Menu
www.davideberto.it2022-08-18
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    Perché a molti piace tanto l'investimento immobiliare?
    A mio modesto avviso, perché non è possibile conoscere, giorno per giorno, il suo prezzo di mercato, e di conseguenza le sue "oscillazioni".
    In fondo, quello che dovrebbero fare i risparmiatori con gli investimenti azionari, il mercato immobiliare lo fa con i suoi investitori: guardare al lungo periodo e fregarsene delle oscillazioni!

    Per sua conformazione, il mercato immobiliare impedisce ai suoi investitori di conoscere in tempo reale il valore di mercato degli immobili acquistati.
    Ma, soprattutto, lascia ai proprietari l'illusione di poter vendere l'immobile al prezzo ritenuto congruo dal suo proprietario stesso.
    Una sorta di pregiudizio (o bias) positivo sul prezzo.
    Non avendo alcun riferimento di mercato, e non essendo il mio immobile quotato in un mercato regolamentato, decido che il prezzo corretto è quello che propongo io al mercato.
    Non quello che dovrebbe invece scaturire dall'incontro tra domanda e offerta.
    Questi due aspetti, impossibilità di essere aggiornati in tempo reale sul valore del proprio immobile da una parte, e l'effetto del bias sul giusto prezzo di vendita dall'altra, lascia l'investitore immobiliare tranquillo e lontano da quelle emozioni che, al contrario, un investitore in strumenti azionari deve sopportare, essendo sempre aggiornato sul valore del suo investimento.

    Cosa potresti allora imparare da tutto questo?
    Investi in strumenti azionari, ma pensa come un proprietario.
    Vedrai che dopo 10, 15 o 20 anni, avrai fatto la scelta giusta.

    Come sempre, buona lettura!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    1 - FATTORE "TINA": UNO SGUARDO AI MERCATI IN QUESTE PRIME SETTIMANE DEL 2022

    Il 2022 dei mercati finanziari si presentava, fino a poche settimane fa, come l'anno del passaggio da un contesto assistenzialista a uno di piena ripresa economica, dove sono i fondamentali (macroeconomici e dei titoli) a guidare la mano degli operatori e non la necessità di allocare la liquidità in eccesso.
    L'inizio del nuovo anno è stato però all'insegna dell'incertezza e dei ribassi sui mercati azionari mondiali.

    Fino a poco tempo fa, il paradigma degli economisti si srotolava su crescita e occupazione; l'inflazione era nel quadro, ma solo di passaggio, dovuta alle strozzature dell'offerta impreparata a rispondere al balzo della domanda.
    Improvvisamente, però, ci troviamo di fronte a uno scenario di rallentamento (anche Omicron e le quarantene ci mettono un carico), di inflazione incontrollata, di tensioni politiche con la Russia che fanno schizzare i prezzi del gas e dell'energia e, dulcis in fundo, di rialzo dei tassi di interesse con gli stimoli monetari ormai all'alba, che rischia di arrivare a bocce ferme e di fare addirittura arretrare l'economia.
    Un bel dilemma per capire come allocare i risparmi...
    Non mancano però, per fortuna, anche gli aspetti positivi.
    Gli utili aziendali nel complesso, e il Pil globale sono visti in crescita, e si intravede la (speriamo definitiva) via d'uscita dallo scenario pandemico grazie alla minore aggressività della variante Omicron.

    In tutto questo, la propensione al rischio degli investitori sembra assumere sempre più una connotazione binaria assoluta: o è accesa, o è spenta, indipendentemente dalle caratteristiche delle attività finanziarie, dalle aree geografiche o dai diversi settori. 
    In questo momento la soluzione più semplice e immediata potrebbe sembrare quella di ridurre il rischio.
    Prendere profitto dopo un ottimo triennio 19-21 che ha saputo dare grandi soddisfazioni, per rifugiarsi nelle asset class più difensive.
    Molto probabilmente, però, ciò si rivelerebbe sbagliato nel trascorrere del tempo, perché cercare oggi rifugio nella liquidità e nelle obbligazioni più difensive esporrebbe il portafoglio al rischio inflattivo e al prossimo rialzo dei tassi d'interesse.
    Occorre restare allora razionali, e mettere in atto un'attenta analisi basata sui dati e non sulle percezioni, anche perché la congiuntura macroeconomica resta comunque costruttiva.
    Analizziamo allora un pò più nel dettaglio ciò che sta avvenendo sui listini in queste settimane.

    Gli investitori vedono nell'inflazione e nella stretta monetaria i maggiori rischi per i mercati. 
    In realtà, data la mole di debito pubblico globale superiore agli altissimi livelli post bellici (per la prima volta nei tempi moderni), le Banche Centrali potranno permettersi al massimo una neutralità dei tassi. 
    Infatti attualmente, pur in presenza di un'elevata inflazione, salgono poco sia i tassi, sia i rendimenti dei bond.
    I mercati azionari, invece, sono stati trascinati al ribasso in particolare dalle correzioni dei titoli tecnologici, che stanno pagando pegno a fronte di una rotazione generalizzata verso azioni del mondo value, anticicliche.
    E' vero che la crescita sta rallentando, ma lo fa rispetto agli eccezionali valori positivi del 2021, frutto a loro volta dei valori negativi, altrettanto eccezionali, indotti dal Covid nel 2020. 
    Ecco che allora la crescita economica rimane di fondo positiva e superiore al suo potenziale.
    Superiore anche alla crescita media pre-pandemia, che è stata la fase di più lunga espansione economica dell'era moderna.

    Con il senno di poi, il 2021 è stato un anno certamente positivo, ma è stato anche caratterizzato da due rilevanti fattori negativi: il rallentamento della Cina e l'emergenza della variante Delta, che ha parzialmente oscurato gli effetti della campagna vaccinale.
    Due fattori che hanno tutto per diventare, invece, positivi nel 2022.
    La Cina ha infatti portato avanti una triplice stretta nel corso del 2021: monetaria, fiscale e regolamentare, che ne ha impattato in negativo la performance economica e di mercato.
    La Cina è inoltre già passata dalle parole ai fatti, con il primo taglio dei tassi d'interesse dopo quasi 2 anni.
    E' quindi già pronta a rilanciarsi.
    Sul fronte della pandemia, la variante Omicron si sta dimostrando sì più infettiva, ma anche meno virulenta della Delta.
    Dovrebbe quindi essere scongiurata una nuova fase di recessione, specialmente per i paesi di stampo anglosassone più orientati alla convivenza col virus, rispetto a quelli dell'Eurozona ancora legati al concetto di lockdown.
    Ciò causerà potenzialmente delle differenze nei tassi di crescita dei paesi, a seconda della loro modalità di gestione dell'aspetto sanitario ed epidemiologico. 
    Dal punto di vista dell'inflazione, per oltre un decennio le banche centrali hanno cercato di contrastare le deflazione e far ripartire la dinamica dei prezzi.
    Ora si trovano a gestire, quasi all'improvviso, dei tassi di inflazione doppi, se non addirittura tripli, rispetto al loro target.
    Pensa che in soli 18 mesi l'inflazione è cresciuta ben 12 volte in America, arrivando al 7%, e di ben 17 volte in Europa, toccando il 5%.
    Capirne la dinamica non è certo semplice, ma spiegarla solamente come un effetto del Covid sarebbe un pò come guardare l'albero e non vedere dietro la foresta.

    La pandemia ha solo esasperato fenomeni più grandi e già in atto da tempo.
    Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro stava già calando da tempo, a causa anche della spinta secolare dell'invecchiamento della popolazione.
    La deglobalizzazione era iniziata già un decennio prima del Covid, e la Cina già si stava spostando nel suo cambio di modello economico, attento soprattutto ai consumi interni piuttosto che all'export. 
    Certo è che l'inflazione è tornata, e sembra avere tutte le intenzioni di restare.

    Com'è allora opportuno porsi, sui mercati, da qui in avanti?
    La situazione può essere riassunta con l'acronimo inglese TINA, ovvero: There Is No Alternative
    Molto semplice infatti: non ci sono attualmente alternative all'investimento di tipo azionario.
    Tutti gli altri strumenti finanziari non sono in grado di restituire rendimenti soddisfacenti, soprattutto in relazione al rischio che comunque comportano, e sempre considerando anche i dati relativi all'inflazione.
    Naturalmente ciò non significa buttarsi alla cieca sui listini, quanto piuttosto affidarsi, soprattutto in questi delicati frangenti, alla competenza e alla professionalità di un (bravo) Consulente Finanziario, che sappia navigare al meglio in mezzo al mare mosso di questo inizio 2022, sempre ovviamente lavorando in maniera personalizzata sugli obiettivi e sul tempo a disposizione.

    Concludendo, ci tengo molto ad informarti che in Azimut abbiamo da tempo a disposizione delle nuove soluzioni alternative di investimento, in grado di ampliare e diversificare maggiormente il portafoglio in gestione, di aumentare la decorrelazione tra i vari asset, ed anche di dare maggiore sprint, in un'ottica di medio-lungo periodo, ai rendimenti potenziali del portafoglio.
    Contattami senza impegno se ti interessa ricevere maggiori informazioni in merito!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    2 - IL MANIFESTO DELL'INVESTITORE CONSAPEVOLE (2di2)

    Nella mia precedente Newsletter, quella del 28 Gennaio, ho analizzato per te i primi 6 punti che un investitore consapevole deve sempre tenere a mente nel pianificare finanziariamente il suo futuro.
    Ti ho raccontato allora del risparmio, dei rischi, della diversificazione, dell'importanza della semplicità e dell'attesa.
    Oggi concludo allora con gli ultimi 5 concetti chiave:

    7. PIU' TI MUOVI, PEGGIO E'
    C’è solo una cosa che fa più male di una perdita: un guadagno che si trasforma in una perdita.
    Per evitare questo malessere, l’istinto ci suggerisce di giocare d’anticipo.
    Così, troppo spesso si vanno a chiudere anzitempo posizioni in profitto per alimentare la soddisfazione psicologica, a danno però di quella economica.
    Muoversi troppo sui mercati è dannoso: così facendo, ci sarà sempre una distanza siderale tra il rendimento dell’investimento e il rendimento dell’investitore.
    Fissa i tuoi obiettivi, investi di conseguenza e lascia che il denaro lavori per te.

    8. L’INTERESSE COMPOSTO E' L'OTTAVA MERAVIGLIA DEL MONDO.
    L'ACCUMULAZIONE LA NONA
    Ottenere un rendimento crescente, anche se il rendimento rimane uguale.
    Sembra un nonsense, eppure è l’effetto di una miracolosa regola matematica che prende il nome di capitalizzazione composta.
    Il compounding è un diesel: parte lento, i suoi effetti sono impalpabili, impercettibili nel breve termine.
    Ma quando si scalda è inarrestabile, assicura risultati stupefacenti, magici, esattamente come quelli prodotti dall’accumulazione, l’unica strategia in grado allo stesso tempo di costruire patrimonio in modo efficiente e di anestetizzare l’emotività generata dai mercati.
    Interesse composto ed accumulazione sono vincenti già da sole.
    Assieme diventano addirittura esplosive.

    9. GLI ECCESSI DEL MERCATO SONO IL MIGLIOR FERTILIZZANTE DEL DENARO
    Dopo che hai investito, quanto ti piacerebbe vedere i tuoi risparmi aumentare con regolarità, costanza, senza flessioni né scossoni?
    Tanto logicamente.
    Ma questo, lo sai, è impossibile.
    Ed è un bene che sia così: gli eccessi del mercato rappresentano il più potente fertilizzante, acceleratore di ricchezza.
    Guarda indietro, soffermandoti in particolare sulle più estreme discese vissute negli ultimi decenni: tutte, nessuna esclusa, hanno generato opportunità di acquisto per chi ha avuto la lucidità di accorgersene, tanto più uniche quanto più profonde esse si sono rivelate.
    Ho parlato di questo anche nella mia 7in7 del 14 Gennaio, all'altezza della notizia nr.2 intitolata "La regola del 20".

    10. LE EMOZIONI SONO IL MIGLIOR DISERBANTE DEL DENARO
    Tanto arida è la nostra vita senza emozioni, quanto preziosa è la loro latitanza quando investiamo.
    Dalla preoccupazione all’esaltazione, dallo sconforto all’euforia, passando per il rimpianto, la confusione e la speranza.
    Alle numerose trappole emotive si sommano quelle cognitive, che si miscelano in un cocktail finanziario letale.
    Riconoscerle è il primo passo per evitarle, partendo da una regola aurea: anche quando le cose vanno bene è determinante imparare ad essere umili, se non si vuole essere umiliati.

    11. TANTO LE AZIONI SONO L'INVESTIMENTO PIU' PRECARIO NEL BREVE TERMINE, QUANTO SONO IL PIU' SICURO NEL LUNGO
    Investire in azioni significa mettere carburante nell’economia reale.
    Ogni giorno miliardi di persone, in ogni angolo del mondo, si prodigano per migliorare la propria e l’altrui situazione economica e sociale.
    Investire in azioni non equivale pertanto affatto, come molti credono, a “giocare” in Borsa, al contrario è distante anni luce da questa diffusa e deprimente convinzione.
    L’unica eterna convinzione che dovrebbe albergare in chi investe, è la natura camaleontica dell’equity: comprare azioni sperando di trarne profitto nei successivi 10 mesi equivale a scommettere, mentre comprare azioni nell’ottica dei successivi 10 anni significa investire nell’attività che, statistiche alla mano, è al contempo la più sicura e la più redditizia.

    Ecco così completato il manifesto dell'investitore consapevole.
    11 brevi ma importanti regole, da rileggere specialmente nei momenti di maggiore volatilità dei mercati finanziari.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    3 - 4 CONSIGLI PER NON ANDARE IN ROVINA INVESTENDO IN AZIONI (2di2)

    Con questo articolo vado oggi a completare la rosa di consigli (spero) utili, per chi intende investire in singole azioni una parte del suo patrimonio finanziario. 
    Puoi trovare la prima parte, con i primi due consigli, nella mia 7in7 di Venerdì 28 Gennaio 2022.

    3. NON SOTTOVALUTARE L'IMPATTO EMOZIONALE
    Ti sei mai chiesto perché (quasi) tutti quelli che gestiscono da soli i propri investimenti, non diventano poi degli investitori di successo?
    Molto semplice: tutti noi, nessuno escluso, siamo influenzati dalle nostre stesse emozioni.
    Tutto cambia al mondo, ma le nostre emozioni sono sempre presenti e invariate nei secoli.
    Inevitabilmente le emozioni influenzano anche le scelte finanziarie, perché non siamo delle fredde macchine, calcolatrici di statistiche e probabilità, in grado di prendere decisioni solo sulla base della logica e della razionalità.
    I mercati finanziari sono enormemente influenzati dalle continue emozioni, positive e negative, degli investitori.
    Euforia, panico, impazienza, overconfidence ... questi 4 stati d'animo sono le cause principali delle rovine finanziarie di persone anche molto intelligenti e facoltose.
    L'impazienza può portare alla disperata ricerca dell'arricchimento facile.
    Razionalmente tutti possono sapere che è altamente improbabile avere successo in poco tempo, senza rischio e senza sacrifici.
    Ma quando si tratta di investimenti, e quindi di denaro in senso stretto, si tende a dimenticarlo.
    Essere troppo sicuri di sé (overconfidence) porta invece a credere di avere delle capacità superiori a quelle che realmente si hanno.
    Dopo una serie di investimenti caratterizzati da risultati positivi, a maggior ragione in un mercato rialzista come quello degli ultimi anni, può esser facile sentirsi il "nuovo Warren Buffett" e convincersi che quei risultati positivi continueranno anche in futuro.
    Ma, come si dice sempre, i rendimenti passati non sono mai garanzia di rendimenti futuri, ed è dunque avventato farsi prendere la mano e mettere sul piatto sempre più soldi da investire sulla base del successo passato.
    Euforia e panico sono, infine, emozioni che hanno sempre accompagnato la creazione e lo scoppio delle famose bolle finanziarie.
    L'euforia si manifesta come un accecante entusiasmo sulle prospettive di realizzare immensi guadagni.
    Il panico, all'opposto, arriva quando in poco tempo evaporano i guadagni di mesi o anni.
    Tutto sembra andare a rotoli, con la dilagante negatività che prende possesso dei mass media e dei cuori degli investitori.
    Come per l'euforia, anche il panico si autoalimenta, trascinando i prezzi al ribasso come se non ci fosse mai una fine.
    Tutti possiamo cadere in queste emozioni.
    Fondamentale è allora il controllo che ognuno di noi riesce ad esercitare sul proprio stato emotivo.

    4. MAI ANDARE ALL-IN
    All-in è un termine preso in prestito dal gioco del poker, e significa giocarsi tutte le fiches in una sola mano, tentando così il tutto per tutto.
    Nel mondo degli investimenti può accadere che una persona, presa dalla fretta e dall'ottimismo di fare tanti soldi, metta tutto il suo patrimonio (o gran parte di esso) su un solo asset finanziario, come azioni, obbligazioni, o un investimento immobiliare.
    Andare all-in è pertanto l'opposto del diversificare.
    Basta che quel solo investimento vada male per mandare tutto all'aria.
    Potrebbe sembrarti un comportamento da pazzi, ma capita più spesso di quanto pensi.
    L'estrema avidità può portare a correre rischi enormi.
    Nell'andare ad investire non si possono ovviamente evitare i rischi, ma ciò che si può e si deve assolutamente evitare è la perdita totale.
    Prendendo allora più rischi di quelli che ti puoi permettere di correre, danneggi solo te stesso e chi ti è vicino, nel caso tu abbia famiglia e figli.
    Ora, è vero che gli investitori traggono profitto dal rischio, ma quel rischio è importante saperlo riconoscere e gestire, evitando comportamenti scellerati e potenzialmente distruttivi.

    Al di là di questi 4 consigli, l'investimento in singole azioni rimane, a mio avviso, una strategia che il comune risparmiatore dovrebbe limitare il più possibile.
    Questo perché è troppa l'incertezza a cui si va incontro quando si sceglie un preciso titolo azionario.
    Diversamente, invece, da quando si seleziona un fondo o un ETF, gestiti attivamente a monte, orientati in base all'andamento dei mercati e diversificati di natura.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    4 - A PARTI INVERTITE

    Svolgo questo lavoro ormai da 8 anni e mezzo.
    Sono nell'ambito bancario-finanziario da più di 20 dei miei 41 anni.
    In questo articolo voglio allora provare ad invertire le parti, spiegandoti, grazie all'esperienza accumulata nel tempo, come dovresti vedere la figura del Consulente Finanziario.
    Seguimi allora con attenzione in queste poche righe.

    Come si fa a valutare il "buon Consulente Finanziario"?
    Il Consulente Finanziario è un professionista che non deve dire al cliente ciò che il cliente vuole sentirsi dire.
    Semplicemente deve dirgli ciò che è utile ed importante lui.
    Il Consulente Finanziario è "operativo", ossia suggerisce soluzioni di investimento in base alla pianificazione concordata, nell'esclusivo interesse del suo cliente.
    Il Consulente si deve dunque valutare in base al tempo e alla passione che dedica al cliente nell'analisi della sua situazione finanziaria, nella ricerca di soluzioni personalizzate, nella valutazione approfondita delle sue esigenze.

    Molto spesso, nelle valutazioni dei consulenti da parte degli investitori, uno dei criteri più gettonati per la scelta è la sua affabilità.
    Meglio ancora se il Consulente esegue le istruzioni impartite, dà ragione al cliente e promette alti rendimenti con poco rischio.
    Occorre poi ricordare che la consulenza finanziaria è un processo complesso: quindi il Consulente non agisce normalmente da solo, ma è inserito in un contesto organizzativo che assicura la qualità di ogni fase operativa, per la tutela dei risparmi dei suoi clienti.

    Nel dibattito che ha accompagnato il varo della Mifid2, molto si è discusso dei costi della consulenza.
    Ma, al di là del costo, che va comunque valutato con attenzione, è importante valutare la qualità della consulenza.
    Diffida da chi ti dice che il suo obiettivo è farti risparmiare sui costi!
    Può andar bene, ma solo a parità di qualità del servizio ricevuto.

    Sempre ragionando da cliente, al tuo Consulente devi chiedere di costruire un percorso di pianificazione finanziaria coerente con le caratteristiche della tua famiglia e della tua vita.
    Devi chiedergli di valutare le risorse attuali e future, in funzione del raggiungimento degli obiettivi.
    Devi chiedergli un equilibrio tra crescita e protezione.
    Il Consulente deve trovare questo equilibrio: non la crescita o la protezione, ma crescita e protezione!
    Il Consulente Finanziario di fiducia dev'essere scelto con estrema accuratezza, per potersi poi fidare di lui fino in fondo, e soprattutto nei momenti più difficili.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    5 - QUOTA FAI-DA-TE

    Tra il superamento di Quota 100, la nuova Quota 102 e il prossimo ritorno alla legge Fornero, architettati nella manovra di recente varata dal governo Draghi, la pensione pubblica appare come un rebus sempre più complesso da risolvere per milioni di italiani.
    Sia per quelli ormai prossimi al ritiro dal lavoro, sia soprattutto per i lavoratori più giovani che guardano alla previdenza statale come a un lontano miraggio.

    E se questa attesa rischia di trasformarsi nella più indecifrabile delle incognite, la soluzione ottimale per scommettere sul proprio futuro post-lavorativo, senza rinunciare al benessere e allo stile di vita accumulati durante la carriera lavorativa, è quella di investire i risparmi nel proprio futuro senza perdere tempo.
    Costruire, in un certo senso, la propria Quota fai-da-te, scegliendo strategie e soluzioni che possano generare significativi rendimenti, possibilmente nel medio-lungo periodo.

    Un approccio classico alla costruzione del portafoglio in ottica pensione, si basa sull'orizzonte temporale lavorativo.
    Calcolando gli anni mancanti al pensionamento, si stabilisce allora l'asset allocation ideale, combinando la percentuale di azioni e obbligazioni (equity e bond) ma non solo, in portafoglio.
    Rientrano in questa tipologia i fondi Life-Cycle, al cui interno la quota delle due principali asset class viene automaticamente adattata al rischio man mano che ci si avvicina alla data dell'uscita dal lavoro.
    Ricordi?
    Ho parlato di questa logica di investimento anche nella mia 7in7 del 10 Dicembre scorso (nr.4 - Il ciclo della vita).
    Prendiamo, ad esempio, un lavoratore che prevede di andare in pensione nel 2050, e che ha sottoscritto un fondo Life-Cycle 30 anni prima, nel 2020.
    All'avvio dell'investimento la strategia sarà decisamente più aggressiva, magari con l'80% (o anche più) del portafoglio allocato in equity, e solamente il 20% in bond.
    Nel 2035, a metà percorso, l'equity potrebbe ridursi al 60%, aumentando al 40% la parte di reddito fisso, mentre al traguardo del 2050 la parte azionaria in portafoglio potrebbe essere scesa addirittura al 20-30% del totale.

    Stando ai dati Istat del 2019, l'aspettativa di vita degli italiani si aggira sugli 85 anni per le donne, e sugli 81 per gli uomini.
    Ciò significa che, andando in pensione con Quota 102, si può prevedere di avere ancora da vivere mediamente tra i 17 e i 21 anni.
    Con il ritorno alla legge Fornero, tra i 14 e i 18.
    Un lungo periodo di tempo per godersi la terza età, senza rinunciare, si spera, al benessere.
    Previdenza integrativa (ma non solo) allora!
    Possibilmente con una logica sottostante di investimento Life-Cycle.
    E tu, ti sei già adoperato in tal senso?
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    6 - MA QUANTO PUO' RENDERE DAVVERO UN IMMOBILE?

    Gli italiani sembrano crederci ancora.
    Nel 2021 la casa ha visto una decisa ripresa, anche se più in termini di transazioni che di prezzi.
    Con oltre 650mila compravendite rispetto alle 550mila dell'anno prima, e le 605mila del 2019, il mercato ha pienamente colmato il gap del 2020 causa pandemia, e riacciuffato il trend rialzista del 2019, anche se ancora ben lontano dalla vetta, 850mila compravendite, del 2008.
    Ma adesso?
    La casa può definirsi ancora, come forse in passato, il rifugio "più sicuro" per i soldi degli italiani?

    Perché, se quando si tratta di investimenti finanziari è veramente un attimo verificarne l'andamento, grazie all'home banking e ai vari applicativi messi a disposizione dalle società di consulenza, quando si tratta di immobili è molto complicato fare i corretti calcoli della loro resa in termini percentuali.
    Tutto questo in un contesto, quello del nostro paese, nel quale le seconde case sono quasi il 20% del totale, e in generale l'investimento immobiliare sia ancora il preferito da parte di molti italiani.
    Per fare un pò di chiarezza, soprattutto nel caso tu abbia intenzione di acquistare un immobile a scopo di investimento, prova a seguirmi nel ragionamento e nei semplici calcoli che seguono, per meglio comprendere quanto può veramente rendere quell'immobile.
     
    Supponiamo di aver acquistato un appartamento, che si intende poi locare, per 100.000 €, e di averlo posto in affitto a 500 al mese, incassando così 6.000 € l'anno.
    Facendo un ragionamento molto semplice, potremmo essere tentati a pensare che si tratti di un investimento in grado di rendere ben il 6% all'anno.
    Wow, non sembrerebbe certo male!
    La realtà, però, non è così lineare, e la percezione della vera redditività di un immobile viene spesso distorta, sottovalutandone i costi, le tasse e le manutenzioni nel tempo necessarie, senza poi considerare il rischio che l'affittuario smetta di pagare quanto concordato.

    Proviamo allora a ripartire dal ragionamento che sta alla base.
    A fronte di un acquisto immobiliare da 100.000 €, dobbiamo innanzitutto calcolare circa il 9% in più di costi: le parcelle del notaio e dell'agenzia immobiliare, nonché anche le imposte.
    Si parte pertanto da un investimento effettivo di 109.000 €, non di 100.000.
    Una volta poi che l'immobile sarà in nostro possesso, dovremo pagare annualmente l'IMU, pari circa a 500 € nell'esempio che stiamo facendo.
    Sui 6.000 € di affitto che incassiamo, supponendo di sottoscrivere un regolare contratto con "cedolare secca", dovremo pagare il 21% di tasse, 1.260 €.
    Infine, con l'andare del tempo, vanno messi in conto degli interventi di manutenzione che sicuramente si renderanno necessari (sostituzione caldaia ed altro ancora), e che possiamo stimare all'incirca mediamente in ulteriori 500 € l'anno in via conservativa.
    Vedi allora che dai 6.000 € incassati (si spera) ogni anno di affitto, vanno tolte le tre voci di costo di cui ti ho appena parlato.
    Ci rimangono così in tasca 3.740 € all'anno.

    Mantenendo l'immobile in nostro possesso vita natural durante, quei 3.740 € si traducono in un rendimento annuo pari circa al 3,4% del capitale investito (109.000 €).
    Una resa di tutto rispetto, ma ben diversa dal 6% che a prima vista poteva apparire!
    Se dopo 10 anni andassimo invece a vendere l'immobile, supponiamo per semplicità di calcolo alla stessa cifra a cui l'abbiamo acquistato (100.000 €), il tasso interno di rendimento dell'investimento scenderebbe al 2,74%.
    Questo perché inizialmente abbiamo speso 109.000 €, e ne abbiamo incassati in totale 37.400 di affitto, per poi riprenderne altri 100.000 dalla vendita finale.
    Il netto che ci rimane è quindi pari a 28.740 €, e lo dobbiamo rapportare sempre al capitale totale che abbiamo inizialmente investito, diviso poi per il numero degli anni di proprietà dell'immobile.
    Aumentare l'affitto annuo, o il prezzo di vendita finale dell'immobile, consentirebbe ovviamente di alzare tale tasso d'interesse.
    Ma occorre chiedersi se, nella realtà, tali aumenti siano poi veramente possibili.

    E' bene ricordare, in conclusione, che per rifugiarsi nel mattone, tra mercati finanziari incerti e tassi d'interesse che salgono, ci sono ormai diversi altri strumenti alternativi che consentono di investire somme consistenti, ma anche cifre più contenute, senza un diretto acquisto degli immobili.
    Gli strumenti ad oggi più validi e utilizzati, sono, ad esempio, il crowdfunding immobiliare, con finanziamenti che consentono di partecipare a varie tipologie di progetti, e gli ETF immobiliari, che consentono di investire nelle più grandi società proprietarie di immobili al mondo.
    Acquistare un'immobile ad uso affitto potrebbe essere, in definitiva, anche una buona opportunità di investimento.
    Occorre però far bene i calcoli, considerare tutti i fattori specifici di tale investimento, e sperare che gli affittuari facciano sempre fronte ai loro doveri.
    Anche qui serve allora un (bravo) Consulente!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    7 - TRATTORI AD ALTA TECNOLOGIA

    L'agricoltura ha accettato la sfida del rinnovamento tecnologico.
    Una trasformazione dettata dalla transizione ecologica, ma anche dall'adeguamento produttivo in vista della crescita della popolazione mondiale.
    Anche grazie a questo, in Italia ma non solo, nel corso del 2021 si è registrato un vero e proprio boom di investimenti in macchine agricole, con le immatricolazioni di trattori (di gran lunga la tipologia di macchine più vendute) che hanno raggiunto quota 24.400 unità, con una crescita di oltre il 36% rispetto al 2020.
    A queste vanno aggiunte le quasi 400 mietitrebbie immatricolate, macchine con un costo compreso tra i 300 e i 400mila €.
    Numeri che, nel nostro paese, non si vedevano almeno dagli anni '90.
    Dati sulle vendite che rientrano in un più ampio trend globale, con investimenti aumentati del 12% nel corso del 2021 negli USA, del 25% in India, del 7% in Germania, del 20% in Gran Bretagna, del 13% in Spagna, del 49% in Turchia, del 24% in Russia e del 35% in Giappone.
    Nel nostro paese si è chiuso l'anno con un fatturato di circa 14 miliardi di € (+21% rispetto al 2020), 9 dei quali legati all'export.
    Un'onda lunga che non si sta per esaurire, con costruttori pieni di ordini anche in questo 2022.

    Nuove propulsioni a basso impatto, sistemi di guida autonoma e satellitare, fino anche ad un massiccio ricorso alla sensoristica, sia ottica che ad ultrasuoni, per gestire le operazioni in campo.
    E' molto ampio il ventaglio di innovazioni messe a punto nella meccanica agricola, e che sono alla base del grande boom di investimenti del 2021.
    Sul fronte delle motorizzazioni, solo le trattrici più piccole, quelle che lavorano nei pressi dell'azienda agricola e che non devono coprire grandi distanze, possono utilizzare motori elettrici o ibridi.
    Questo perché con i motori elettrici si riesce ad avere un'autonomia massima di 2 o 3 ore di lavoro, rispetto ad una media della giornata agraria che è di 8.
    Sui trattori di maggiori dimensioni, i motori elettrici richiedono poi batterie talmente pesanti da non riuscire a muoversi nei terreni.
    In futuro, per le trattrici più grandi, il motore diesel potrà essere sostituito da quello a idrogeno, ma occorre tempo.

    L'ambito nel quale, invece, la tecnologia sta facendo passi da gigante è quello della guida autonoma e intelligente.
    Sono molto sviluppate le tecnologie elettroniche Isobus, che consentono di controllare i movimenti delle attrezzature trainate dalle trattrici, o rendere funzionale ed economico il lavoro dei campi.
    Anzi, molto spesso è l'attrezzo a fornire indicazioni al trattore su come muoversi.
    La seminatrice indica direzione, velocità e giri del motore, mentre i sensori ottici interagiscono con i sistemi satellitari evitando di seminare due volte nella stessa porzione di terreno.
    La sensoristica sofisticata guida anche l'utilizzo di mezzi tecnici come antiparassitari ed erbicidi.
    Si sta lavorando su sensori che leggono il terreno: individuano la malerba e spargono l'erbicida solo dove serve, e non sull'intera area coltivata.
    L'ultima generazione di sensori poi, quelli ad ultrasuoni, individua l'intensità fogliare delle piante e dosa gli antiparassitari laddove ci sono più foglie, evitando così che i prodotti chimici finiscano sui frutti.
    La possibilità di rendere molto più efficienti le operazioni di semina e diserbo, offre un'importante leva di competitività alle imprese.
    Un aspetto fondamentale in una congiuntura come quella attuale, che vede un forte rincaro dei costi delle materie prime, dell'energia e dei materiali costruttivi.

    Tutto questo (anche) per informarti del fatto che in agricoltura e innovazione agricola si può investire.
    Sono diverse le soluzioni di investimento offerte oggi dalle varie case prodotto, orientate a questo settore.
    Rimango volentieri a tua disposizione per maggiori info e chiarimenti in merito!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    Da grande appassionato della storia di imprese e imprenditori, nei giorni scorsi ho letto un'intervista fatta a Marc Randolph, co-fondatore e primo CEO di Netflix.
    Alle domanda "quale potrebbe essere a tuo avviso Marc la prossima Netflix? Nell'odierno panorama, in quali settori potremmo assistere a effetti disruptive come quelli che l'azienda che lei fondò ebbe sul mondo dell'home enterteinment?", Randolph ha risposto in questo modo:
    "Non penso che ci sarà mai una nuova Netflix, una nuova Uber o una nuova Amazon.
    Ci sono aziende che vivono in determinati momenti storici, con la giusta leadership e la giusta idea, ma si tratta di aziende rare.
    Agli imprenditori che si rivolgono a me dico spesso di non mirare ad essere la 'prossima qualsiasi cosa'.
    L'unico modo per cambiare le regole del gioco in un settore è quello di tracciare la propria strada.
    In più, va detto che molte volte riusciamo a riconoscere a pieno quale sia questa next big thing solo quando ha già sconvolto un intero settore.
    Focalizzatevi sul creare la vostra azienda, e costruitela in modo che possa essere la cosa migliore che può diventare.
    Chissà che, a quel punto, non diventi la nuova Netflix".

    Con questa condivisione, non mi resta che augurarti un sereno fine settimana.
    Un caro saluto,

    Davide