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www.davideberto.it2021-06-23
  • Il Kintsugi è la pratica giapponese della riparazione.
    Consiste nell'utilizzo di oro, argento liquido, o lacca con polvere d'oro, per riparare generalmente vasi o altri oggetti in ceramica, usando il prezioso metallo per saldare assieme i cocci rotti.
    Grazie al Kintsugi prendono vita oggetti preziosi di sorprendente e unica bellezza.
    Il Kintsugi è lo sforzo di ricomporre e ricostruire qualcosa che sembra irrecuperabile.
    Un pò come appare la predisposizione a investire della maggior parte delle persone.
    Perché si sa, noi italiani tendiamo ad essere grandi risparmiatori ma pessimi investitori.
    Se parliamo poi di Borsa ... il male assoluto!
    Spetta anche a me, allora, uno sforzo di ricostruzione che, anche se lentamente, può aprire la strada a un nuovo modo di vedere le cose.

    Negli ultimi 50 anni, Covid a parte, il mercato azionario mondiale ha attraversato 4 momenti di importante caduta:
    - 1973/74 crisi petrolifera e austerity energetica: -35%;
    - 1990 guerra del Golfo: -16%;
    - 2000/02 bolla tecnologica e attentato alle torri gemelle: -35%;
    - 2008 crisi dei mutui subprime: -40%.
    Questi sono i momenti bui, che tutti (o quasi) ricordano.

    Ora accendiamo invece la luce su ciò che tutti (o quasi) tendono a dimenticare.
    Che cosa è accaduto nel frattempo?
    Che performance ha generato lo stesso indice azionario mondiale nello stesso orizzonte temporale?
    - 1975/89: +1.228% (hai letto bene!);
    - 1991/99: +271%;
    - 2003/07: +124%;
    - 2009/19: +242%.

    Questi numeri non servono ad alimentare aspettative di rendimento che non si potranno mai perfettamente replicare.
    Servono però a far capire a quanto valore si decida arbitrariamente di rinunciare, per dare precedenza a una posizione dogmatica sgretolata dai fatti ma irrobustita di paure, luoghi comuni e scarsa consapevolezza.
    Il Kintsugi dei mercati finanziari e della buona consulenza deve partire da qui.

    Buona lettura!
  • 1 - IL MIGLIOR MESE DI SEMPRE

    Ancora devono arrivare alla popolazione, ma i vaccini anti-Covid sono di certo già stati iniettati alle Borse, e hanno compiuto il miracolo.
    Novembre è stato infatti il mese migliore della storia per molti listini finanziari mondiali (a partire dall'indice globale Msci World), e il migliore da parecchi decenni per molti altri.
    Milano non fa eccezione: da quando esiste il Ftse Mib, il paniere più importante dei titoli azionari italiani, cioè dal 1998, mai l'indice delle blue chip di Piazza Affari aveva chiuso il mese con un rialzo del 22,5% come in questo Novembre.
    Mai.
    Il record precedente risale a Marzo 1998, quando salì del 21%.
    E il record riguarda molti listini, come la Borsa di Madrid (+24% questo mese), le Borse europee in generale (+14% lo Stoxx Europe 600), le Pmi americane (+19% il Russell 2000), ma anche le borse globali (+12% l'Msci World all countries).
    Tutte hanno registrato la miglior performance mensile, almeno degli ultimi 60 anni, o comunque da quando esistono gli indici stessi.
    E chi non ha battuto il record ha comunque registrato il più importante balzo mensile da lungo, lungo tempo: Parigi da oltre 30 anni, Londra è a un soffio dal record del Gennaio 1989, Tokyo dal 1994, Atene dal 1991, Francoforte dal 2003.
    La lista di questo "November rally" è lunga.

    Se vogliamo, il mese di Novembre ha prodotto allora un piccolo "miracolo" agli occhi degli investitori: non solo ha eliminato l'incertezza sulla presidenza degli Stati Uniti con il risultato, in fin dei conti, migliore per i mercati (Biden presidente ma senza la maggioranza al Senato, indispensabile per far passare le parti più estreme del suo programma), ma soprattutto ha regalato la speranza che il vaccino riporti, prima o poi, il mondo alla normalità.
    Per i mercati non importa sapere con precisione quando il vaccino sarà distribuito in maniera capillare, quello che conta è sapere che c'è, che arriverà, e che sarà presto efficace.
    In un'ottica di medio-lungo periodo, questo consente allora di riprezzare gli utili di quelle aziende e di quei settori (il settore dei viaggi ad esempio) che più di tutti hanno sofferto il Covid e il lockdown.
    E per gli investitori che, per forza di cose, guardano al futuro, è sufficiente per tornare a comprare azioni di aziende che scontavano, nei prezzi pre-vaccini, un lockdown permanente.

    Possibile allora che nei prossimi mesi si verifichino dei nuovi cali di Borsa?
    Certo.
    Ma alla fine gli utili torneranno.
    Così, tra gli investitori, è partita la caccia all'acquisto su azioni che, nel mondo dei vaccini, risultano sottovalutate.
    Sebbene le valutazioni azionarie siano elevate dopo il rally, restano comunque attraenti rispetto a quelle obbligazionarie, che sembrano presentare attualmente poche interessanti occasioni d'acquisto.
    A tal proposito, guardando al debito pubblico italiano, la tre giorni di aste di fine Novembre si è conclusa con una serie di nuovi primati per il Tesoro, che può gestire ora la sua enorme massa di debito spuntando delle condizioni eccezionali.
    Per la prima volta, infatti, un Btp a cinque anni è stato assegnato a tasso zero, visto che il rendimento lordo del Btp con scadenza Febbraio 2026, collocato per un importo di 2,5 miliardi di €, è stato appena di 1 centesimo.
    Questo, in una giornata in cui hanno fatto registrare minimi storici anche i titoli del debito a 10 anni (3 miliardi allo 0,59%).
    E, come non bastasse, la BCE dovrebbe annunciare a giorni un ulteriore aumento di acquisto di titoli, con prospettive quindi di ulteriori riduzioni dei tassi. 

    Speriamo allora che il prossimo 2021 sia veramente un anno di vaccini e non di virus, un anno di riaperture e non di chiusure, un anno di ripresa e non di ulteriore recessione, un anno di investimenti con metodo e strategia e non di risparmi tenuti infruttuosamente nei conti correnti.
    Un anno però, spero sempre, accompagnato dalla buona consulenza finanziaria!
  • 2 - IL PIU' GRANDE PATTO COMMERCIALE DEL PIANETA

    La notizia è passata decisamente sotto traccia, ma si tratta di un accordo che cambierà (se ancora ce ne fosse bisogno) gli equilibri economico-commerciali del pianeta.
    Il suo nome è RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership), ed è il più grande patto di libero scambio del mondo, sostenuto in primis dalla Cina che la lega a 14 economie dell'Asia-Pacifico.
    L'RCEP, siglato Domenica 15 Novembre, potrebbe così rafforzare ulteriormente la posizione cinese come partner economico con il Sud-Est asiatico, il Giappone e la Corea, mettendola in posizione ottimale per dettare le regole commerciali della regione con più rapida crescita della terra.

    Nelle intenzioni di Pechino anche l'India avrebbe dovuto partecipare all'accordo.
    Il paese si è però, non troppo a sorpresa, sfilato lo scorso anno, sempre più irritato dall'espansionismo economico dell'ingombrante vicino cinese.
    Anche senza l'India, i numeri della RCEP sono impressionanti.
    La regione interessata produce infatti il 30% del Pil mondiale, ed ospita 2,7 miliardi di persone.
    Il patto punta a ridurre progressivamente i dazi, e a facilitare investimenti e scambi tra i paesi membri di un formidabile blocco commerciale.
    Il risultato sarà il rafforzamento delle catene di approvvigionamento regionali, sotto regia cinese.
    Aspetto sul quale Pechino, unica grande economia a salvarsi dalla recessione nell'anno del Covid, punta sempre di più per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.

    La firma dell'intesa dimostra pertanto che il resto del mondo non ha bisogno di aspettare i tempi dell'America per organizzarsi.
    L'RCEP si affianca all'altro enorme sforzo egemonico prodotto dalla Cina in questi anni: i mega investimenti infrastrutturali della Nuova Via della Seta, che comincia però a mostrare sempre più evidenti segni di fatica e disincanto da parte dei paesi partner.
    Pechino, in questi otto anni di lavoro, ha portato così avanti, con pazienza e determinazione, la propria diplomazia, costruendo, almeno sulla carta, un blocco d'interesse e d'influenza che abbraccia tradizionali alleati di Washington.
    Oltre ai dieci stati membri dell'Asean (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Filippine, Singapore, Tailandia, Vietnam) e alla Nuova Zelanda, dell'intesa fanno parte Australia e soprattutto Giappone e Corea del Sud.
    Per la prima volta, Cina e Giappone, in particolare, hanno raggiunto un accordo bilaterale di riduzione delle tariffe, raggiungendo così una svolta storica.

    I 15 paesi RCEP hanno continuato a registrare surplus commerciali aggregati annuali di centinaia di miliardi di dollari, nonostante gli effetti delle guerre commerciali e l'incombente prospettiva di una più ampia deglobalizzazione.
    Anche in mezzo alla crisi Covid, l'Asia ha mantenuto un massiccio surplus commerciale, che attualmente è in corso a un tasso annualizzato di 900 miliardi di $ per il 2020.
    L'RCEP sarà in grado di dare ulteriore impulso alla crescita delle esportazioni asiatiche e alle capacità produttive.
    La Cina insomma, Trump o Biden, va avanti spedita per la sua strada costellata di pianificazione e progettualità.
    E nulla sembra poterne fermare la crescita futura.
  • 3 - LA "CASA DEL FUTURO" IN EPOCA DI PANDEMIA

    Le nostre pensioni future si sono impoverite in questi mesi più di quanto non si possa pensare.
    Rischiamo di essere troppo concentrati sul drammatico presente della pandemia, perdendo invece d'occhio il futuro.
    Comprensibile ma non scusabile.
    Il rapporto tra spesa pensionistica e Pil, raggiungerà il record del 17,1% a fine 2020 (300 miliardi, per colpa anche di quota 100), e resterà intorno al 16% per gli anni successivi.
    Nell'Eurozona è oggi mediamente al 13%.
    Solo nel 2045 comincerà a scendere in Italia, quando ormai il sistema contributivo sarà generalizzato per ogni trattamento, con tassi di sostituzione, rispetto all'ultima retribuzione, ancora più bassi.
    Solo fra un quarto di secolo, se andrà bene, vedremo ridursi il peso relativo della previdenza pubblica sulla ricchezza prodotta.
    Complice la crisi, abbiamo costituito un'ipoteca sul futuro ancora più onerosa senza il minimo dibattito.

    Nell'ultima relazione della Covid, autorità di vigilanza del settore, è purtroppo emerso che 1/5 degli aderenti ai fondi pensione non versa le proprie quote.
    Tanti sono ovviamente in difficoltà.
    Ma, proprio nei giorni scorsi, l'Associazione Bancaria Italiana ha comunicato che i depositi bancari sono recentemente cresciuti al record storico di 1.700 miliardi.
    Non è allora escluso che non pochi iscritti ai fondi abbiano preferito scegliere la liquidità di un risparmio precauzionale che non rende nulla, rispetto all'investimento sul proprio futuro pensionistico.
    Tutto ciò è sintomo della profonda crisi economica che viviamo, ma anche di un riflesso culturale che ci porta a considerare l'investimento sulla pensione come qualcosa di più facilmente rinunciabile, persino voluttuario.
    Come se il futuro non esistesse e non riguardasse quei giovani, dei quali parliamo continuamente, salvo poi tradirli con le nostre scelte concrete.

    Nelle scorse settimane, è stato presentato da The European House Ambrosetti un articolato studio sui fondi pensione.
    I tassi di adesione sono attualmente inferiori al 30%, e sarebbe opportuno promuoverne la crescita anche con un'opportuna campagna di informazione, perché chi ha più necessità di questi strumenti è chi meno li conosce.
    I fondi negoziali (o di sindacato) hanno avuto nel 2019 rendimenti tra il 7,2 e il 12,2% contro l'1,5% del Tfr, e già recuperato tutte le perdite di inizio 2020.
    Investimento paziente, di medio e lungo termine.
    Il tema cruciale non è solo quanto si avrà di pensione, del tasso di conversione che diminuisce con gli anni, ma quando la si potrà riscuotere.
    La crisi pandemica rende ancora più pericolosa ed esplosiva una bomba sociale che facciamo finta di non vedere.
    Gente che non avrà più il lavoro ma dovrà attendere anni prima di andare in pensione.
    Dobbiamo allora abituarci a considerare il risparmio previdenziale come un bene di prima necessità.
    I genitori non aspettino, e comincino a farlo a favore dei figli appena nati.
    L'INPS aveva lanciato le "buste arancioni", ma poi le ha tolte per risparmiare sulle spese postali.
    Gesto significativo di una mentalità diffusa.

    Un caso straordinariamente positivo è quello, invece, della Provincia autonoma di Bolzano, che pochi anni dopo la legge sulla previdenza integrativa ha lanciato un piano casa condizionato alla sottoscrizione da parte dei richiedenti di un fondo pensione con almeno 15 mila € già versati.
    Noi italiani amiamo molto la casa.
    La pensione è la "casa del futuro".
  • 4 - GOSSIP FINANZIARIO

    In queste ultime settimane stiamo ascoltando diverse notizie che rischiano di far entrare nei mercati finanziari chi tendenzialmente se ne sta fuori, e bene alla larga.
    E non si tratta, per loro, di una buona notizia.

    Secondo te ha senso comprare delle azioni Amazon? Come funziona?
    Sto pensando di mettere un pò di soldi nel Bitcoin, vedo che è quasi tornato sui massimi...
    Visto che le obbligazioni dei mercati emergenti sono cadute un bel pò, che ne dici se ci investo con un Etf?
    Vorrei comprare un pò di azioni Airbus, come la vedi?

    Il periodo che stiamo attraversando è perfetto per raccontare, ancora una volta, quello che un investitore deve assolutamente NON fare.
    Sono certamente notizie interessanti quelle che stiamo ascoltando e che invadono le nostre giornate, ma sono notizie sulle quali il nostro controllo è assolutamente pari a zero.
    Sono notizie di "gossip finanziario".
    I prezzi dei titoli e dei mercati le hanno già scontate.
    Anzi, in alcuni casi, come ha fatto anche di recente l'AD di Pfizer, chi aveva le azioni in portafoglio ha venduto sulla scia della notizia positiva (sell on news si dice in inglese).
    Ecco, un modo sicuro di entrare nel mercato per rimetterci, è proprio quello di entrare quando succede qualcosa.
    Lascialo fare a chi ha la giusta esperienza e le giuste competenze.

    Ecco allora i classici comportamenti che ci spinge ad adottare nei mercati l'emotività, accantonata purtroppo la razionalità:
    - il mercato sale ma rimaniamo in attesa di un possibile storno;
    - al primo ribasso del mercato però, continuiamo a rimanere in attesa aspettando un possibile consolidamento (i mercati nel frattempo salgono, e raggiungono magari anche dei nuovi massimi);
    - a quel punto, sentendo parlare di rialzi e guadagni, ecco che l'emotività spinge all'acquisto;
    - chi nei mercati c'era già, alla notizia esce ed è soddisfatto della sua operatività di trader.
    il suo comportamento è seguito da molti altri, e il mercato inizia la discesa;
    - alla prima correzione, entro se ero fuori, o incremento l'investimento se ero investito parzialmente;
    - il mercato però continua la discesa, i media ne parlano (miliardi bruciati in Borsa...), e l'emotività torna a far capolino;
    - "qui rischio di perdere tutto, meglio vendere!";
    - una volta usciti, rimaniamo in attesa mentre il mercato recupera il terreno precedentemente perso;
    - tutti parlano del rialzo e lo vorrebbero cavalcare;
    - a quel punto il mercato inizia nuovamente la sua fase di discesa, ma siamo usciti sui minimi presi dal panico.

    Ahimè, molte persone si approcciano in questo modo agli investimenti, cercando sempre il miglior timing di ingresso.
    Perdendo così di vista l'obiettivo, il tempo a disposizione per raggiungerlo, e la strada da percorrere.
    Alcuni si bruciano e non entrano più in Borsa per paura.
    Un pò come dire, ieri mi sono scottato accendendo una candela con l'accendino.
    Questo vuol dire che non accenderò mai più una candela in vita mia?
    Assolutamente no!
    La accenderò ancora, ancora e ancora.
    Lo stesso va fatto sui mercati e con gli investimenti.
    Non ha senso non investire perché in passato c'ho rimesso dei soldi.

    Ci sono state in passato, e ci saranno sicuramente in futuro, delle situazioni che creeranno forti contraccolpi alle economie e ai mercati.
    Sempre ci sono stati recuperi e nuovi successivi massimi, che hanno portato ad un miglioramento sotto tutti gli aspetti.
    Basta saper pianificare, sapere quale strategia adottare, ed essere alfabetizzati finanziariamente per non farsi prendere dal panico.
  • 5 - I NOBILI DELL'EPOCA

    L'investimento azionario è un tassello fondamentale nella costruzione di un portafoglio di investimento.
    Certo, occorre saperne sopportare il rischio, ma nel lungo termine i rendimenti offerti dall'asset class azionaria sono sicuramente più appetibili rispetto ai rendimenti obbligazionari, soprattutto in una prospettiva di mercato come quella attuale con tassi di interesse molto compressi e rischi futuri di aumento dei rendimenti che penalizzerebbero i prezzi.

    Per un investitore italiano, l'approccio istintivo può essere quello di comprare titoli azionari o indici finanziari italiani, anche perché ritenuti più conosciuti.
    Ma occorre sapere che la capitalizzazione di Borsa Italiana, pari circa a 500 miliardi di euro, rappresenta oggi solo lo 0,79% della capitalizzazione di tutte le borse mondiali.
    Per capitalizzazione si intende il totale del valore di un mercato borsistico, espresso dalla somma di tutti i titoli moltiplicato per il prezzo di tutte le azioni quotate sul listino.
    Giusto per fare un esempio, Apple, Amazon, Microsoft e Google valgono oggi più di tutta la Borsa Italiana.

    L'azionario americano resta sempre la guida dell'equity mondiale, con un peso superiore al 40%.
    Essere investiti in azioni senza avere in portafoglio titoli di aziende americane, significa perdersi, nel bene o nel male, una bella fetta del mercato mondiale.
    Il fenomeno rilevante degli ultimi 12 anni, dopo la crisi finanziaria che ha avuto come epicentro il fallimento di Lehman Brothers, è stata la fortissima performance degli indici Nasdaq e S&P500, tra i migliori al mondo.
    La Borsa USA ha infatti schiacciato in termini di forza molte altre aree, a partire dall'Europa.
    Mai lo squilibrio è stato così forte negli ultimi 30 anni e oltre.

    Comprare allora un indice azionario piuttosto che un altro, non è un'operazione irrilevante per il risparmiatore.
    Ogni listino azionario nazionale porta infatti con sé il proprio rischio Paese, e anche una composizione settoriale che lo differenzia da altri.
    La peculiarità della Borsa di Milano, ad esempio, è il forte peso dei titoli finanziari che da soli valgono circa il 33% dell'intera Borsa.
    E negli ultimi anni il settore finanziario ha sofferto di brutto.

    Certo, in Italia non mancano assolutamente aziende e imprenditori che producono, innovano, e sono un brand di grande rilevanza a livello globale.
    Ma c'è da chiedersi, come possono andare avanti in questo inferno statalista, tra tasse in continua crescita e burocrazia sempre più pressante?
    Se da una parte gli italiani non investono (ricordo sempre che si contano più di 1.700 miliardi di € fermi in conto corrente oggi nel Paese), dall'altra tendono molto a farlo solo all'interno dei confini del nostro Paese.

    Ma è possibile che nel 2020, con la possibilità di poter investire sui mercati globali con semplice click e con poche spese, si investa solamente in Titoli di Stato, Eni, Enel o Intesa SanPaolo?
    Noi siamo i nobili dell'epoca, ora purtroppo fuori moda.
    Investire solo (o soprattutto) sul mercato italiano è un grave errore, perché non è così che si diversifica correttamente.
    Investire solo in prodotti finanziari italiani ha un costo elevato: rimanere tagliati fuori dalla crescita economica (e finanziaria) che avviene nel resto del mondo.
    Investi globale!
    Ricordalo sempre.
  • 6 - UN FENOMENO IN CONTINUA CRESCITA

    Ogni settimana, puntualmente, nella newsletter del Lunedì pubblicata da Consob, come prima notizia si può trovare l'elenco dei siti internet oscurati dall'ente di tutela degli investitori in Italia, perché offrono abusivamente servizi finanziari.
    Come ultima news, c'è poi sempre la lista delle società e dei siti web che le altre autorità nazionali di vigilanza segnalano, in quanto privi delle necessarie autorizzazioni per operare nei loro paesi di origine.
    Un vero e proprio bollettino di guerra.
    L'obiettivo è quello di richiamare l'attenzione dei risparmiatori sull'importanza di usare la massima diligenza al fine di effettuare in piena consapevolezza le scelte di investimento, adottando comportamenti di buon senso, imprescindibili oggi per salvaguardare il proprio risparmio.
    Tra questi, la verifica preventiva dell'autorizzazione degli operatori che offrono servizi finanziari.

    Ammonta a ben 328 il numero dei siti oscurati dalla Consob da Luglio 2019 ad oggi.
    Un fenomeno che continua a crescere e mietere vittime, con le istituzioni che non possono fare altro che rincorrere il problema, senza però poterlo sradicare alla radice.
    Nel primo semestre 2020, le denunce ricevute dalla Polizia postale per truffe relative al pseudo trading online sono state 337 in tutta Italia, per un danno subito di circa 19 milioni di €.
    Un dato stimato in crescita del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
    Le regioni che presentano denunce con gli importi maggiori sono la Lombardia con circa 5 milioni, il nostro Veneto con 2 milioni e mezzo, l'Emilia Romagna e il Piemonte con 1,75 e 1,3 milioni rispettivamente.
    Ma il fenomeno è diffuso in tutto lo stivale, e molti neppure denunciano le truffe subite.

    Ne ho parlato anche nella mia 7 Notizie in 7 Minuti del 9 Ottobre, con l'articolo dal titolo "Il Gatto e la Volpe dei nostri giorni".
    La Consob ha anche dedicato sul proprio sito la sezione "Occhio alle truffe", per mettere in guardia gli investitori.
    Sempre più nascono società fasulle che cercano di raggirare i risparmiatori con denominazioni clone, simili a quelle di operatori autorizzati e noti a livello internazionale.
    Ancora una volta ti invito pertanto a prestare la massima attenzione su come, e con chi, investi i tuoi risparmi.
    Il web è una giungla, un luogo lussureggiante e affascinante pieno di opportunità e di rischi.
    Ricorda sempre che, soprattutto in finanza, non ci sono pasti gratis.
    Pertanto ... attention please!
  • 7 - STELLANTIS IN ORBITA

    Via libera al prospetto informativo relativo alla quotazione di Stellantis, il quarto gruppo mondiale del settore auto che nascerà dalla fusione tra Fca e Psa.
    L'autorità olandese per i mercati finanziari ha infatti approvato il prospetto informativo relativo alla quotazione della nuova società, e le azioni saranno quotate a Milano, Parigi, e a New York sul Nyse.

    Il primo azionista del gruppo sarà Exor, holding che controlla attualmente Fca, con il 14,4% del capitale Stellantis, seguita dalla famiglia Peugeot che controllerà il 7,2% con possibilità però di salire fino all'8,5% del nuovo aggregato.
    Dietro di loro lo Stato francese, con il 6,2% del capitale comunque destinato a scendere nel post fusione al 3,5%, e i cinesi di Dongfeng,cui farà capo il 4,5% dopo l'operazione.

    Stellantis avrà sede in Olanda.
    La fusione tra i due gruppi automobilistici dovrà essere completata entro il 30 Giugno 2021, ma con ogni probabilità potrebbe perfezionarsi prima.
    Le rispettive assemblee degli azionisti sono già state convocate per Lunedì 4 Gennaio.
    La struttura al vertice vedrà Carlos Tavares, attuale CEO del gruppo francese, come nuovo CEO di Stellantis.
    John Elkann rivestirà la carica di Presidente, e Robert Peugeot di Vice-Presidente.
    Per arrivare a questa unione di forze ci sono voluti quasi due anni di negoziati.
  • Visto che molti mi chiedono info e pareri in merito, voglio concludere questa mia quindicinale newsletter parlando in velocità della possibile futura Patrimoniale.
    Si tratta di una questione che, per diversi motivi, non dovrebbe stupire nessuno.
    Non tanto perché, in questa fase emergenziale, il fabbisogno di un paese finanziariamente già da tempo alla canna del gas è aumentato in modo smisurato, ma per il semplice fatto che la spesa pubblica in Italia sa fare molto bene solo una cosa: aumentare di troppo, e da troppo.
    Nonostante un Pil che quando va bene è da zerovirgola, nonostante una crisi del debito sovrano già abbondantemente testata, nonostante fior di commissari alla spending review nominati e mai veramente ascoltati, nonostante la cronica dipendenza dai creditori internazionali a comprare il debito nostrano, nonostante tutto, negli ultimi decenni nessuno in questo paese si è mai preoccupato di fare quello che qualsiasi famiglia (o impresa) avrebbe fatto per sopravvivere: spendere meno e meglio.
    Eppure, se ti azzardi a parlare di tagli alla spesa, l'italiano medio ti azzanna in nome di un'austerity molto presente nella fantasia ma latitante nella realtà.
    Queste dannose convinzioni vanno combattute con forza, ora più che mai.
    Continuando a spiegare che ogni euro di spesa non coperta oggi, è un euro di tasse a carico del contribuente domani.
    Di cui la Patrimoniale sarà purtroppo solo un antipasto.

    Ti auguro un sereno week-end!
    Un caro saluto,

    Davide