraina del 2022
    ...

    Il nuovo millennio si sta presentando come una vera odissea!...
    Chi avesse avuto la pessima idea di investire nel principale indice azionario al mondo, l'S&P500, nel Marzo del 2000 avrebbe assistito a catastrofi all'epoca impensabili.
    Quanto sarebbe stato difficile resistere nel tempo?
    A mio avviso, praticamente impossibile.
    E un pò di esperienza credo di averla.

    Gli esercizi "what if..." ("se quella volta...") servono però ad educare, dimostrando con i numeri ciò che le parole faticano a far comprendere.
    Tornando all'S&P500, da Marzo 2020 ad oggi ha saputo generare un rendimento cumulativo del 340%.
    Un 6,94% medio annuo composto.
    Eppure, come abbiamo visto, i disastri naturali, finanziari, bellici e pandemici, hanno mietuto un sacco di vittime.
    E non solo, purtroppo, in campo finanziario.

    Le aziende all'interno dell'indice americano si sono avvicendate.
    Alcune sono addirittura scomparse (Enron e Lehman per citarne due di mastodontiche) in questi 22 anni.
    Ma il tempo e l'irrefrenabile lavoro dell'essere umano, volto a migliorare continuamente la sua esistenza, hanno vinto ancora una volta, creando valore per chi avesse avuto la fortuna di non badare alle catastrofi reali, come anche alle centinaia di catastrofi chiamate e ipotizzate, ma poi mai accadute.
    Sicuro che facendo da solo avresti resistito a tutto questo?
    Eppure il tempo, nei mercati finanziari, ha sempre saputo portare soddisfazioni per chi è saputo starsene sordo e paziente.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    3 - COME TUTELARSI DAL CONTAGIO INFLAZIONISTICO (2di2)

    Nella mia precedente 7in7 di Venerdì 6 Maggio, ho condiviso i primi due consigli da seguire per mettersi al riparo dall'esplosione inflazionistica che stiamo vivendo. 
    Concludo allora oggi con due ulteriori strategie che vengono particolarmente in aiuto in questa fase economico-finanziaria.

    3. DIVERSIFICARE
    Questa è una regola aurea ed universale, da applicare sempre.
    Il caposaldo di ogni investitore consapevole. 
    Negli ultimi anni è stato però particolarmente difficile effettuare una vera diversificazione, poiché si era concretizzata un'elevata e anomala correlazione tra l'andamento delle azioni e quello delle obbligazioni.
    Ora che i rendimenti dei bond stanno tornando a crescere, si può tornare a guardare a questo ambito con rinnovato interesse. 
    Sembra stia infatti terminando l'era TINA ( "There Is No Alternative" - di cui ti avevo parlato nella mia 7in7 dell'11 Febbraio alla notizia 1), e sta tornando la possibilità di scegliere fra investimenti più rischiosi e volatili, come le azioni, o (teoricamente...) meno rischiosi e volatili, come le obbligazioni. 
    Sta allora avvenendo una normalizzazione dei mercati, che permetterà a chi investe di difendersi maggiormente dalla perdita di valore, in termini reali, del proprio denaro, visto il contesto di inflazione anomalo ed eccessivo.
    Tornando a guardare, allora, al mondo delle obbligazioni, è importante evitare di fermarsi ai soliti e classici BTP.
    Va piuttosto allargato lo sguardo al mondo intero, considerando anche i paesi emergenti, che stanno uscendo bene dalla crisi e nei quali gli investitori hanno investito poco negli ultimi anni, e i settori legati alle materie prime, al real estate e ai private asset (private debt, private equity, venture capital...). 
    Il tutto naturalmente strutturato e gestito a monte da "mani esperte"!

    4. SCEGLIERE UNA GESTIONE ATTIVA
    Fino alla fine del 2021 i mercati hanno cavalcato un trend stabile al rialzo, visto che ogni correzione veniva prontamente compensata da una nuova spinta positiva. 
    Un contesto così favorevole lenisce e appiana anche gli errori che spesso vengono compiuti negli investimenti "fai da te": è bastato attendere un po', e molte perdite sono state presto appianate da nuovi rialzi.
    Oggi non è più così.
    Il ciclo economico sta cambiando, gli equilibri sono sottili e mutevoli, e tutto diventa più difficile.
    E' più difficile cogliere le opportunità, ed è più difficile valutare e gestire i rischi. 
    Ecco perchè, ora più di sempre, è importante affidarsi ad una gestione professionale attiva. 
    Questo principio é valido sia a livello di fondi comuni di investimento, che anche a livello di professionista, di Consulente Finanziario.
    Per quanto riguarda i fondi, è ora particolarmente opportuno introdurre quelli che lavorano gestendo il livello di rischio prescelto dal cliente, slegati possibilmente da precisi benchmark e non strettamente vincolati a determinati settori o  asset class.
    Quando la scelta dell'universo investibile si amplia, è la bravura del team di gestione a fare la differenza, ed è qui che deve concentrarsi l'attenta selezione, fra le migliaia di fondi che oggi il mercato propone.
    Per quanto riguarda invece il Consulente Finanziario, vale un pò la stessa cosa: è fondamentale affidarsi a un professionista capace e preparato, che sappia tenere saldo il timone della pianificazione e degli investimenti anche nei mari più mossi, operando le necessarie virate per portare la barca a destinazione anche quando il vento cambia improvvisamente direzione. 

    Ecco, mettendo in pratica questi 4 consigli, è sicuramente più semplice difendere il proprio patrimonio dall'importante erosione inflattiva che stiamo vivendo.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    4 - PERCHE' E' DIFFICILE PIANIFICARE?

    Pianificare assorbe tempo ed energie.
    Richiede metodo e disciplina, oltre che una certa dose di lungimiranza.
    Per questo è così difficile pianificare.

    Ma che cosa vuol dire esattamente pianificare?
    Pianificare significa lavorare per obiettivi.
    E lavorare per obiettivi significa, a sua volta, chiedere alla nostra attenzione, per natura focalizzata sull’oggi, di pre-occuparsi anche del domani, ingaggiando per ogni proposito o desiderio futuro la soluzione più adeguata.
    Significa, in sostanza, lavorare in funzione del proprio benessere di oggi e di domani.

    Pianificare non è, di norma, un’attitudine naturale, e non è neanche un modo abituale di pensare.
    E’ piuttosto un atteggiamento culturale e, come ogni tipo di cultura, può essere appresa e sviluppata.
    Perché è un’attitudine così poco incline alla nostra natura?
    Perché generalmente tendiamo a rimandare le decisioni che riguardano faccende inerenti ad un tempo diverso dal qui e ora.
    Il futuro, soprattutto se molto distante dal nostro punto di osservazione, è un argomento di cui la mente è istintivamente portata a disfarsi, liquidandolo spesso con “quante storie...”.
    Sta di fatto, però, che l’oggi non è l’unica dimensione di vita che ci riguarda: è solo una parte di un tempo molto più largo e lungo in cui siamo "programmati" per vivere.
    Ed è proprio questo l’aspetto del pensiero più ingannevole che, spesso e volentieri, intrappola i nostri sensi: “domani” è un tempo che facciamo fatica a inquadrare perché non è avvistabile ad occhio nudo.

    È veloce e intuitivo.
    Ma più spesso sbaglia.
    È questo l’identikit del nostro sistema mentale primordiale, quello che è sempre sveglio: per capirci, è lui che agisce per primo e che si aziona d’istinto.
    Per questa stessa ragione, è anche quello che, in certi contesti, sbaglia più spesso, portandoci a compiere una batteria di errori sistematici perché agisce sotto la spinta del cervello più pronto.
    È il cosiddetto “Sistema Uno”, in finanza comportamentale.
    Basti pensare, appunto, all’emotività che si avverte quando, in momenti di instabilità finanziaria come quelli che stiamo vivendo, gli indici prendono a oscillare, e gli investitori a fibrillare.
    Quando l’incertezza, poi, viaggia sui massimi, il modo abituale di percepire le cose è perfino adulterato: la paura misura per due, e il timore che la volatilità duri per sempre regna sovrano.

    È il custode dell’autocontrollo: pianifica e risolve.
    Incertezze e timori diventano le tipiche trappole emotive in cui l’investitore impaziente, per nulla allenato alla pianificazione finanziaria, cade puntualmente, spesso capitolando di fronte ai tipici sali e scendi dei mercati finanziari.
    È in questi momenti che scende in campo l’azione dell’altro sistema mentale, o “Sistema Due”, quello tendenzialmente più lento e sonnolente, ma in grado di concentrare l’attenzione sul da farsi, ragionando in modo più logico sui compiti da portare a termine e, soprattutto, al netto degli automatismi tipici del pensiero istintivo.

    La pianificazione finanziaria è tutta una questione di focus.
    In fasi di particolare complessità, come quelle che stiamo vivendo, siamo alle prese con le incertezze più ampie, e non è facile rimanere focalizzati sui nostri piani personali: l’instabilità generale rischia di farci perdere il focus, e con esso la capacità di regolare la messa a fuoco dei nostri progetti.
    Dobbiamo allora attivare ed ascoltare il nostro "Sistema Due", ricordandoci che, mentre la crisi è nel tempo presente, i progetti e gli obiettivi sono dislocati nel tempo futuro, ad una distanza, sia di spazio che di tempo, tale da porli al riparo da ogni turbolenza di breve periodo.
    Proprio per questo, sono e saranno in salvo.
    È solo così che non ci spaventiamo degli investimenti fatti, che non confondiamo una minusvalenza temporanea con la perdita definitiva del denaro investito, e non agiamo d’impulso, dis-imparando tutto il resto.
    È così che possiamo preservare gli obiettivi per cui abbiamo scelto di investire.
    Ecco allora perché è oggi necessario imparare a pianificare.
    Seppur impegnativa, come dicevamo, è un’attitudine da sviluppare con convinzione e un esercizio mentale da allenare periodicamente.
    Chiediamoci: perché investiamo?
    Poniamoci questa domanda, sapendo che è proprio mentre siamo a contatto con i timori più forti, quelli primordiali, che siamo chiamati a fare lo sforzo di memoria più grande.
    E poi facciamolo.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    5 - CONOSCERLO AIUTA A PROTEGGERLO (2di2)

    2 settimane fa, nella mia 7in7 di Venerdì 6 Maggio, avevo iniziato a spiegarti l'importanza del capitale umano, definito come il tempo che si trasforma in denaro, e di quanto importante sia anche conoscerlo per proteggerlo e tutelarlo.
    Questo capitale, in qualche maniera, lo si può quantificare.
    Dipende dall'età, dal sesso, dall'istruzione e dalla professione di ogni persona.
    Tutto questo rende unico ogni individuo.
    Ma vogliamo ora fare un esempio di tutto ciò?

    Prendiamo Giovanni, 50 anni, ingegnere in un’azienda privata, con un reddito netto annuo di 30.000 €.
    Per quantificare il suo capitale umano bisogna sommare tutti i redditi attesi, attualizzandoli ad un opportuno tasso di interesse.
    Ipotizziamo che il reddito di Giovanni cresca ad un tasso medio del 2% ogni anno, e che il tasso al quale attualizziamo questi flussi sia pari al 5% (sono solo delle ipotesi che, per quanto verosimili, possono essere modificate naturalmente a seconda dei casi).
    Così facendo, si arriva ad un capitale umano di 414.665 €.
    Questo è, in sintesi, la somma in valore attuale della ricchezza che Giovanni produrrà da qui al pensionamento.
    Questo è “quanto vale" Giovanni oggi.
    Il nodo della questione non è, naturalmente, quello di quantificare con precisione il capitale umano di un individuo, il punto, piuttosto, è aver chiaro un altro concetto: questo patrimonio si concretizza attraverso i redditi che, tempo per tempo, vengono generati.
    I progetti di ciascuno di noi dipendono esattamente da questo, da quanto si guadagna.
    E' pertanto indispensabile fare in modo che questo reddito ci sia…sempre!
    Detto in altre parole, il capitale umano è una forma di ricchezza invisibile, che tuttavia non si può far finta di non vedere.
    Una volta che lo si è quantificato, che ci si è accorti che “esiste”, va messo in sicurezza.
    Che si tratti di una polizza vita o infortuni, di una tutela assicurativa per la copertura di patologie gravi, o di una più semplice responsabilità civile generale, quello che conta è individuare e mettere un bavaglio alle fonti di pericolo che possono minare la capacità di generare reddito da parte di una persona.

    Per capire la profondità della questione, occorre farsi una precisa domanda: che cosa accadrebbe se questo patrimonio fosse messo in discussione da un qualsiasi evento esogeno?
    In che modo la vita delle persone e la realizzazione dei più importanti progetti di vita ne sarebbe coinvolta?
    In fin dei conti non serve fare altro.
    Interrogarsi su questo, e farlo ripetutamente.
    Quando anche si è messo in sicurezza il capitale umano, il processo di protezione non può dirsi concluso: la nostra situazione professionale, familiare, economica, e le nostre aspettative per il futuro, sono in continua metamorfosi.
    Per questo motivo, non esiste una risposta che ottimizza la protezione una volta per tutte: esiste una soluzione efficiente oggi, che va periodicamente rivista, riconsiderata, migliorata.
    Si tratta di un processo, se vogliamo, anche più complesso rispetto a quello di allocare i risparmi su qualche tipo di soluzione e su qualche mercato finanziario.
    Ma forse è anche un processo più affascinante, utile e determinante, per lasciare un segno nella vita delle persone.
    Non trovi?
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    6 - UN PASSO NELLA STORIA: LA DISAVVENTURA FINANZIARIA DI ISAAC NEWTON

    La disavventura finanziaria di Sir Isaac Newton è nota a molti: il 20 Aprile del 1720, il grande fisico vendette le sue 7.000 sterline investite in azioni della South Sea Company, realizzando un profitto del 100%.
    "Posso calcolare il moto dei corpi celesti, ma non la follia degli uomini...", così commento la vertiginosa salita del titolo lo stesso Newton.
    Eppure, nonostante la saggezza di quelle parole, nonostante avesse venduto realizzando un guadagno molto importante, il grande fisico rimase intrappolato in quella stessa follia che aveva commiserato: il titolo azionario che Newton aveva venduto, continuava imperterrito a salire.

    "Sono l'uomo più intelligente del Regno Unito, possibile che sia anche l'unico fesso rimasto fuori dalla festa?", così avrà probabilmente pensato...
    Tanto che il richiamo di quella incredibile e continua crescita, portò Newton a ricomprare il titolo ad un prezzo molto più alto di quando l'aveva venduto, investendovi anche una somma decisamente più importante: ben 20.000 sterline.
    La grande intelligenza non evitò a Newton di rimanere invischiato in comuni bias cognitivi, come capita a tante normali persone:
    - l'effetto del rimpianto;
    - l'effetto gregge;
    - FOMO, fear of missing out (una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività fatte dalle altre persone, e dalla paura di essere tagliati fuori da esperienze, eventi, o gratificanti contesti sociali).

    Nell'Agosto del 1720, il prezzo delle azioni della South Sea Company sfiorò le 1.000 sterline, ma a fine Settembre era già crollato a 180, per chiudere a meno di 100 sterline poco prima della fine dell'anno.
    Le perdite per gli azionisti, uomini allora tra i più ricchi e influenti di Londra, furono ingentissime.
    La rabbia era tale che un parlamentare propose addirittura di gettare i dirigenti della compagnia nel Tamigi, chiusi in un sacco con una scimmia e un serpente.
    Ha ragione Benjamin Graham a dire "il peggior nemico dell'investitore è lui stesso...".
    Perché, quando si tratta di investimenti non conta tanto il QI, ma il carattere.
    Bisogna essere capaci di temperanza e indipendenza di pensiero.
    L'illusione di saperla più lunga è molto pericolosa, meglio l'umiltà di riconoscere la propria ignoranza.

    Se Newton avesse avuto vicino un esperto di fiducia, sicuramente meno intelligente di lui ma con maggiore esperienza, lo avrebbe sconsigliato di reinvestire, o, al più, gli avrebbe suggerito di rientrare con una somma meno impegnativa...
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    7 - DONAZIONI INDIRETTE? ATTENTION PLEASE...

    In Italia, strano a dirsi, c'è un ambito nel quale paghiamo molte meno tasse rispetto agli altri paesi europei.
    Si tratta delle donazioni (e delle successioni), per le quali il nostro legislatore prevede ancora oggi ampie franchigie esentasse e basse aliquote fiscali.
    Le somme ricevute in donazione dal coniuge o dai genitori, sono infatti esenti da ogni tassazione fino a 1 milione di €, importo che aumenta a 1,5 milioni qualora il beneficiario sia disabile.
    Tale franchigia passa a soli 100.000 € se si ricevono donazioni o eredità dai fratelli.
    Superate queste soglie, la tassazione prevista va da un minimo del 4% a un massimo dell'8%. 
    Se ti sembra tanto, pensa che, appena al di là dei nostri confini, stati come Francia, Germania, Spagna e Regno Unito applicano franchigie molto più contenute e, soprattutto, tassazioni medie che vanno dal 30 al 50%.

    Nella mentalità italica è però diffusissimo il pensiero che "i soldi sono miei e li uso come voglio", e ciò comporta che le donazioni indirette fra parenti ed affini siano davvero molto diffuse.
    Con il termine "donazione indiretta" mi riferisco a tutte quelle azioni non formalizzate attraverso un atto notarile, ma che sortiscono lo stesso effetto di una donazione ufficiale, ovvero comportano la riduzione del patrimonio del donante e il corrispondente incremento del patrimonio del ricevente.
    Il bonifico eseguito dai genitori a favore del figlio che acquista casa, il pagamento di un debito al posto di un'altra persona, l'assegno che il nonno consegna al nipote neopatentato per acquistare la sua prima auto: sono tutti esempi di donazione indiretta.

    L'Agenzia delle Entrate sta guardando con crescente interesse a queste movimentazioni apparentemente private, che si rivelano essere una miniera di entrate fiscali a colpo sicuro.
    E' infatti previsto che le donazioni di entità non modica debbano essere effettuate con forma di atto pubblico, ovvero con atto notarile.
    Qualora ciò non avvenga, anche se in perfetta buona fede da parte dei soggetti interessati, le cose possono diventare complicate, ed anche particolarmente onerose.
    Ma ci sono alcuni casi in cui è possibile continuare a fare un semplice bonifico a favore di persone a cui vogliamo donare delle somme, senza particolari preoccupazioni. 
    Vediamo allora assieme nel dettaglio come comportarsi, senza poi incappare in amare sorprese. 

    Quest'anno, per la prima volta, la giurisprudenza italiana si è occupata di disciplinare in modo sistematico la tassazione di tali donazioni, attraverso la sentenza 11832/22 della Corte di Cassazione. 
    Tale sentenza stabilisce che le donazioni indirette non siano tassate in alcun modo solo se risultano collegate ad atti aventi ad oggetto immobili o aziende, per i quali siano dovuti l'imposta di registro o l'Iva. 
    In altre parole: donare in modo informale una somma, anche importante, a qualcuno che deve comprare una casa o un'attività commerciale si può fare, senza timore alcuno. 
    Se siamo invece davanti a una donazione indiretta di importo superiore a 180.760 €, non collegata ad un atto soggetto a pubblica registrazione, allora le cose possono mettersi male per il portafoglio del donante.
    Qualora tali donazioni indirette vengano volontariamente dichiarate, o "confessate" nell'ambito di un accertamento fiscale, si incorre infatti nel pagamento dell'aliquota massima dell'8%, anche se si tratta di un trasferimento tra genitori e figli (che prevedrebbe normalmente l'aliquota del 4% ed una franchigia, come visto prima, di almeno 1 milione di €). 

    Naturalmente non ti sto parlando di importi modici, come la mancia per un buon voto o l'occasione del compleanno: finchè si fanno questi piccoli bonifici o assegni non c'è nulla da temere e non si infrange nessuna regola. 
    Nemmeno il caso più diffuso di donazione indiretta, ovvero il bonifico che un genitore fa al proprio figlio per l'acquisto di un immobile, è soggetto a tassazione, purché nella causale si specifichi bene la motivazione del trasferimento. 
    Attenzione invece alle donazioni di importo rilevante non collegate a specifiche operazioni, perchè cercare di "farla franca", evitando di formalizzare la donazione davanti ad un notaio, potrebbe costare molto più caro in caso di accertamento fiscale. 
    In previsione di passaggi di denaro di una certa consistenza, è allora sempre opportuno avvalersi preventivamente del consulto di un Notaio o di un Avvocato, che possano consigliare al meglio.
    Per evitare così di spendere un domani molto più di quanto si deve spendere oggi.
  • Il prossimo appuntamento con la mia 7in7 è per Venerdì 3 Giugno.
    In quella data, tra le altre cose, riprenderò a raccontarti del libro La Psicologia dei Soldi, con il primo capitolo dal titolo "Nessuno è pazzo", e ti racconterò la storia dell'uomo che si credeva invisibile alle telecamere grazie al succo di limone, per arrivare a spiegarti l'effetto Dunning-Kruger.

    Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto,

    Davide