Menu
www.davideberto.it2022-01-29
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    VICINI E LONTANI
    La maggior parte degli investitori è convinta che tra l'andamento del ciclo economico, e quello dei mercarti finanziari, ci sia una correlazione perfettamente diretta.
    Economie su, borse su.
    Economie giù, borse giù.
    Vista da fuori, è anche un fenomeno piuttosto intuitivo: perché mai aziende che stanno facendo registrare dei buoni dati di crescita e di guadagno, dovrebbero soffrire performance finanziarie negative, e viceversa?

    Così, tuttavia, non è.
    O meglio: questa relazione esiste ed è affidabile nel lungo termine, ma nel breve perde sensibilmente di affidabilità.
    Prendendo, per esempio, l'indice azionario USA S&P500, e il PIL reale americano, solo in pochissimi casi le variazioni dell'indice principale della borsa degli Stati Uniti sono spiegate da quanto accade nell'economia reale.
    In brevi periodi le discordanze tra economia e finanza non sono per niente insolite
    Lo scorso anno tutto questo si è nuovamente manifestato, con ottime performance finanziarie dell'indice borsistico USA (+18%), contro invece una perdita del PIL americano (-2,3%).

    Questa dev'essere vista come l'ennesima dimostrazione che chi è alla ricerca di intuizioni e illuminazioni per investire nel breve termine, ha la garanzia, prima o poi, di rimanere deluso.
    Ed è l'ennesima dimostrazione che, per investire come si deve, occorre farlo in mercati efficienti e con un sottostante potenziale di crescita.
    Il tutto condito necessariamente dall'ingrediente più importante: la PAZIENZA.

    Buona lettura!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    1 - UN BEL REBUS

    Una domanda che in ogni investitore può sorgere spontanea, certamente è:
    Dove vado ad investire, in questo periodo e in questo contesto di mercato, i miei sudati soldi?
    Lascia allora che ti spieghi, in due parole, l'attuale scenario sui mercati finanziari.

    LIQUIDITA' E OBBLIGAZIONI A BREVE TERMINE
    Con un rendimento nominale pari allo 0%, e con un'inflazione ufficiale quasi al 5% (e quella reale-personale chissà a quanto...), il rendimento reale è pesantemente negativo.
    L'unica garanzia è pertanto quella di perdere denaro.
    > Rischio inflazione.

    OBBLIGAZIONI A LUNGO TERMINE
    Con un qualunque aumento dei tassi (che sono attualmente ancora ancorati ai minimi storici), si rischia una perdita in conto capitale da non sottovalutare.
    > Rischio tasso di interesse.

    OBBLIGAZIONI HIGH YIELD (governative o societarie, a più alto rischio emittente).
    Nei momenti di tensione finanziaria, hanno un profilo di rischio più vicino alle azioni che alle obbligazioni.
    > Rischio credito, rischio insolvenza e rischio liquidità.

    AZIONI E MATERIE PRIME
    In uno scenario di elevata inflazione, come quello attuale, sono storicamente gli asset migliori, e così sembra stia succedendo anche oggi.
    Ma con molti mercati ai massimi di sempre, le domande sorgono spontanee:
    Fino a quando durerà questa fase positiva?
    Cosa succederà quando ci sarà un'inversione della fase economica?

    CRIPTOVALUTE, VALUTE TRADIZIONALI, ORO, PRIVATE EQUITY, REAL ESTATE, ALTRI INVESTIMENTI ALTERNATIVI
    Ottimo modo per ampliare il proprio portafoglio d'investimento, diversificandolo e possibilmente anche decorrelandolo, almeno in parte.
    Ma chi non limita queste puntate a una percentuale contenuta del proprio patrimonio, non ha ben compreso i rischi che sta accettando.

    Poco da fare.
    L'attuale campo da gioco è questo.
    E occorre ricordare, soprattutto a chi tiene i soldi liquidi, o investiti in immobili, o in polizze assicurative, e pensa di essere immune dai rischi, che non ci sono alternative al depositare i propri quattrini in queste asset class di investimento.
    Investire ieri, guardando lo specchietto retrovisore, è stato un gioco da ragazzi.
    Qualunque asset ha performato positivamente, e tutti sono diventati (almeno apparentemente...) più bravi di Warren Buffett.
    Investire oggi, con l'obiettivo di ritrovarsi con più soldi domani, è invece un bel rebus.

    Quali sono i punti cardine, che ogni investitore dovrebbe sempre tenere a mente per orientarsi al meglio?
    > Definizione del corretto orizzonte temporale per ogni strumento, sotto-portafoglio e obiettivo.
    > Sana diversificazione, per evitare che l'andamento avverso di un investimento possa causarci dei danni irreparabili.
    > Conoscenza dei rischi presenti su ogni asset class, per valutare se, a fronte del rendimento atteso, vale la pena accollarseli.
    Tutti consigli démodé, per chi non ha mai visto con i suoi occhi, e provato sulla sua pelle, quanto può far male un rischio che diventa realtà.
    Consigli banali e di semplice buon senso, per chi reputa di non avere più nulla da imparare, perché, in linea teorica, pensa di aver capito l'andazzo.
    Consigli che ricordo e ripeto ogni giorno a me stesso e ai miei clienti.
    Li ripeto ogni giorno perché, ovviamente, sia io che i miei clienti siamo umani, e pertanto inclini a dare enorme importanza al breve termine, sottovalutando invece il lungo termine; inclini a dare un peso esagerato alle nostre convinzioni e credenze; inclini a non ragionare in termini di rischio, ma solo in termine di rendimento (spesso passato, neppure potenziale e atteso).

    Chi ha risposte facili, veloci e sicure alla domanda di partenza "dove vado ad investire i miei soldi?", anziché una robusta strategia di pianificazione finanziaria personalizzata, o non ha soldi, o non ha cervello, o non ha esperienza.
    Oppure ancora, un mix di tutto questo. 
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    2 - NON E' MAI FACILE, COME QUALCUNO VUOLE INVECE FAR CREDERE

    - Rendimento medio annuo del 38%;
    - Rendimento totale, dal 1997 ad oggi, pari circa al 206.406%.
    Queste sono le pazzesche cifre percentuali che contraddistinguono il titolo azionario dell'azienda X.
    (Solamente alla fine dell'articolo ti svelerò il nome dell'azienda di cui ti sto parlando a titolo di esempio).

    Visti i risultati, è una scelta piuttosto furba utilizzare come esempio l'andamento di questo titolo per far comprendere quanto sia redditizio investire in azioni.
    Molti pseudo-investitori, viste queste stellari percentuali, in un contesto di mercato costantemente al rialzo, possono essere spinti a diversificare sempre meno i propri portafogli, nella speranza di scovare, nel mercato, la nuova X per diventare milionari.
    Il problema è che con le azioni singole non è mai così semplice.

    Poniamo infatti che, per bravura o per fortuna, tu abbia investito sul titolo di una società che tra 15 anni diventerà la nuova X.
    Ovviamente tu oggi non puoi sapere che quest'azienda diverrà uno dei colossi del futuro.
    A un certo punto, le azioni su cui hai investito fanno segnare -95%.
    Ci hai investito 1.000€? Te le trovi a deposito titoli ad un valore di 50€.
    Ci hai investito 10.000€? Te le trovi a deposito titoli ad un valore di soli 500€.
    Una carneficina in cui verrebbe letteralmente decimato il valore del tuo investimento. 
    La domanda che ti voglio porre, alla quale devi rispondere sinceramente, é: le terresti ancora in portafoglio?
    Molto probabilmente non ci crederai più e le venderai.
    Sempre, ovviamente, se non le hai già vendute in precedenza, prima di quel tremendo -95%...
    Cosa che sarebbe sicuramente avvenuta, nel caso in cui avessi investito in questo titolo una fetta importante del tuo patrimonio.

    La verità è che, in una situazione del genere, anche se avessi investito una piccola parte del tuo capitale, non saresti rimasto razionale come tu credi.
    Ti troveresti, anzi, in una situazione che ha saputo minare il tuo capitale psicologico, quello che ti permette di gestire al meglio le oscillazioni dei mercati.
    "Sì, ma è un esempio esagerato! Non è possibile che un'azienda che diventerà la nuova X arrivi a perdere addirittura il 95% del suo valore!!".
    E invece può accadere.
    Eccome se può accadere.
    Il titolo X, durante la bolla delle Dot.com di inizio anni 2000, in 1 anno e 8 mesi arrivò a perdere in borsa il 95,07%.
    Chi, in questa occasione, sarà riuscito a tenere quel titolo in portafoglio?
    Il suo fondatore probabilmente, qualche collaboratore della prima ora, forse qualche piccolo investitore che avendovi investito una contenuta frazione del proprio patrimonio avrà deciso di non vendere in attesa di tempi migliori.
    Una scelta non ottimale nella maggioranza dei casi, che però ha funzionato in questo caso specifico.
    E' tuttavia probabile che alcuni di questi piccoli investitori abbiano poi venduto non appena il titolo è tornato in pari.
    Come biasimarli, vista la brutta esperienza provata...

    Tutto questo per dirti e farti comprendere, che investire in singole azioni non è mai facile, come qualcuno vuole invece far credere.
    Anzi, richiede sangue freddo, una buona dose di fortuna, oltre che un continuo monitoraggio dei mercati e dei business delle aziende stesse.
    Una soluzione impraticabile per la maggior parte degli investitori non professionisti, e con dei rischi, sia finanziari che psicologici, che è necessario conoscere e saper gestire.
    Una soluzione che va comunque messa in pratica solo dopo aver sistemato tutti gli altri aspetti, come le coperture assicurative, i "cassetti" della liquidità e delle possibili emergenze, gli investimenti di lungo termine con specifiche finalità (studi futuri dei figli, casa, rendita previdenziale, ecc.).
    Perché le probabilità che tu riesca a integrare la tua pensione, o a mandare i tuoi figli a studiare in prestigiose università, con il guadagno ottenuto dalla compravendita del titolo della nuova X, sono davvero molto, molto basse.
    Credimi.

    P.S. Ora puoi sostituire X con AMAZON!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    3 - CHI VI INVESTE, CI PERDE

    Ti sei accorto anche tu, in questi mesi, che il caro-vita si sta facendo particolarmente sentire? 
    Anche i dati ufficiali lo confermano. 
    A fine Novembre l'inflazione ha registrato un'impennata del 3,8%, come non accadeva da ben 13 anni! 

    In questo scenario succede allora che le spese si impennano, mentre il valore degli investimenti a reddito fisso si inabissa. 
    Te lo dico in parole semplici: investendo oggi 1.000€ in un BTP, ti ritroveresti fra 5 anni ad avere in mano 920€ in termini reali.
    Allungando il tempo dell'investimento, le cose addirittura peggiorano: tra 10 anni avresti 900€ reali, tra 15 ne avresti 910. 
    Attorno a noi lo scenario è ancora più fosco, con i sottoscrittori di Bund tedeschi o titoli governativi inglesi che dovranno fare i conti con una perdita di valore ben maggiore: fino anche al 30% in meno, investendo a 15 anni. 
    Questo accade perché le cedole pagate dai titoli di stato sono basse, molto più basse dell'inflazione, che spinge invece al rialzo i prezzi dei beni e dei servizi che quotidianamente acquistiamo. 
    Puntando su titoli di stato, o simili, non si ottiene allora una remunerazione sufficiente per compensare l'aumento del costo della vita.
    Ci si impoverisce.
    I rendimenti offerti non sono più coerenti con un'inflazione galoppante.
    E' anche per questo motivo, che nelle scorse settimane i risparmiatori italiani non hanno certo fatto ressa e non hanno sgomitato, per sottoscrivere il nuovo BTP Futura.
    I rendimenti reali (al netto cioè dell'inflazione) sono così abbondantemente negativi che iniziano a risultare davvero indigesti anche ai palati solitamente meno reattivi nel cambiare menù.
    Gli analisti riassumono così la situazione attuale "Se sei un investitore in titoli di stato hai due opzioni: perdere soldi velocemente, oppure lentamente".

    Che fare dunque?
    I gestori di fondi rispondono all'unisono: bisogna volgere lo sguardo verso gli asset reali, in particolare le azioni dell'ambito finanziario ed energetico, il settore immobiliare, le materie prime.
    Questo si fa per rimanere agganciati ai trend di crescita, e incrementare i propri averi al passo con l'inflazione e l'economia. 
    E' questa anche la strada tracciata dal teorema Modigliani-Miller, secondo cui, in presenza di elevata inflazione bisogna puntare sul mercato azionario.
    Ciò non significa che tutto il mondo obbligazionario va evitato, ma bisogna saper scegliere
    Ad esempio, nel mondo dei bond high-yield (ad alto rischio e rendimento) ci sono ancora sacche di valore inespresso.
    Bisogna saperle cogliere.
    Anche le obbligazioni convertibili (in azioni) riservano possibilità di rendimento. 
    Un piccolo risparmiatore non può, però, saperle scovare da solo.
    Se fino a poco tempo fa, andava bene tutto nel mondo obbligazionario, oggi non è più così, e il popolo dei BOT-people si trova a dover gestire un'enorme mole di ricchezza privata, senza più avere soluzioni semplici e rassicuranti alla propria portata.

    Per paura di sbagliare, molti si rifugiano nei conti correnti o nei bond, dove però l'erosione inflattiva rende, a poco a poco, tutti più poveri. 
    Staremo allora a vedere se le Banche Centrali sapranno (e vorranno) agire in modo pronto ed oculato, bilanciando l'uscita dalle politiche iper-espansive e dal periodo di tassi a zero, senza compromettere i delicati equilibri su cui poggiano i risparmi di milioni di cittadini in tutto il mondo. 
    Nel frattempo, ti consiglio di non rimanere soltanto a guardare, ma di rivolgerti ad un bravo Consulente Finanziario che sappia spiegarti queste dinamiche, e indicarti le giuste soluzioni di investimento congrue al tuo profilo di rischio e ai tuoi obiettivi di vita.
    Se ti va e ancora non sei un mio cliente...io ci sono!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    4 - IL CICLO DELLA VITA

    Quanto sono ambiziosi i miei obiettivi?
    Quanto sono disposto a rischiare, durante il percorso dell'investimento, per realizzarli?

    La risposta a queste 2 domande dovrebbe tracciare le coordinate del proprio personale (e personalizzato) percorso di pianificazione finanziaria.
    Ma non è detto che la risposta debba poi restare fissa e inamovibile per tutta la durata di un investimento, destinato a protrarsi, magari, per 10, 20 o 30 anni.
    Maggiore è il tempo a disposizione, più si può alzare l'asticella del rischio, dando fiducia nel proprio portafoglio soprattutto ai mercati azionari.
    La ricetta generale si può così riassumere: più azioni in portafoglio da giovani, più obbligazioni (ed eventualmente anche liquidità) in portafoglio a mano a mano che l'età avanza.
    Ogni 5 o 10 anni, meglio allora fare un restyling, riducendo eventualmente il peso delle Borse, a favore del reddito fisso obbligazionario o del cash.

    Trovare il giusto equilibrio fra i vari asset da inserire in portafoglio non è certo semplice.
    Il mercato azionario è la classe di attivo che statisticamente ha offerto i guadagni più robusti sul lungo termine: Wall Street, ad esempio, negli ultimi 120 anni ha garantito un rendimento reale (netto inflazione) del 6,6% medio annuo.
    Ben il triplo rispetto ai rendimenti obbligazionari che, nello stesso lunghissimo arco di tempo, hanno messo a segno un più modesto 2,1%.
    Sulla carta, quindi, i mercati azionari (purché gestiti con il dovuto orizzonte temporale, e con una buona dose di sangue freddo) sono il miglior alleato dell'investitore, insieme al fattore tempo, perché permettono di massimizzare i benefici della capitalizzazione composta dei rendimenti, che, anno dopo anno, allarga la base di calcolo sulla quale maturano le performance future al netto delle correzioni.
    Lungo il tragitto, però, inevitabilmente si presenteranno delle fasi di ribasso che possono essere anche molto violente, ma magari limitate nel tempo, come accaduto nel Febbraio/Marzo 2020 causa Covid.
    Questi, più o meno lunghi, periodi di stress sui mercati, andrebbero visti come delle turbolenze in volo, dei vuoti d'aria solo temporanei, anche se non è certo semplice gestire l'emotività quando si ha a che fare con i momenti di profondo rosso dei mercati, vedendo i propri sudati risparmi assottigliarsi sempre più.
    Una cosa è certa: rendimenti e rischi vanno quasi sempre a braccetto.

    Una buona strategia e logica di investimento è sicuramente quella Life Cycle, che accompagna l'investitore lungo il suo ciclo di vita, adattando la struttura del portafoglio via via che ci si avvicina all'obiettivo finale.
    Una soluzione di compromesso che consente di accedere a potenziali rendimenti più elevati grazie all'esposizione ai mercati azionari, mettendo però di tanto in tanto anche del fieno in cascina, per valorizzare progressivamente i guadagni ottenuti e contenere l'effetto di potenziali perdite.
    Anche perché, bisogna mettere in conto che un forte ribasso potrebbe concretizzarsi proprio in prossimità della meta da raggiungere.
    Con il trascorrere del tempo, e con l'avvicinarsi allo striscione del traguardo, si riducono quindi le azioni in portafoglio a favore delle obbligazioni o della liquidità, abbassando di conseguenza il rischio complessivo e la volatilità di portafoglio.
    D'altronde, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, no?

    Ad ognuno la sua ricetta allora, gestita però preferibilmente dalle sapienti mani di uno chef stellato: un buon Consulente Finanziario a cui affidarsi, che sappia scegliere ed amalgamare al meglio gli ingredienti a disposizione.
    Non dimenticare poi di effettuare un periodico check del tuo portafoglio investimenti, per restare coerente agli obiettivi e ai traguardi da raggiungere!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    5 - PAESE DI POVERI O EVASIONE DI MASSA?

    Seguimi tra i (tanti) numeri di questa news, che permettono di darti un'idea della situazione reddituale odierna del nostro paese.
    Un bel respiro profondo allora, e andiamo!

    Il 57% degli italiani, vale a dire circa 14,5 milioni di famiglie su un totale censito Istat di 25,7 milioni, vive in media con meno di 10.000 € lordi l’anno.
    Questo emerge dall’ultima analisi del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che ha analizzato le dichiarazioni dei redditi degli italiani relativi al 2019, e dichiarati nell’anno pandemico 2020.

    In dettaglio, su 41,5 milioni di persone che hanno presentato la dichiarazione, 10 milioni di cittadini hanno dichiarato di aver guadagnato redditi che vanno da situazioni addirittura negative a un massimo di 7.500 € l’anno.
    Poiché gli abitanti nel 2019 erano 59,7 milioni, a ogni dichiarante corrispondono circa 1,44 abitanti che, in generale, rappresentano le persone a loro carico.
    Pertanto, a questa prima classe corrispondono 14,48 milioni di abitanti che, in base alle loro dichiarazioni, vivrebbero per un intero anno con una media di 3.750 € lordi l’anno (media aritmetica tra 0 e 7.500), pari a 312 € al mese da dividersi per 1,44.
    Meno di una pensione sociale!

    Altri 8,1 milioni di contribuenti, dichiarano redditi compresi tra 7.500 e 15.000 €.
    A questi corrispondono 11,66 milioni di abitanti che, sulla base di quanto comunicano al fisco, vivrebbero con una media di 11.250 € lordi l’anno, pari a 938 € al mese.
    Soldi che devono bastare a mantenere le solite 1,44 persone, per un nominale quindi a testa di 651 € al mese.
    Meno dell’importo previsto dal reddito di cittadinanza (780 €)!

    Secondo lo studio Itinerari Previdenziali, ci sono poi altri 5,55 milioni di italiani che dichiarano redditi tra i 15 e i 20.000 € lordi l’anno.
    Per il solito calcolo, corrispondono a costoro 8 milioni di abitanti che vivono con una media di 17.500 € lordi l’anno, da dividersi sempre per 1,44.
    Riassumendo, i contribuenti delle prime due fasce di reddito (fino a 7.500, e da 7.500 a 15 mila euro) sono 18.140.000, pari al 43,7% del totale dei dichiaranti, di cui 6,134 milioni di pensionati, che evidentemente hanno versato poco o nulla a livello di contributi.
    Quindi, o sono un esercito di sfortunati, o hanno evaso mica male in 67 anni di vita...
    In totale, questi dichiaranti pagano solo il 2,31% di tutta l’IRPEF, cioè circa 4 miliardi.
    A questi contribuenti (si fa per dire...), corrispondono 26 milioni di abitanti che, per il solo servizio sanitario di cui beneficiano gratuitamente, costano ad altri cittadini “volonterosi” ben 50,4 miliardi.
    Poi ci sono tutti gli altri servizi forniti da Stato, regioni, comuni, comunità montane e così via, di cui evidentemente si rendono poco conto se evidenziano un continuo malcontento che si riflette nelle urne.

    In totale, queste prime 3 classi, pari a 34 milioni di abitanti, poco più del 57% della popolazione del paese, pagano 14,7 miliardi di IRPEF, pari all’8,35% del totale d’imposta.
    È un dato credibile?
    Difficile pensare che gli abitanti di un paese membro del G7, vivano come quelli di un Paese del nord Africa.
    Non trovi?

    Anche perché, ad esempio, secondo i dati dell’Agenzia dei Monopoli, i nostri connazionali hanno investito nel 2019 oltre 125 miliardi di € tra gioco regolare e gioco d'azzardo.
    Più della spesa sanitaria totale, che si ferma sotto i 115 miliardi. 
    Per non parlare, sempre ad esempio, del parco circolante in Italia che nel 2019 era di 52,4 milioni di unità, composto da oltre 39,5 milioni di auto.
    Solo il Lussemburgo ha più macchine di noi tra gli Stati dell’Unione Europea, anche se va considerato che il 56% delle vetture nel nostro Paese ha tra i 5 e i 20 anni di anzianità, e, in quanto vecchie, costano in manutenzione più del nuovo.
    Dopo le autovetture vengono i motocicli (6.896.000 unità), e i veicoli commerciali e industriali (5.775.000 unità).
    Non male per un popolo di poveri!

    Quelli che dichiarano guadagni annuali dai 35.000 € in su, sono solamente il 13,22%, pari cioè a 5,5 milioni di persone.
    Meno del 10% della popolazione per intenderci, che paga però il 58,9% di tutta l’IRPEF e non gode di alcuna agevolazione, bonus, sconti.
    Solo i bonus edilizi, la previdenza complementare e poco altro.
    Sommando anche i redditi da 29 a 35.000 €, risulta che il 71,5% di tutta l’IRPEF è a carico del solo 21% di popolazione.
    E c’è molta gente in parlamento che vorrebbe aumentare a questo 21% di “maledetti” ricchi, le tasse o applicare una patrimoniale, magari anche sugli immobili con la revisione del catasto...
    E anche aumentare la tassazione sui redditi finanziari, senza capire che, se uccidiamo il risparmio, possiamo dire addio al sostegno all’economia e all’acquisto dei titoli di Stato.
    Peraltro, gran parte di questo 21% è costituito da quanti (imprenditori o dirigenti d’azienda) creano occupazione, non disponibile per decreto.

    I dichiaranti redditi lordi superiori ai 100.000 € (in Italia si parla sempre di lordo, e il netto di 100.000 è pari a circa 52.000 €...) sono solo l’1,21%, pari a poco più di 501.000 contribuenti.
    Solo questi versano il 19,5% dell’IRPEF.
    Scusami se ti ho fatto venire il mal di testa, ma alla luce di questi dati, crediamo ancora ai racconti dei cosiddetti progressisti, e cioè che siano solo i ricchi a evadere, o siamo forse in presenza di un’evasione di massa?
    Bel paese il nostro, non trovi?
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    6 - TRUFFE: COME RICONOSCERLE NEL MONDO DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI

    Migliaia di persone perdono, ogni anno, milioni di € a causa di truffe sugli investimenti.
    Internet è diventato uno degli strumenti più utilizzati per commettere frodi finanziarie, e i criminali sono sempre più sofisticati.
    Fortunatamente però, ci sono alcuni segnali di avvertimento che possiamo usare per evitare di cadere vittime dei criminali e dei loro tranelli finanziari.
    Le truffe, nel mondo degli investimenti, mirano a convincere persone ignare a consegnare il loro denaro a dei truffatori.
    Questi truffatori possono sembrare autorevoli, apparendo competenti sui siti web, fornendo testimonianze e vario materiale di marketing.
    La tecnica di truffa ancora oggi più famosa e utilizzata, è il classico schema Ponzi, dove il denaro viene raccolto dai nuovi investitori per pagare interessi e dividendi agli investitori precedenti, e mantenere così in piedi la credibilità e il castello di niente.
    E' solo una questione di tempo perché la struttura costruita dai truffatori crolli, lasciando tutti senza soldi.

    Per riconoscere se una proposta di investimento ricevuta è una truffa, si possono considerare i 10 seguenti segnali di allarme:

    1 - Hai ricevuto un’offerta non richiesta via telefono, sms, email, oppure addirittura tramite una persona in carne ed ossa che bussa alla tua porta.

    2 - La persona che ti ha contattato non è stata in grado di fornire risposte chiare alle tue domande.

    3 - Dopo la proposta ricevuta, l'operatore continua a scriverti o a contattarti in maniera insistente, per indurti ad investire (il cosiddetto cold calling).

    4 - Ti costringono a prendere una decisione rapida.

    5 - L'operatore non ti permette di ricontattarlo, oppure ti viene fornito solamente un numero di cellulare per contattare l’azienda proponente.

    6 - Tutte le informazioni fornite non trovano conferma all'interno del sito web dell'azienda.

    7 - Ti viene offerto un alto rendimento, facilmente raggiungibile in cambio di un rischio contenuto, sull'investimento proposto, ed ulteriori incentivi per portarti ad investire.

    8 - Ti vengono fornite false recensioni da parte di altri investitori, e affermano che altri clienti hanno già investito o desiderano prender parte all'affare proposto.

    9 - Cercano eventualmente anche di fingersi amici, per darti un senso di sicurezza.

    10 - Il dominio internet dell'azienda ha sede in paesi offshore o in paradisi fiscali (Malta, Cipro...).

    Prima di investire, è bene chiedere maggiori informazioni alla persona che ti ha contattato.
    Puoi chiedere, per esempio, dettagli sulla società, se è autorizzata o regolamentata, e chi è l'autorità o il regolatore, qual'è il numero di iscrizione all’elenco della Consob (commissione di vigilanza sulle società e la Borsa) e dove ha sede l’azienda.
    E’ anche possibile fare alcuni controlli in proprio.
    In primo luogo, si può andare sul sito web dell'autorità di vigilanza per verificare se il soggetto è autorizzato.
    In secondo luogo, si può cercare il sito web/dominio dell'azienda con il nome con cui opera, al fine di evitare i cosiddetti "siti clone" (società illegali che utilizzano siti web/domini il cui nome è simile a quello di una società autorizzata).
    In terzo luogo, è bene controllare il registro dei servizi finanziari del paese in cui l'azienda dichiara di avere la sua sede legale e le relative informazioni (nome, sede, ecc.).
    E' utile, in alternativa, inserire il nome dell'azienda in un primario motore di ricerca (Google ad esempio) e vedere quali sono i principali risultati che si ottengono, con i commenti sui forum, i blog e altri siti.
    In quarto luogo, è consigliabile consultare l'archivio avvisi della Consob, che segnala le attività finanziarie svolte in modo fraudolento.
    Se al termine di queste verifiche non si ottengono informazioni chiare e complete, meglio evitare di accettare proposte di investimento: molto probabilmente sono dei veri e propri tentativi di truffa.

    La pratica abusiva dei servizi di investimento è un crimine.
    Se si nutrono dei sospetti è bene denunciare l'azienda o la sua attività, all'autorità di vigilanza locale.
    Se sono state consegnate le coordinate bancarie all’operatore finanziario sospetto, bisogna immediatamente avvisare la banca, e diffidare in genere delle persone che promettono poi di restituire i soldi eventualmente persi.
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    7 - UN NUOVO PARADIGMA PER LA GESTIONE DELLE INFORMAZIONI

    E' un argomento ormai "da bar" quello inerente le criptovalute.
    Tutti ne parlano, e tutti vorrebbero investirci nella speranza di fare il colpaccio.
    Ma sono veramente in pochi quelli che hanno ben chiaro in testa di che cosa si tratti realmente.
    Quasi mai, poi, viene nominata la tecnologia Blockchain che sta alla base, e che, almeno per ora, ha trovato proprio nel mondo delle cripto la sua massima espressione. 
    Sono però infinite le opportunità di cui potremo beneficiare in futuro grazie ad essa, ben oltre la mera speculazione criptovalutaria.
    In questo articolo cercherò allora di spiegarti come funzionano le "catene di blocchi", e perché il loro potenziale è veramente rivoluzionario in ottica futura. 

    Partiamo dalla base.
    La definiscono come la più grande tecnologia mai inventata dopo Internet, ma cos'è concretamente una Blockchain?              
    Si tratta di un registro pubblico, in grado di immagazzinare informazioni e transazioni all'interno di blocchi di dati incatenati tra loro.
    Una sorta di nuovo modo di gestire le informazioni pertanto.
    Come un registro scolastico, un libro mastro, un libro contabile o notarile, ma difficilmente paragonabile ad altri processi già conosciuti.
    Non c'è un server centrale: tutti i nodi della rete comunicano fra di loro in maniera paritaria (peer-to-peer).
    Essendo open source, chiunque può accedere a questo pubblico registro, o scaricare una copia della Blockchain sul proprio pc.
    Essendo crittografato, ogni blocco contente i dati delle transazioni genera un marchio temporale (data e ora esatta in cui è stata inserita l'informazione), ed è crittograficamente collegato al blocco precedente.
    Ciò rende l'informazione inserita non modificabile e verificabile, garantendone sicurezza e trasparenza.
     
    Un'altra caratteristica fondamentale della Blockchain è l'essere basate sul consenso: ogni informazione o transazione inserita dev'essere verificata dal 50%+1 dei nodi di rete che partecipano alla catena.
    Tutti i partecipanti possono farlo, perché tutti, come abbiamo visto, sono paritari tra di loro.
    Così facendo e gestendo le cose, scompare la necessità di intermediari, perché le condizioni di azione e le regole sono uguali e accettate da tutti, senza possibilità di corruzione, furto o truffa.
    Ciò comporta un'enfasi particolare sul concetto di fiducia, in un mondo dove ormai tra noi umani la fiducia non esiste più (o quasi).

    Come dicevo all'inizio dell'articolo, ad oggi l'applicazione più nota e diffusa di questa tecnologia è stata nella generazione di Bitcoin e criptovalute.
    Ma i possibili sbocchi della Blockchain sono molteplici, in particolare per la generazione di smart contract e token.
    Lo smart contract, o "contratto intelligente", è la trascrizione, sottoforma di codice informatico, di un normale contratto.
    In questo modo se ne fissano le condizioni, e vengono eseguite in via automatica le azioni previste dal contratto stesso.
    Un pò come il distributore di bevande dell'università, o del luogo di lavoro, eroga automaticamente la giusta quantità di caffè solo dopo aver verificato il corretto inserimento di una moneta con determinati requisiti di grandezza, peso, spessore, ecc.
    O, ancora, immaginiamo un'applicazione di smart contract in un contratto di acquisto a rate di un'automobile: il cliente ritira la sua auto e paga la prima rata al momento del ritiro, poi inizia ad utilizzarla, e si impegna ogni mese a pagare le rate successive.
    Se nel mese X non dovesse corrispondere la rispettiva rata, lo smart contract darebbe ordine in automatico all'auto di non mettersi più in moto, rendendola così inutilizzabile.
    Tutto ciò può avvenire in maniera automatizzata, perché l'intervento umano è richiesto solo nella fase di generazione del codice informatico, cioè del contratto.
    In seguito, la catena di blocchi lavora da sè.

    Non ti sto parlando di mera teoria: ci sono già molti investimenti, sia privati che pubblici, orientati a tutto questo.
    Pensa che recentemente la SIAE ha stretto una partnership strategica fondamentale con Algorand, nota piattaforma blockchain, finalizzata alla gestione efficiente e trasparente dei diritti d'autore, così da poter permettere in futuro agli aventi diritto, di ricevere istantaneamente e direttamente le royalties sulle loro opere.
    Sempre più si andrà allora verso un futuro caratterizzato da decentralizzazione e disintermediazione.

    Siamo innegabilmente all'inizio di una nuova epoca, proprio come accadde con Internet oltre 30 anni fa.
    Anche i mercati finanziari stanno seguendo questo crescente e diffuso interesse, e lo abbiamo visto con l'impressionante aumento di valore di Bitcoin e simili.  
    Parlando di criptovalute e Blockchain in ambito finanziario, è necessaria una buona dose di prudenza.
    Ci si deve approcciare a questo nuovo settore con diversificazione e professionalità. 
    Sento spesso, infatti, di persone che non hanno mai investito prima in vita loro, e che vorrebbero iniziare a farlo proprio dal mondo cripto, attratte dalla crescita mirabolante avvenuta negli ultimi anni. 
    Ma, come sempre, non è tutto oro quello che luccica, e serve un occhio esperto per riconoscere il vero valore, presente e futuro. 
    Fai da te?
    Anche no, grazie!
  • play_arrow
    volume_up
    volume_down

    Recentemente sono incappato in un articolo che raccontava della vita di Thomas Sowell, un genio di economista americano, oggi 90enne.
    Un suo aforisma mi è piaciuto molto, e voglio condividerlo con te, in conclusione di questa mia 7in7.

    "La prima lezione dell'economia è la scarsità: non c'è mai abbastanza di qualcosa per soddisfare pienamente tutti quelli che la vogliono.
    La prima lezione della politica è invece ignorare la prima lezione dell'economia".

    Ti auguro un sereno fine settimana!
    Un caro saluto.

    Davide