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www.davideberto.it2021-09-25
  • Pianificare, come sappiamo, significa rivedere le scelte di consumo.
    Significa dedicare oggi del tempo e delle risorse a dei benefici che toccheremo domani.
    Questo processo richiede uno sforzo che le persone sostituiscono molto spesso con un alibi, evitando (o procrastinando) decisioni necessarie.
    Questa attitudine è il più virulento nemico della pianificazione finanziaria, e si chiama rimandite.

    Dietro a questa vera e propria patologia cognitiva ci sono evidenze scientifiche che gli studi comportamentali hanno ampiamente dimostrato.
    Tra queste, in particolare:
    - lo status quo bias, ossia quella distorsione che ci spinge a rimanere immobili perché il cambiamento spaventa e viene quindi accuratamente evitato;
    - lo short term bias, ossia il tipico comportamento di chi presta attenzione solo a ciò che riguarda il presente, non guardando pertanto al futuro.

    La rimandite c'è sempre stata, ma se prima poteva essere, almeno in parte, tollerabile, credimi che oggi è inaccettabile.
    Soffrirne, alla luce delle trasformazioni sociali, economiche e demografiche che stiamo attraversando, può essere finanziariamente fatale.
    Pensaci bene e agisci possibilmente di conseguenza.
    Io posso esserti d'aiuto.

    TI AUGURO UN SERENO NUOVO ANNO, e, come sempre, una buona lettura!
  • 1 - OLTRE LA PAURA

    Il 2021 sarà l'anno che fa da "Linea Maginot" tra il prima e il dopo Covid-19.
    E' al dopo che dobbiamo guardare, senza farci governare dalla paura, dal suono delle sirene, dalle immagini dei Tg che feriscono le nostre coscienze più di quanto non facciano con i nostri occhi.
    La paura, in ogni ambito e soprattutto in quello finanziario, sono convinto la si possa vincere affrontandola con la consapevolezza.
    Se ci guardiamo attorno scopriremo che non viviamo di certo nel posto peggiore del mondo, e che non siamo tanto sfortunati ad essere qui in questo momento.
    Mentre rischiamo di continuare a piangerci addosso, ci sono aziende che macinano utili, ci sono migliaia di nuovi progetti che vengono studiati e prendono vita.
    Solo nel 2019, e solo in Italia, sono stati registrati oltre 10mila nuovi brevetti.
    Tra Stati Uniti e Cina ne sono stati depositati altri 120mila circa.

    Siamo spesso così distratti dal presente che non facciamo caso a chi sta ripensando le linee panoramiche delle nostre città, a come saranno organizzati gli spazi e a come respireremo aria migliore.
    Cambiamo prospettiva.
    Prendiamo atto che ci sono 4 miliardi di persone che si collegano in rete e cercano prodotti a marchio "Made in Italy".
    Ce lo dice Google: la voglia di Italia è salita del 400% negli ultimi 4 mesi.
    E continuerà a crescere.
    E' arrivata l'ora di aprirci a nuovi scenari, di leggere storie che nessuno racconta mai, come quella della 14enne studentessa americana (Alain Gassler) che ha ideato un sistema in grado di eliminare gli angoli ciechi dell'auto.
    Gli incidenti in futuro saranno probabilmente ridotti del 20%.
    O quella dell'avveniristico progetto The Pipe.
    L'umanità ha una terribile dipendenza dall'acqua?
    Un team della Khalili Engineers potrebbe aver risolto il problema grazie a un dispositivo galleggiante in grado di desalinizzare elettromagneticamente l'acqua di mare.
    The Pipe è ecosostenibile al 100%, ed è in grado di pompare 4,5 miliardi di litri d'acqua potabile ogni anno.
    Centinaia di brevetti, di scoperte … e noi siamo congelati in un presente infinito, governati dalla paura.
    Affrontiamola!
    Magari con gli occhi e la fantasia di un bambino che la trasforma in gioco, in un girotondo.
    Prendiamoci per mano, torniamo a vivere, ad investire e a guardare al futuro, pianificandolo con il giusto ottimismo.
  • 2 - DAL CROLLO AL RIMBALZO RECORD: FOTOGRAFIA DELL'ANNO APPENA CONCLUSO

    Il 2020 che nessuno mai si sarebbe aspettato non poteva certo risparmiare il mondo delle Borse.
    A conti fatti però, le sorprese che si sono viste sui listini azionari possono considerarsi positive a livello globale.
    Dopo il moderato ottimismo di fondo con cui si apriva il 2020, alimentato dal rinnovato atteggiamento espansivo delle Banche Centrali, pochi potevano attendersi un rialzo a due cifre su scala mondiale a fine anno (Msci World +11,5%) quando a Marzo la prima ondata del contagio da Covid si è abbattuta sui mercati finanziari con una violenza mai vista prima.

    La pandemia ha in effetti segnato anche l'anno dei listini, prima nel male e poi nel bene, quando gli oltre 9mila miliardi di $ di liquidità riversati sul mercato dalla Fed americana, dalla Bce europea, dalla Banca del Giappone e soci, per alleviare le conseguenze economiche del virus, hanno finito per innescare il rally forse più spettacolare della storia, alimentando anche il sospetto di una gigantesca, potenziale, bolla finanziaria in Borsa, soprattutto nel mondo obbligazionario con 18mila miliardi di $ di titoli a tasso negativo oggi sul mercato, e con perfino il rendimento del Btp decennale crollato ai minimi storici, chiudendo l'anno allo 0,52% a distanza di 108 punti base dal Bund tedesco.

    Se i numeri sono favorevoli nel complesso, nascondono però un quadro tutt'altro che omogeneo fra le diverse aree e i settori.
    Sul versante geografico, la spinta indiscussa è arrivata da Wall Street, capace di macinare record negli ultimi mesi dell'anno, non soltanto quando si guarda al Nasdaq (addirittura +44% nel 2020) lanciato in orbita dai tecnologici superstar, ma anche con riferimento all'intero azionario USA sintetizzato dall'indice S&P500 (+16%).
    Attenzione però, si tratta di un rialzo trainato spaventosamente da pochi, grandi titoli.
    Al traino di New York si sono mosse l'Asia (+13,3%) e le Borse dei Paesi Emergenti (+14,6%), compresa quella di Shanghai che ha terminato con un bilancio positivo del 12%, nonostante la Cina sia stata l'epicentro iniziale della crisi pandemica.
    All'appello è mancata invece l'Europa, come ricorda il -3,7% dell'indice generale Stoxx600.
    Colpito duro prima dall'emergenza sanitaria, poi dalle sue conseguenze economiche, il Vecchio Continente ha forse mostrato capacità di reazione più lente, ma va anche detto che la composizione dei suoi listini azionari non ha in generale aiutato le performance.
    Non esistono infatti in Europa aziende come Amazon, Apple, Google o simili, che hanno saputo mettere le ali a tutta Wall Street.
    Non si trova una Tesla, capace di moltiplicare quasi per otto volte i suoi prezzi di Borsa in 12 mesi, e di capitalizzare più di ogni altra casa automobilistica al mondo, e neppure una Softbank in grado di resuscitare il Nikkei (+16%) e riportare Tokyo ai livelli di 30 anni fa.
    Argomenti e aziende già trattate, rispettivamente, nelle 7Nin7M del 24.07.2020 (Tesla al punto 6), e del 10.04.2020 (Softbank con il suo Vision Fund al punto 7). 
    Anche per questo, con la pur ragguardevole eccezione di Francoforte che in extremis ha toccato nuovi record e viaggia a +3,9% sul 2019, i listini europei chiudono l'anno in perdita: chi più (Madrid -14% e la Londra della Brexit a -13%) e chi meno (Parigi -6%).
    Si è dovuta attendere la rotazione settoriale dai titoli growth (stile di investimento che identifica società con alte prospettive di crescita nel breve termine) ai fino ad allora sacrificati value (titoli di aziende dai fondamentali solidi ma sottovalutati) per rivedere almeno uno spiraglio di luce (vedi a tal proposito il punto 5 della mia 7Nin7M dell'11.09.2020).

    La speranza prima, e l'attesa poi del vaccino, ha rivelato anche le doti di recupero di Piazza Affari, che è riuscita alla fine a limitare i danni al -5,4%.
    Un bel recupero se si pensa che nel bel mezzo della tempesta di Marzo, il Ftse Mib zavorrato da banche e società legate all'energia, due dei settori più colpiti dalla pandemia, aveva perso nel giro di poche settimane oltre il 40% del proprio valore.
    A fine 2020 la capitalizzazione complessiva delle società quotate alla Borsa Italiana si attesta a 607 miliardi di €, il 37% del Pil nazionale.
    Apple, per fare un amaro confronto, vale da sola tre volte tanto.
    Va però detto che anche all'interno del listino milanese si è potuto assistere a lodevoli eccezioni.
    Senza volersi soffermare su singoli titoli, basta per esempio ricordare come le Pmi ospitate nel segmento Star, capaci di attirare maggiori attenzioni degli investitori esteri, abbiano in media registrato addirittura una crescita a doppia cifra (+13,7%) portando l'indice ai suoi massimi storici.
    A dimostrazione che i "fenomeni" esistono in fondo anche a casa nostra, anche se con una dimensione ridotta.
    Nel complesso in Borsa Italiana si sono scambiati nel 2020 oltre 87 milioni di contratti per un controvalore superiore a 602 miliardi.
    Il picco è stato raggiunto il 12 Marzo, nel mezzo della bufera, quando si è registrato il record storico di 935mila contratti per un controvalore superiore ai 6 miliardi.
    Qualcosa allora pur si muove, anche alla "periferia" del globo...
  • 3 - IL TABU' DEL PASSAGGIO GENERAZIONALE

    Lo so bene, ne ho parlato anche nella 7Nin7M precedente, quella del 18/12/2020.
    Ma l'argomento è molto, molto importante.
    Il tema del passaggio generazionale in Italia è ancora un tabù.
    Solo il 17% delle persone lo ha risolto.
    Il passaggio generazionale si affronta prevalentemente con il testamento, e c'è una scarsa conoscenza di strumenti più funzionali come i patti di famiglia, il trust, le fiduciarie.
    Su questi temi, negli ultimi anni si sono dimostrati in media più sensibili le donne, gli over 70, chi risiede al nord, i più istruiti e i più abbienti.
    Gli imprenditori italiani sono più sensibili in merito, ma solamente il 55% di loro ha risolto il tema.

    Se è vero che gli imprenditori si circondano di molti professionisti che potrebbero supportarli nel prendere queste decisioni, si evidenzia spesso in ogni caso una mancanza di regia: al commercialista sarebbe utile si affiancasse il consulente finanziario o il banker di riferimento, in modo da ottenere una consulenza olistica e compresa di tutte le varie sfaccettature.
    La produttività dei professionisti può essere fondamentale per gli imprenditori, ma ancor di più la capacità di individuare tra di loro un pivot in grado di sensibilizzare e farsi interprete delle istanze dei propri clienti.

    La pandemia ha contribuito a rendere più attuale il tema del passaggio generazionale, della successione e soprattutto quello della continuità aziendale.
    Rispetto a prima della pandemia è aumentato tra gli italiani, e soprattutto tra gli imprenditori, il senso di vulnerabilità, ovvero la paura di non riuscire a preservare e a trasferire ai propri eredi il patrimonio costruito in anni di lavoro.
    Tutto questo si spiega sia con il dato dell'età media degli imprenditori oggi in Italia (68 anni), sia con il fatto che la maggior parte del tessuto imprenditoriale è costituito da aziende famigliari dove l'attività dell'impresa ruota attorno alla figura dell'imprenditore spesso difficilmente sostituibile.
    A ciò si aggiunga che molti imprenditori hanno dovuto subire un'interruzione delle attività e un conseguente calo del fatturato della propria azienda.

    La pandemia, in realtà, non ha fatto altro che mettere ancor più in luce un tema che da sempre caratterizza l'imprenditoria italiana, dove solo il 30% delle imprese familiari sopravvive al suo fondatore, e appena il 13% giunge alla terza generazione.
    L'aumentata sensibilità al tema della continuità aziendale, visto il valore sociale che ha l'impresa in Italia in termini di indotto e di ricadute occupazionali, è allora un'opportunità da non lasciarsi sfuggire, prima che molti imprenditori tornino forse a sentirsi immortali come le loro stesse aziende...
  • 4 - SOLO 1 SU 4

    Il progressivo indebolimento del sistema pensionistico italiano, a tutti noto, si avvicina senza ostacoli e, anzi, diventa sempre più inesorabile tanto più ci si rassegna ad esso.
    In questo quadro generale spesso si rinuncia a operare per migliorare il proprio destino previdenziale.

    Tra la popolazione attiva, solo 23 italiani su 100 stanno mettendo da parte dei risparmi per integrare la propria pensione.
    Pochi previdenti che, nonostante la loro lungimiranza, comunque non stanno facendo abbastanza.
    Tra poco ti spiegherò perché.
    Un quadro preoccupante, soprattutto considerando che l'assegno pensionistico di primo pilastro (quello pubblico per intenderci) è destinato a crollare vertiginosamente.
    La previdenza complementare è importante per il futuro pensionistico soprattutto delle generazioni più giovani, che non beneficiano di situazioni di lavoro certe e continuative, e di trattamenti pensionistici "retributivi" che hanno consentito a una enorme platea di attuali pensionati, in primis i dipendenti pubblici, seguiti dai lavoratori autonomi e da molti dipendenti privati, di avere prestazioni più elevate rispetto ai contributi versati.
    Nel nostro paese la situazione è grave e la consapevolezza è, come sempre, l'unica arma di difesa che possiamo utilizzare per tutelare il nostro futuro.
    Molti di noi andranno in pensione con la metà dell'ultimo stipendio ricevuto, anche in caso di continuità lavorativa dai 25 anni in poi.
    I tassi di sostituzione percentuali cadono a picco per le nuove generazioni, passando dal 71% di chi oggi ha 60 anni, al 48% delle donne oggi trentenni.
    I dati di uno studio recente raccontano come l'obiettivo di poter contare sull'80% del proprio stipendio all'epoca della pensione appartenga ahimè al passato.
    La forbice tra uomini e donne sarà poi significativa, nell'ordine del 17-18% per le donne trentenni-quarantenni, e del 21-22% per le cinquantenni-sessantenni.
    L'effetto delle differenze salariali si esprime sul valore della pensione, soprattutto al crescere dell'età.

    Tutti numeri che, considerando le sempre minori risorse pubbliche disponibili, l'enorme debito e la transizione demografica, dimostrano la non più rimandabile necessità di integrare la pensione.
    Un trentenne che oggi ha iniziato a versare contributi a un fondo pensione potrebbe ottenere una rendita integrativa di 765 € netti al mese.
    Il problema è che solo il 25% dei giovani lavoratori, e il 20% delle giovani lavoratrici ha un fondo pensione.
    Ma la cosa ancor più preoccupante è che anche chi si sta dimostrando previdente non sta facendo abbastanza: ci si iscrive tardi, si versa poco, si sceglie un basso profilo di rischio e alla fine si preferisce riscattare il capitale in un'unica soluzione piuttosto che ottenere una rendita vitalizia.

    Con tutto questo parlarti di pensioni e fondi pensione, il mio intento è quello di sensibilizzarti alla pianificazione finanziaria e previdenziale in particolare.
    Posso guidarti nel metterla in atto e seguirti poi con continuità.
    Sono straconvinto poi che i nonni dovrebbero aiutare in tal senso i propri nipoti, i genitori i propri figli.
    Che ne dici, partiamo?
  • 5 - QUANDO E' IL CERVELLO A REMARE CONTRO

    Un investitore perfettamente informato sui mercati, che conosce regole, prodotti e andamenti, è per questo pronto ad agire in modo "razionale" sui mercati stessi?
    Non è detto.
    Questo ipotetico investitore è, come tutti noi, soggetto a cadere nelle trappole che il suo cervello gli tende.
    Gli errori (bias) comportamentali sono diventati un terreno di studio molto importante e, da ultimo, si sono incrociati anche con le neuroscienze, che esaminano come il cervello risponda a certe sollecitazioni quando si tratta di investire.
    Un aspetto così importante che trova risalto anche nei questionari Mifid che profilano il cliente in procinto di investire.

    Un investimento, ad esempio, ha fatto perdere un po' di soldi?
    In campo finanziario le perdite possono indurre a successive scelte sbagliate.
    Se nella vita normale applichiamo il principio "squadra che vince non si cambia", negli investimenti più spesso si applica la regola "investimento che perde non si vende".
    Succede anche a te?
    Se in portafoglio abbiamo un investimento in perdita, tendenzialmente non dispiace attendere del tempo prima di uscirne, con la speranza di scongiurare una sconfitta: ecco che si vende e si liquida troppo tardi.

    Un altro grave problema è che gli investitori italiani sono poco esperti e preparati, si affidano a parenti o amici per farsi consigliare e spesso attraverso questi ultimi arrivano consigli che veicolano la moda del momento.
    In questo modo ci si aggrega ad un "gregge" che segue la corrente, arrivando però troppo tardi a tavola: se va bene saranno rimaste le briciole, oppure si paga il posto a tavola ma non si mangia nulla.
    La maggioranza degli investitori sale molto più facilmente sul treno già affollato di un titolo in forte rialzo, piuttosto che su quello semivuoto di un titolo stabile o momentaneamente in ribasso.
    Così, talvolta, il comportamento del mercato dipende dalla propensione ad accodarsi alle decisioni degli altri investitori, e alle previsioni o profezie degli analisti.
    Un caso tipico in cui il "contagio dei pensieri", e la tendenza a seguire il gregge, determinano comportamenti di gruppo irrazionali, è quello delle situazioni di crisi: in queste situazioni il mercato tende a reagire con un ribasso alimentato dalla paura, dalla mancanza di self control e dall'incapacità di valutare con equilibrio le notizie disponibili.

    In un contesto sempre più dominato dall'incertezza, il mio ruolo è quello anche di curare l'ansia dell'investitore nei confronti del rischio.
    Mi rendo conto che ci sia un eccesso di informazioni ansiogene anche in ambito finanziario.
    Queste informazioni vanno filtrate per dominare l'ansia nelle decisioni di investimento.
    Credo allora che i momenti di dialogo tra consulente e cliente siano anche dei momenti formativi.
    E un cliente formato è anche un cliente che può meglio apprezzare il mio ruolo.
    Non trovi?
  • 6 - IL PESO DEL DOLLARO DEBOLE

    Come ripetono sempre gli investitori professionali, non c'è niente di più difficile che prevedere l'andamento del mercato dei cambi valutari.
    L'indebolimento di una valuta, come accaduto con il Dollaro USA nel corso del 2020, può vanificare i guadagni di un'attività finanziaria.
    Meno consistente è il profitto, maggiore può essere l'incidenza delle oscillazioni valutarie.
    E' importante ed occorre saperlo: chi guadagna e spende in euro, si espone a un'incognita se sottoscrive prodotti di investimento denominati in valute diverse.
    Il cambio ha una sorta di effetto leva sull'investimento, a meno che non sia neutralizzato con operazioni di copertura (hedging) che hanno però un costo.

    La batosta subita dal dollaro lo scorso anno ha influito sui risultati degli investimenti denominati nella valuta americana che non coprono il rischio cambio.
    L'effetto valuta è un argomento che torna alla ribalta soprattutto quando è sfavorevole.
    Come nel 2020, durante il quale il biglietto verde si è deprezzato dell'8% e oltre rispetto all'euro.
    Il che implica, in caso di disinvestimento, avere l'8% in meno del capitale solo per la conversione valutaria.
    Il rischio cambio non può essere eliminato del tutto, e un'operazione di copertura può anche rivelarsi dannosa se sbagliata, perché potrebbe diminuire il guadagno potenziale, anziché proteggerlo, e gravare sui costi di gestione del prodotto.
    Soltanto le classi degli investimenti in cui è specificato nel nome la dicitura "hedged", cioè coperte, utilizzano per mandato strategie per neutralizzare l'oscillazione valutaria.

    Il calo registrato dal dollaro sull'euro durante il 2020 ha inciso maggiormente sugli investimenti obbligazionari, caratterizzati da un contenuto cuscinetto di performance per ammortizzare l'effetto valuta negativo.
    Pochi prodotti, tra gli obbligazionari in dollari, hanno registrato lo scorso anno un guadagno positivo, e per ottenerlo ci si è rivolti ad emissioni con alti rendimenti piuttosto rischiose.
    Per quanto riguarda invece gli investimenti azionari, l'impatto del dollaro si è mimetizzato tra il rally degli indici USA, soprattutto quelli delle società ad alta crescita (growth), che hanno spinto le soluzioni di investimento più sbilanciate sulle aziende della tecnologia e dell'innovazione.

    Certo, in caso di un futuro apprezzamento del dollaro l'effetto cambio può anche essere un vantaggio.
    Che fare quindi?
    Tendenzialmente nel lungo periodo i cambi convergono verso una sorta di media.
    La copertura valutaria ha quindi più senso per periodi non troppo lunghi di investimento.
    Dipende poi molto dal profilo di rischio dell'investitore e dagli asset di investimento.
    Sempre ovviamente monitorando i costi delle varie soluzioni sottoscrivibili.
  • 7 - BENVENUTI NELLA "ZOOM ECONOMY"

    Un dato più di tutti gli altri (peraltro drammatici come i contagi, le vittime, i danni all'economia) sintetizza bene questo 2020 finanziario: nella seconda settimana di Dicembre, Zoom, società che gestisce una piattaforma per le videoconferenze, aveva un valore di mercato di circa 120 miliardi di $, uguale a quello delle sei compagnie aeree più grandi del globo per passeggeri trasportati (Southwest Airlines, Delta, Ryanair, Air China, United e China Southern).
    E' il frutto di una nuova equazione che ha trasformato (almeno in parte) il mondo del lavoro e stravolto quello dei trasporti: più il coronavirus si espande, più aumentano le restrizioni agli spostamenti, più le aziende riducono il rischio del contagio trasferendo, se possibile, le attività sulle piattaforme per lo smart working, e meno poltrone in business class a bordo degli aerei si riempiono.

    Il 2020 è stato l'anno di Zoom, Microsoft Teams, Google Meet, Cisco Webex.
    Tutte sigle diventate famose soprattutto a partire da Marzo, ma destinate a restarlo per un bel pò.
    O forse per sempre...
    Se 21 giorni sono considerati come sufficienti perché un soggetto possa sviluppare una nuova abitudine, ecco che il modo di vivere e lavorare introdotto nel 2020 proseguirà anche oltre.
    Motivo per cui, una delle vittime più illustri di tutto questo saranno proprio i ricavi delle aviolinee.
    Nel 2108 la spesa mondiale per i viaggi d'affari ha sfondato i 1.400 miliardi di $.
    Il 21 e più % del totale del settore.
    Per vettori come Lufthansa, prima del coronavirus, questi viaggi rappresentavano il 50% dei ricavi complessivi.
    Ci si aspetta ora un calo strutturale dei viaggi per affari, con stime che vanno dal -20 addirittura al -50%, teorizzato da Bill Gates, rispetto ai livelli pre coronavirus.
    Un pezzo di componente corporate però tornerà.
    I viaggi business nazionali riprenderanno prima di quelli internazionali, perché costano di meno e non sono esposti alle restrizioni tra i vari paesi.
    In generale però, le aziende hanno capito che si può risparmiare eliminando o riducendo le trasferte, e investendo nella tecnologia per il lavoro a distanza.

    Le incertezze dovute al Covid-19 sono ancora molte, ma una cosa è emersa con chiarezza: il lavoro è cambiato per sempre.
    La pandemia ha accentuato alcuni trend già avviati in precedenza, come la digitalizzazione e il lavoro a distanza.
    Ma non è nemmeno vero che il lavoro si svolgerà tutto in remoto.
    Abbiamo infatti ancora e sempre il bisogno di incontrarci per collaborare, per creare e confrontarci.
    Anche per rafforzare i nostri legami.
    L'approccio migliore sarà allora all'insegna della flessibilità, con un trionfo del modello di organizzazione ibrido.
    Un recente sondaggio interno ad Alphabet, la società che comprende Google, ha rivelato che la maggior parte degli impiegati vorrebbe sì, prima o poi, tornare in ufficio, ma non tutti i giorni.
    JPMorgan ha un piano per consentire ai 61 mila dipendenti di lavorare da casa una o due settimane al mese, oppure due giorni a settimana a seconda del settore.
    Le persone che lavoreranno da casa potrebbero essere tre, quattro volte quelli che già facevano smart working in precedenza.
    Questo comporterebbe meno utilizzo dei mezzi pubblici, meno spesa nei locali (bar, ristoranti, negozi) nei dintorni degli uffici, meno persone alla ricerca di case da acquistare (o affittare) nei paraggi.
    Se lavorare in ufficio o anche a centinaia di chilometri di distanza non fa più differenza, ecco che verrebbe meno tutto l'indotto dei pendolari.
    Qualche avvisaglia in tal senso c'è già.
    Dopo che diverse società nell'ambito tecnologico hanno annunciato che i loro dipendenti lavoreranno a lungo in smart work, i prezzi delle abitazioni sono calati.
    In alcuni casi anche sensibilmente.
    A Novembre, l'affitto di un bilocale nelle due città più costose d'America, San Francisco e New York, è calato rispettivamente del 22 e del 17% sullo stesso mese di un anno prima.
    Nella Grande Mela a fine Settembre c'erano oltre 15 mila appartamenti non più affittati, il dato più alto di sempre.

    Ovviamente non tutti, per le attività che svolgono, possono lavorare da casa.
    Si tratta di circa metà della forza lavoro, e si tratta di persone che hanno impieghi che richiedono collaborazione, presenza fisica, utilizzo delle macchine.
    Lo smart working dipenderà anche dal contesto territoriale.
    L'attività finanziaria, ad esempio, rappresenta una fetta importante dell'economia britannica.
    Questo, potenzialmente, potrebbe rendere l'Inghilterra uno dei paesi con il tasso di lavoro a distanza più elevato del mondo.
    Secondo un recente sondaggio, svolto intervistando i responsabili di 800 aziende sparse nel mondo e operative in tutti i settori, emerge che il 38% dei capi si aspetta di vedere i sottoposti in smart working due o più giorni ogni settimana.
    Benvenuti allora nella "Zoom economy"!
    La nuova economia sempre più fondata sul digitale e sulla tecnologia.
  • Vorrei concludere questa mia prima 7Nin7M dell'anno riportandoti un piccolo scorcio dell'intervista a Remo Ruffini (imprenditore italiano, Presidente e Amministratore Delegato della quotata Moncler), pubblicata 3 settimane fa dal Corriere Economia.
    La sua Moncler ha recentemente acquisito il marchio Stone Island, in un'operazione che sancisce il matrimonio fra due brand italiani guidati entrambi da imprenditori creativi e visionari.
    Moncler è approdata alla Borsa di Milano il 16 Dicembre 2013, ad un prezzo fissato allora a 10,20 € per azione (scambia ora a 48 € ed oltre), ed è parte dell'indice FTSE MIB rappresentativo dei 40 titoli a maggior capitalizzazione di Borsa Italiana.

    La Borsa è stata un aiuto per poter arrivare ai risultati raggiunti?
    "All'inizio ero dubbioso, era un mondo che non conoscevo, non avevo quella cultura finanziaria e dei mercati. Mi faceva un po' paura. Detto questo, però, ho imparato moltissimo. So dialogare con i soci ed azionisti che sono persone molto intelligenti e che conoscono benissimo il settore o che non lo conoscono, ma sono esperte di finanza. E' come andare in palestra e fare 15 sport insieme. Impari e ricevi molti stimoli. Detto questo, è un lavoro molto complesso, devi saper rispettare le loro aspettative anche se il nostro è un lavoro stagionale e di moda, mentre la finanza non lo è, e devi portare ogni 3 mesi un certo tipo di risultato".

    Ecco, da parte mia, da sempre appassionato dell'ambito finanziario, ritengo affascinante sapere di poter fare (anche se in minima) parte dell'azionariato di aziende che crescono, innovano e sono dei leader, nel loro ambito, a livello mondiale.
    Perché un'azienda quotata in Borsa è un'azienda aperta al mondo. 
    Un'azienda della quale, con un semplice click, si possono comprare azioni diventandone di conseguenza socio.

    A tra due settimane, Venerdì 22 Gennaio, con la mia prossima newsletter.
    Ti auguro un sereno week-end!
    Un caro saluto,

    Davide