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www.davideberto.it2021-06-23
  • IL POTERE DELLE GIUSTE DOMANDE
    Molti clienti sottoscrittori di PAC (piani d'accumulo) o di Fondi Pensione, tendono spesso a chiedermi "Quanto potrò ottenere alla fine, iniziando ora ad accumulare?".
    Ci si concentra sempre sul rendimento e sull'andamento, nel tempo, dei mercati finanziari, che rimane pur sempre importante ma che rischia di spostare pericolosamente il baricentro dell'attenzione.
    Ma la domanda vera dovrebbe essere un'altra: "A che cosa dovrò rinunciare se non inizio a risparmiare e ad investire quel risparmio?".
    Perché il punto è proprio questo: qual'è il costo del NON FARE, prima che del FARE?
    Ti do un consiglio a tal proposito: inizia ad elencare tutte le esigenze alle quali sai perfettamente di dover dare seguito, e che rimarranno inevase se non inizi a far qualcosa.
    Decidi tu se metterci prima l'integrazione pensionistica, le risorse per far studiare i figli o per comprare casa, i viaggi che sognavi di fare da bambino o tutto quello che per te conta.
    Ricordi tutte le volte che ti ho parlato di avversione alle perdite?
    Evitare una perdita, per il nostro cervello, conta più che ottenere un guadagno.
    Ragionare sulle cose alle quali si dovrà rinunciare se non si pianifica per tempo può essere allora il modo migliore per scuotere la coscienza e darsi una mossa.
    Darsi una mossa da subito però.

    Ti auguro una buona lettura!
  • 1 - STABILISCI I TUOI OBIETTIVI, E CERCA DI RIMANERVI FEDELE (1 di 2)

    Gli obiettivi ci motivano, e tendiamo a lavorare duramente per raggiungerli.
    Lo dimostrano anche importanti studi psicologici.
    Fissare degli obiettivi concreti consente anche di avere più probabilità di raggiungerli, rispetto al rimanere invece vaghi e astratti.

    Anche in ambito finanziario è molto importante fissarsi degli obiettivi, e lavorare poi possibilmente per raggiungerli.
    Alcuni obiettivi possono essere di breve termine, come un viaggio o l'acquisto di un'auto, altri sono invece di più lungo periodo, come l'acquisto di una casa o la pensione.

    5 sono i passi suggeriti per stabilire i propri personali obiettivi di investimento.
    Quest'oggi vedremo i primi 3:

    1. Fà la lista dei tuoi obiettivi
    Il primo passo consigliato, consiste nel redigere una lista dei propri obiettivi e dell'intervallo temporale necessario al loro raggiungimento.
    Possiamo allora avere gli obiettivi di breve termine (da raggiungere in 5 anni o meno), di medio termine (da 5 a 10 anni da oggi), e di lungo termine (oltre i 10 anni).
    E' importante essere il più precisi possibile nello specificare il tempo a disposizione e la data entro la quale si spera di centrare l'obiettivo.
    Se, ad esempio, hai due figli che potrebbero andare entrambi all'università, ti consiglio di fare due registrazioni separate.
    Nella lista delle priorità finanziarie non vanno dimenticati i debiti, sia che si tratti di un mutuo o di un finanziamento.

    2. Quantifica gli obiettivi
    Il passo successivo è quello di stimare il costo di ciascun obiettivo.
    Per gli obiettivi di breve e per quelli di medio termine dovrebbe essere piuttosto semplice, ma per quelli di più lungo respiro sarà certamente più complicato.
    La grande incognita nel lungo periodo è l'inflazione: anche se attualmente è piuttosto bassa rispetto agli standard storici, è ragionevole ipotizzare un tasso di inflazione medio annuo attorno al 2% per gli obiettivi di lungo periodo.

    3. Fissa degli obiettivi SMART
    Gli obiettivi devono essere:
    - Specifici, ossia chiari e inequivocabili.
    - Misurabili, con criteri che misurano i progressi verso il loro raggiungimento.
    - Adattabili, regolabili quindi (se necessario) durante le periodiche revisioni del portafoglio.
    - Realistici, a portata di mano e pertinenti allo scopo.
    - Temporalmente definiti, con un chiaro orizzonte temporale che includa una data di inizio e un traguardo.

    A fra due settimane con gli ultimi 2 passi per stabilire i propri personali obiettivi di investimento.
  • 2 - IL RISCHIO: DA NEMICO AD AMICO

    Quale rendimento mi posso aspettare da un determinato mercato?
    Come posso capire quando è il momento buono per vendere o comprare?
    Tutti noi vorremo avere risposte pronte a queste e ad altre domande di tipo finanziario.
    Naturalmente trovare soluzioni non sarà mai semplicistico, considerate le variabili in campo.

    Nella pratica, quando si presenta ad un cliente un nuovo potenziale investimento con le sue diverse opportunità connesse, molto spesso si parte dalla storia e dunque dal rendimento medio conseguito dall'investimento in passato per immaginarne le prospettive future.
    Ma il dubbio, guardando nello specchietto retrovisore, sorge spontaneo: si possono utilizzare i dati di una redditività passata per stimare quella futura?
    Se un indice azionario, ad esempio, negli ultimi 15 anni ha offerto un rendimento medio annuo del 7%, posso attendermi che questo mercato generi nel prossimo futuro la stessa performance?

    Il punto, a mio avviso, non è tanto quello di andare a delineare delle possibili performance future, ma piuttosto quello di aver chiaro come si dovrebbe agire di fronte a eventuali scenari estremi, come accaduto tra Febbraio e Marzo del 2020, più forieri di reazioni emotive.
    Una forte correzione degli indici azionari è poco probabile, ma sempre possibile come abbiamo visto.
    Succede raramente, ma succede.
    Assistere a questi eventuali e bruschi movimenti non dovrebbe generare, come spesso accade, uno stato di preoccupazione che poi porta la maggior parte delle persone a uscire dai mercati.
    Questi sono gli effetti assai prevedibili di quando si percepisce il rischio finanziario come un nemico, un avversario da combattere.

    Al contrario, dovrebbe scattare la "molla della consapevolezza".
    Dati alla mano, cosa è più probabile che accada dopo aver osservato impotenti la violenta caduta dei mercati?
    Cosa è verosimile attendersi dal punto di vista statistico e oggettivo?
    Esiste, insomma, la possibilità di far diventare il rischio amico, e di sfruttarlo a proprio vantaggio?
    Toccando un punto di minimo, nel grafico di un indice finanziario, ci si trova di fronte a un segnale di acquisto, e non di vendita!
    Di ingresso, non di uscita!

    I numeri dimostrano sempre la natura ciclica dei mercati finanziari.
    Di conseguenza, acquistare e investire in una fase di discesa dei mercati stessi può generare valore in maniera importante.
    Questo, allo stesso modo in cui è importante valutare un alleggerimento degli asset più rischiosi quando ci si trova all'apice dei rendimenti.
    In sostanza, gli eccessi dei mercati sono il vero fertilizzante della ricchezza.
    Comprendere questo consente non solo di trasformare il rischio da nemico in amico, traendone maggiore profitto in termini economici, ma allo stesso tempo asseconda il famelico desiderio delle persone di maneggiare e padroneggiare il futuro finanziario.
    Perché la sfera di cristallo in realtà esiste: è nel rispetto dei numeri e di un paziente metodo che a volte fa soffrire, ma che non tradisce mai chi lo mette fedelmente in pratica.
  • 3 - COSA SONO E COSA MISURANO GLI INDICI DI BORSA MONDIALI

    Quando si parla di indici di Borsa, si fa riferimento a panieri di azioni composti da quantità variabili di titoli.
    Si va da indici che contengono centinaia di titoli, ad altri che ne contengono invece poche decine.
    Gli indici possono raccogliere titoli rappresentativi di un certo settore, così come di uno specifico paese o area geografica.
    L'andamento di un indice rappresenta allora la media (non matematica ma ponderata) dell'andamento dei titoli inclusi in quel paniere, poiché i titoli a maggiore capitalizzazione hanno un peso maggiore.

    Gli indici di Borsa esistenti oggi nel mondo sono molti.
    Ecco i principali.

    > ITALIA
    Partendo dalla nostra Piazza Affari di Milano, l'indice principale inclusivo delle 40 società quotate a maggiore capitalizzazione è il FTSE MIB.
    Azimut, ad esempio, è azienda presente nell'indice. 
    Non dimenticarti comunque mai che la Borsa italiana rappresenta oggi solamente l'1% della finanza mondiale!

    > EUROPA
    In Europa, i principali indici borsistici sono il DAX30 per la Germania, contenente i 30 titoli a maggiore capitalizzazione della Borsa di Francoforte; il CAC40 francese; l'IBEX35 per la Spagna, e il FTSE-100 per il Regno Unito.

    > STATI UNITI
    Passando agli Stati Uniti, alla Borsa di New York (New York Stock Exchange o NYSE) i più noti indici azionari sono il Dow Jones, il Nasdaq e l'S&P 500.
    Il Dow Jones comprende i 30 titoli azionari principali quotati nel mercato statunitense.
    Questo indice non è legato ad alcun settore specifico, ma include titoli appartenenti sia a settori tradizionali, sia alla new economy.
    Le modifiche nella composizione dell'indice sono piuttosto rare, la scelta di includere o escludere i titoli da questo paniere spetta in ogni caso alla redazione del "The Wall Street Journal".
    Il Nasdaq è invece l'indice dei principali titoli tecnologici della Borsa USA, primo esempio di indice azionario del tutto elettronico.
    Quotate al Nasdaq ci sono anche alcune società non americane.
    Per concludere con l'America, lo Standard & Poor's 500 è il più importante indice azionario nordamericano.
    Sebbene storicamente sia nato prima il Dow Jones, questo paniere ha assunto nel tempo maggiore importanza per gli investitori.
    L'S&P 500 include le azioni delle principali 500 grandi aziende contrattate al NYSE, all'AMEX (American Stock Exchange) e al Nasdaq, selezionate da un apposito comitato.
    Le aziende hanno un peso nel paniere proporzionale al loro valore di mercato.
    Tutti i titoli inclusi nell'indice sono rappresentativi di aziende (anche estere) con, tra le altre cose, un utile di bilancio nei quattro trimestri precedenti.

    > ASIA
    Il Nikkei contiene i 225 titoli delle maggiori compagnie quotate alla Borsa di Tokyo (TSE).
    L'Hang Seng Index contiene invece le principali 50 aziende della Borsa di Hong Kong.
    In Cina, invece, l'indice SSE Composite comprende tutte le azioni scambiate nella Borsa di Shanghai, compresi i titoli di aziende cinesi contrattati in dollari statunitensi.
    Altro indice molto significativo è poi il CSI 300, costituito da 300 titoli di tipo A a maggior capitalizzazione, quotati sia alla Borsa di Shanghai, che su quella di Shenzhen.
    I titoli azionari di tipo A sopra menzionati, sono i titoli di aziende cinesi disponibili agli investitori locali e agli operatori esteri che sono riusciti ad ottenere dal governo di Pechino lo status di Qualified Foreign Institutional Investors.
    Azimut, ad esempio, ha ottenuto questo status nell'Aprile del 2013, e a Marzo 2018 è stata la prima società italiana e dell'area Euro ad aver ottenuto la licenza, assegnata a un numero limitato e selezionato di operatori internazionali, grazie alla quale può lanciare, proporre e gestire fondi di investimento onshore alla clientela istituzionale e ai ricchi locali.

    Tra due settimane, nel prossimo numero della mia 7Nin7M, ti parlerò invece della "dura legge degli indici".
  • 4 - PIR ALTERNATIVI: COME INVESTIRE IN ECONOMIA REALE CON NOTEVOLI VANTAGGI FISCALI

    Conosci già i PIR, Piani Individuali di Risparmio?
    Sono approdati sui mercati nel 2017 con una forte valenza patriottica, visto che almeno il 70% degli investimenti sottostanti dev'essere allocato in piccole aziende italiane quotate in Borsa.
    Per questo motivo lo Stato ha previsto dei rilevanti incentivi fiscali, come la possibilità di non pagare la tassazione sui guadagni conseguiti, normalmente pari al 26%, purché l'investimento PIR venga mantenuto per almeno 5 anni.
    In altre parole, un quarto in più del guadagno rimane in tasca all’investitore.
    Un vantaggio non da poco!

    Con la recente Legge di Bilancio 2021, tali benefici fiscali sono stati estesi anche ai PIR alternativi, nati durante la scorsa primavera con l’obiettivo di far affluire parte del risparmio degli italiani alle piccole e medie imprese non quotate.
    Si tratta di quelle aziende che costituiscono il vero tessuto economico-produttivo del nostro Paese, il cui accesso al capitale è divenuto ancora più complesso a causa della forte pressione creata dall’emergenza sanitaria in corso.
    E’ importante considerare la natura di “fondi chiusi” dei PIR alternativi, in base alla quale l’investitore potrà uscire dal prodotto PIR alla sua naturale scadenza, fissata in genere dopo 7-10 anni.
    Si tratta quindi di un investimento, decorrelato dai tradizionali asset quotati, a cui dedicare quella quota di risparmio paziente che può essere tranquillamente lasciata fruttare e su cui si ha un orizzonte di medio-lungo periodo.

    Ritengo che l’economia reale sia una componente importante di un portafoglio d'investimento ben strutturato e diversificato.
    Permette infatti di cogliere le possibilità attuali e future di crescita del capitale, sostenendo contemporaneamente le realtà produttive del Paese, con un occhio anche ai vantaggi fiscali di cui ti ho parlato all’inizio dell'articolo.

    Azimut è attiva da tempo in questo settore, grazie anche alla creazione dell'SGR dedicata Azimut Libera Impresa.
    Primo player italiano ed europeo a credere negli investimenti nei Private Markets, gestisce attualmente una raccolta di oltre 2 miliardi di €, rendendo ampiamente accessibile questa tipologia di investimenti che in precedenza erano riservati alla sola clientela istituzionale e a chi disponeva di patrimoni molto, molto importanti.
    Anche nel 2021 proseguirà il nostro sostegno all'economia reale italiana, attraverso il lancio di nuove soluzioni di investimento sia nel capitale che nel debito di aziende private.
    Sempre al fianco delle imprese italiane più virtuose che continuano a generare valore per il Paese e per gli investitori che credono nel loro business.
    Contattami allora per approfondire questa interessante e innovativa opportunità!
  • 5 - QUANTI RECORD PER WALL STREET!

    Tutto il mondo ha brindato la fine dell'anno orribile 2020, sperando in un 2021 migliore.
    Ma per coloro che hanno investito a Wall Street, il 2020 è stato un anno eccezionale, con performance eccellenti che difficilmente di ripeteranno in questo nuovo anno.
    La pandemia ha sì scatenato l'Orso, cioè un crollo superiore al 20%, ma dai minimi del 23 Marzo è poi ripartito il Toro (fase di rialzo) al galoppo, velocissimo: in 9 mesi l'indice azionario americano S&P500 è risalito del 63%, il Dow Jones (indice dei 30 titoli americani più rappresentativi) del 60%, e il Nasdaq delle aziende tecnologiche addirittura del 90%.
    I risparmiatori che non hanno svenduto le azioni nel mezzo del panico da Covid-19, dall'inizio alla fine del 2020 hanno realizzato guadagni che nessuno avrebbe potuto prevedere.
    L'S&P500 ha chiuso l'anno con un rialzo del 16%, il Dow Jones con un +7%, il Nasdaq con un pazzesco +43%.
    Una conferma della regola d'oro di non cercare di cavalcare i saliscendi delle Borse, ma di rimanere investiti e fedeli ai propri progetti di partenza, perché altrimenti quasi sempre si sbaglia il timing, la tempistica di entrare e uscire dal mercato.

    Negli anni 2000, tutti e tre gli indici azionari americani hanno fatto segnare una serie impressionante di record positivi: l'S&P e il Dow Jones hanno toccato i massimi rispettivamente 33 e 14 volte, chiudendo il 2020 al livello più alto di sempre.
    Il Nasdaq l'ha fatto invece 54 volte, chiudendo l'anno a soli 10 punti dal suo massimo storico.
    Tutto questo mentre il fatturato delle aziende quotate in America è rimasto piatto e i profitti sono scesi.
    Ad alimentare l'ottimismo degli investitori hanno concorso diversi fattori, incluso il fatto che i mercati finanziari guardano al futuro e tendono ad anticipare le tendenze dell'economia reale: la notizia dell'arrivo dei vaccini anti Covid, già a fine 2020, ha acceso la speranza di una ripresa globale sincronizzata.

    Speranze esagerate e al limite dell'euforia irrazionale?
    In molti lo temono e fanno notare alcuni segnali di eccessi.
    Da capogiro è stato il rialzo delle quotazioni di Tesla, la casa automobilistica high-tech di Elon Musk arrivata a valere 705 miliardi di dollari, +743% da inizio 2020!
    Stellari anche i rialzi dei titoli delle piattaforme digitali diventate più popolari durante i lockdown: +396% per Zoom, piattaforma di incontri e riunioni online, +302% per Etsy, il mercato online specializzato in prodotti artigianali, +76% per Amazon.
    Tutte le 5 aziende big-tech (Apple, Amazon, Google, Facebook e Microsoft) hanno continuato a crescere, e insieme a Tesla rappresentano ora metà del valore dell'intero indice S&P500: un altro dato eccessivo se si pensa anche alle varie iniziative Antitrust che, come visto nella precedente 7Nin7M, potrebbero azzopparle.
    Ulteriori segnali di euforia vengono anche dal debutto delle matricole in Borsa: 447 sono stati i debutti borsistici nel 2020 per un totale di raccolta di 165 miliardi di $.
    Airbnb, la piattaforma di affitti a breve, lo scorso 10 Dicembre ha chiuso il suo debutto in Borsa con un rialzo del 113% sul prezzo di partenza, nonostante la paralisi del turismo e i conti sempre in rosso.
    E che dire del Bitcoin?
    La valuta virtuale è salita del 300% nel 2020.
    Per i pessimisti tutto questo non è sostenibile e bisogna attendersi una correzione al ribasso.
    Gli ottimisti pensano invece che il sostegno della banca centrale e l'effetto vaccini spingeranno il Toro ancora più su.
    Ma se c'è una lezione che va portata a casa dopo quanto accaduto nel corso del 2020, è che bisogna sempre aspettarsi l'imprevedibile, e occorre di conseguenza prepararsi e rispettare la strategia di partenza della propria pianificazione finanziaria.
    L'unico modo per difendersi è allora questo, oltre al fatto che occorre sempre avere un portafoglio ben diversificato.
    Tutto ciò (strategia, ribilanciamenti, diversificazione) è difficile farlo in proprio e senza l'aiuto di un bravo Consulente Finanziario.
    Non trovi?
  • 6 - LA BOLLA DELLE BICICLETTE DEL 1896

    Tutti ricordiamo le recenti bolle del Dot-com (anno 2000), e la bolla immobiliare del 2008.
    Andando indietro nel tempo, molto famosa è stata anche la bolla speculativa dei tulipani scoppiata nell'economia olandese del Seicento, forse la prima documentata nella storia del capitalismo.
    Quasi nessuno conosce invece la bolla delle biciclette che nel lontano 1896, nella Borsa della City di Londra, portò le società produttrici di biciclette a triplicare il loro valore in pochi mesi, per poi essere quasi tutte spazzate via dal mercato nell'arco di una manciata d'anni.
    Ma vediamo nel dettaglio cosa successe in quegli anni di gloriosa, in apparenza interminabile, era Vittoriana in Inghilterra.

    Dopo oltre un secolo di tentativi poco riusciti di inventare quella che sarà poi la bicicletta, arriva sul mercato il primo ciclo con le ruote di uguali dimensioni e la trasmissione posteriore a catena.
    Poco dopo vengono inventati i primi pneumatici a camera d'aria, indispensabili per affrontare le strade del tempo tutt'altro che regolari, e il gioco è fatto: è la nata la bicicletta come la conosciamo oggi.
    Diventa immediatamente un simbolo di modernità, libertà e indipendenza, soprattutto per l'emergente piccola borghesia inglese, che ancora non poteva (e magari nemmeno voleva) permettersi il classico cavallo.
    Passano gli anni e arriviamo alla bolla del 1896, anno in cui in Gran Bretagna la "febbre della bicicletta" ha raggiunto livelli record, tanto che, pur lavorando a pieno ritmo, le circa 20 imprese produttrici faticano a star dietro agli ordini sempre più crescenti.
    La stampa inglese amplificò il ciclo rialzista dei tanti titoli quotati in Borsa di aziende del settore, considerando la bicicletta come la svolta tecnologica del millennio.
    Alcuni invece, inascoltati, mettevano in guardia dagli eccessi creati dal boom.

    Ecco quindi che, in pochi mesi, le società di biciclette quotate alla City londinese triplicano il loro valore, con il numero dei produttori che quadruplica nello stesso arco di tempo, attratti dai profitti di un mercato che sembra non conoscere limiti.
    Purtroppo per loro però, il sogno di facili guadagni ha vita breve: irrompono sul mercato le biciclette low cost provenienti dagli Stati Uniti che, all'epoca, erano una specie di "Cina" di fine 800.
    Il risultato è che nel 1901 oltre una quarantina di costruttori di bici è già fallita, con altre decine che li seguiranno a ruota o che abbandoneranno il mercato.
    In totale, oltre il 70% delle aziende non sopravvisse allo scoppio della bolla.

    Tanti sono saliti in questi anni nel "cavallo", fino ad oggi vincente, di Tesla, che grandi soddisfazioni sta dando ai piccoli investitori-speculatori.
    Il paragone con l'azienda di Elon Musk viene piuttosto spontaneo e presenta molte affinità.
    Provo allora ad elencarle.
    Come con le biciclette, un imprenditore carismatico ha saputo vendere l'idea, il sogno di trasformare la nostra società con il suo prodotto.
    Una tecnologia, dopo molti anni di tentativi, si è sviluppata arrivando a maturazione e convincendo il pubblico.
    Un esercito di investitori crede nel prodotto e, in definitiva, vuole credere in quel sogno.
    I media amplificano enormemente l'impatto emozionale del tutto.
    Altri competitor entrano nel mercato e si propongono come alternativa e produttori a loro volta.
    Come finirà allora in Borsa il settore delle auto elettriche e il titolo Tesla in modo particolare?
    Quello di Tesla non è certamente il solo titolo azionario in potenziale bolla.
    Già sentito parlare di GameStop?
    Te ne parlo nella notizia successiva.

    Presta attenzione!
    Investire non è un gioco.
    Meglio affidarsi a un bravo Consulente Finanziario.
  • 7 - L'INCREDIBILE VICENDA DI GAMESTOP

    Alcuni clienti in questi giorni mi hanno chiesto di approfondire quanto sta accadendo al titolo azionario GameStop.
    Ne hai sentito parlare anche tu?
    Sembra un pò la storia di Davide contro Golia: piccoli investitori che rispondono a una “chiamata alle armi”, veicolata sui social, e si precipitano ad acquistare in massa alcuni titoli specifici, su cui i grandi investitori internazionali hanno invece puntato al ribasso viste le non certo rosee prospettive aziendali.
    In questa maniera fanno aumentare il prezzo e, se riescono a far scattare precisi meccanismi finanziari, anche i grandi players del settore sono costretti, loro malgrado, ad acquistare, alimentando la crescita vertiginosa del titolo in questione e facendo fallire le strategie ribassiste.

    E’ quanto accaduto con GameStop, un'azienda sulla via del declino che vende e noleggia videogiochi.
    Pensa che ad Aprile una sua azione valeva 3 $.
    TRE DOLLARI.
    Pochi giorni fa, a fine Gennaio, quotava invece a 362 $, dopo aver toccato, in un solo giorno, un massimo di 500 e un minimo di 100…
    Oggi il titolo prezza a 53,50 $.
    Dagli inferi all’olimpo, andata e ritorno, in una manciata di ore.
    Ma come può accadere ciò?
    E soprattutto, perché sta accadendo?

    Partiamo dall’ultima domanda, spiegando chi sono i millenial traders, ovvero gli attori principali di questa “rivoluzione dal basso”, sostenuta anche da personaggi noti come Elon Musk, patron di Tesla.
    Sono per lo più giovani investitori, spesso percettori di sussidi statali stanziati dalle recenti misure del Tesoro americano, arrabbiati col sistema e con gli attori della grande finanza.
    Il modo in cui agiscono è apparentemente semplice: vengono individuati i titoli azionari su cui c’è un forte posizionamento “short” (ribassista) da parte dei grandi fondi istituzionali.
    Viene poi lanciata la “chiamata alle armi” di cui ti parlavo all’inizio: i millennial traders si precipitano allora in massa ad acquistare le azioni di quel titolo per riuscire a ribaltare la strategia al ribasso e far così salire alle stelle il prezzo.
    Questa folle operatività ha però impatti su tutto il sistema finanziario.
    Innesca infatti un effetto domino di rilievo: quando i fondi di investimento sono costretti, loro malgrado, a chiudere delle posizioni “short” divenute improvvisamente fallimentari, devono al tempo stesso chiudere delle posizioni “long” rialziste su aziende sane e strutturate, su cui avevano una visione positiva, facendone scendere il prezzo.
    Forse anche per questo le Borse hanno perso terreno nell’ultima settimana di Gennaio, registrando perdite anche attorno al 2% nella giornata di Venerdì 29 Gennaio, nonostante ottimi bilanci trimestrali registrati da colossi come Apple e Facebook.

    Per non incappare in queste assurde montagne russe speculative, è meglio allora tenersi alla larga dalle mode di momento e dagli investimenti in singoli titoli, diversificando e affidando i propri investimenti a dei gestori professionali.
    Non è il caso di cadere nella convinzione che esista una scorciatoia possibile, utile a generare tanto guadagno in un amen.
    Un El Dorado finanziario insomma.
    Intendiamoci, non ho niente contro GameStop, né contro alcun altro titolo o asset che sappia stupire in un senso o nell'altro: fa parte del mercato e va bene così.
    E' l'effetto sulle persone e sui loro comportamenti che non va affatto bene.
    Farsi ammaliare dalla chimera di turno può essere istintivo, naturale, talvolta addirittura legittimo e umano.
    Ma può anche rivelarsi fatale.
  • Ti do quindi appuntamento a Venerdì 19 Febbraio per completare gli ultimi due passi verso la realizzazione dei tuoi obiettivi e per conoscere meglio uno strumento di cui sempre più spesso si sente parlare: il Bitcoin. 

    Se c'è qualche argomento economico/finanziario di cui vorresti leggere nelle future 7Nin7M...scrivimi!

    Come sempre Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto, 

    Davide