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www.davideberto.it2021-06-23
  • Secondo un recente sondaggio realizzato per Columbia Threadneedle Investments, questa crisi è stata anche una "salutare" occasione per rivedere le scelte del passato in ambito finanziario.
    L'indagine sembra offrire una ricca rassegna di rammarichi:
    - il 31% degli intervistati ha realizzato quanto sarebbe stato importante avere un piano finanziario per affrontare le situazioni;
    - l'11% ha capito di avere un orizzonte di investimento troppo breve;
    - il 40% si è reso conto di dover diversificare meglio il proprio portafoglio;
    - il 42% ha capito che è meglio affidarsi in futuro ad un Consulente (il 13% già lo fa), ma il 17% non ritiene sia giusto pagarlo.
    Insomma, indicazioni dettate dallo scoramento per l'impatto duro della pandemia sulle economie dei paesi e delle famiglie, oltre che sull'andamento dei mercati finanziari e quindi dei risparmi.
    Quanti allora poi, in futuro, diversificheranno meglio le proprie scelte finanziarie e quanti davvero guarderanno di più al lungo termine senza farsi dettare le decisioni dalle urgenze di breve periodo?
    Forse pochi.
    Soprattutto quando, ad esempio, capiranno che per fare questo dovrebbero smobilizzare quella liquidità che li ha fatti sentire protetti fino ad oggi.
    Anche se, a ragion veduta, questo potrebbe essere il momento migliore per farlo.

    E tu, che ne pensi?
    Buona lettura!
  • 1 - ALLA BASE DELLA PIRAMIDE DEI BISOGNI

    Da sempre gli italiani vogliono e chiedono sicurezza.
    Ma a quale sicurezza veramente si riferiscono?
    Il concetto è spesso travisato, si pensa infatti al "capitale garantito", non tanto a proteggere persone e progetti importanti.
    Rispetto al passato, oggi ci possiamo proteggere da un numero maggiore di rischi.
    Si pensi anche al principio della riassicurazione con cui le Compagnie trasferiscono a loro volta parte del rischio.
    Occorre tuttavia che gli assicurati sappiano ben valutare i rischi ai quali sono esposti.
    Da una recente ricerca però si evince che gli italiani valutano male i rischi, sovrastimandone pochi (rapine e furti in casa su tutti), e sottostimandone molti altri (infortunio sul lavoro, incidenti stradali, inabilità sopra i 75 anni, truffe informatiche ...).
    I premi raccolti, ad esempio, sulle polizze di Ramo IV che coprono l'insorgenza di gravi patologie e la perdita di autosufficienza, sono molto residuali oggi in Italia, eppure lo scenario demografico suggerirebbe di guardare con interesse a questi strumenti visto infatti che il nostro è il quarto paese OCSE per longevità con un'attesa di vita alla nascita pari oggi a 82,8 anni.
    Pensa, passiamo in media oltre 24 anni in terza e quarta età.
    Secondo un recente rapporto si contano attualmente nel nostro paese 4,1 milioni di disabili (ne sono previsti 6,7 nel 2040), e più di 600 mila anziani ricorrono a un'assistenza domiciliare.
    Volgendo lo sguardo invece alla previdenza integrativa, a fine 2019 in Italia le risorse accantonate erano pari a 184,2 miliardi, meno del 9,5% del Pil.
    Al 2018, in altri paesi, i dati sono molto, molto migliori (120% del Pil in Australia, 182% nei Paesi Bassi, 148% in Svizzera, 105% nel Regno Unito).
    Siamo pertanto veramente in ritardo.
    Tirando allora una semplice riga, con pochi Fondi Pensione, con poca Business Insurance, con poca Family Insurance, con poco Welfare Aziendale e con poco Passaggio Generazionale, buona parte della protezione è ampiamente sottovalutata.
    Eppure per costruire una casa non si può partire dal tetto ...
    Il tema della protezione non può allora essere un "di cui", un corollario, ma dev'essere alla base della piramide dei bisogni di ognuno di noi.
    Questo aspetto andrebbe affrontato prima di occuparsi di finanza in senso più stretto, cioè dove e come allocare il patrimonio.
    Mettere allora in sicurezza la tua persona, la tua famiglia, i tuoi progetti più importanti, sono le prime cose da fare.
    Un processo virtuoso e completo di protezione per le persone, libera risorse, genera serenità, evita possibili stress finanziari e patrimoniali, mette ordine, trasforma le persone stesse da reattive a produttive, rendendole così indipendenti da fattori esogeni.
    Non trovi?
    Il ricorso allora a soluzioni assicurative per mettere in sicurezza la situazione reddituale e patrimoniale futura è oggi semplicemente indispensabile.
    E a dirtelo è un Consulente Finanziario che non si occupa di assicurazioni a protezione e tutela di un evento.
    Semplicemente però le consiglia prima di ogni altra cosa, soprattutto prima che sia troppo tardi ...
  • 2 - LA DISSONANZA COGNITIVA IN FINANZA PERSONALE

    Ti sei mai imbattuto in qualche conoscente che, invitato a non abusare di dolci, ti ha risposto dicendoti "mio nonno si abbuffava ogni giorno ed è campato fino a novant'anni!", oppure "di qualcosa tocca pur morire", o ancora "la vita è una sola, bisogna godersela!"?
    Se la risposta è sì, hai trovato una delle più classiche declinazioni della dissonanza cognitiva, una delle più frequenti trappole mentali con cui ci si confronta.
    Questa distorsione è stata battezzata nel 1957, quando Leon Festinger, psicologo americano, illustrò questo particolare meccanismo che ci porta a compiere scelte istintive, incoerenti e irrazionali.
    La dissonanza cognitiva è allora quella situazione di conflitto in cui si trova il nostro cervello quando elabora due credenze in contrasto tra loro.
    In sostanza è la coesistenza di idee tra loro opposte, non compatibili.
    Questa incoerenza disturba l'individuo che attiva dei meccanismi utili ad eliminare, o quanto meno ridurre, questa distonia.
    Ciascuno di noi sa che abusare di dolci non fa bene alla salute.
    Il conflitto può essere risolto riducendo il consumo di zuccheri, oppure trovando un pretesto, un alibi per non sentirsi in colpa nel caso in cui non si riuscisse a contenere l'istinto goloso.
    In molti casi prevale la scelta più comoda.
    Convincersi pertanto che qualche avo sia sopravvissuto a lungo nonostante cattive abitudini alimentari, o assumere un atteggiamento fatalistico verso l'inevitabile fine vita viene più istintivo (almeno fino a che non succede qualcosa che spaventi o generi una diversa riflessione).
    Quando parliamo di finanza personale, sotto quali forme si presenta la dissonanza cognitiva?
    Molte, diverse e ugualmente dannose.
    "Piuttosto che perdere soldi in borsa, preferisco tenerli in conto".
    "Non parlarmi di assicurazioni, sono soldi buttati via".
    "Già fatico ad arrivare a fine mese, come posso mettere da parte qualcosa per la pensione?".
    Gli esempi sono infiniti e ci sbatto addosso frequentemente svolgendo la Professione.
    Tutto ciò impedisce ovviamente l'adozione di un comportamento virtuoso.
    Ciascuna di queste affermazioni nasconde dietro a sé una situazione di contrasto.
    Si è a conoscenza del fatto che lasciare rilevanti importi liquidi sul conto rappresenta una scelta migliorabile, ma fatico a capire da solo quale essa sia e preferisco l'immobilismo; così come non posso nascondere l'utilità di proteggere la famiglia o i progetti più importanti, ma la convinzione che i premi assicurativi siano una mera spesa (e non un investimento come dovrebbero essere) ha spesso la meglio; infine, capisco anche che ci sia un problema pensionistico futuro che mi aspetta, ma la necessità di rivedere le abitudini e non disporre del denaro per molto tempo poi prevalgono.
    Appurato che questo comportamento sia assai diffuso, come lo si può risolvere?
    Esistono strategie che aiutano a superare questo bias cognitivo?
    Certamente sì, ecco tre consigli.
    1) Assumere un atteggiamento libertario.
    Sta alla persona, percependo il nuovo comportamento come una libera scelta, adottare un comportamento diverso e migliore di quanto fatto in passato.
    Sta a lei decidere di cambiare.
    In tal senso è importante mantenersi informati e documentati, essere dunque consapevoli.
    Per questo, da sempre, informare nello svolgere la Professione mi appassiona molto.
    2) Per cambiare, il cambiamento deve emotivamente costare poco e dev'essere graduale.
    Non tutto e subito, ma un passo alla volta.
    3) Il cambiamento non dev'essere imposto, sarebbe infatti controproducente.
    Fin da piccoli, minacciare un bambino impedendogli di fare qualcosa produce un trauma oltre che la maggiore curiosità di sperimentare il pericolo.
    Concludendo, la dissonanza cognitiva è l'arte dell'incoerenza.
    Nasconde la capacità di trovare una giustificazione, un alibi, un pretesto che riduca quello stato di disagio che provoca la presenza di due idee contrapposte.
    La dissonanza può però trasformarsi in consonanza e generare uno stato di maggiore serenità.
    Nella sfera finanziaria le abitudini degli italiani sono costellate da dimostrazioni di dissonanza cognitiva.
    Superarle non è semplice, tanto più se sono radicate nel tempo.
    Ma cambiare in meglio si può, e il Consulente può essere d'aiuto.
    Dostoevskij diceva "colui che mente a sé stesso e dà ascolto alla propria menzogna, arriva al punto che più nulla di vero riesce a distinguere né in sé, ne intorno a sé".
  • 3 - DUE DILIGENCE: DI CHE SI TRATTA?

    I dati KPMG dicono che nel 2019 il controvalore complessivo delle operazioni di fusione e acquisizione (cosiddette operazioni M&A o Mergers and Acquisitions) di aziende in Italia si è attestato intorno ai 37,8 miliardi di euro circa, con 1.000 operazioni concluse.
    Nel 2018 il controvalore complessivo è stato addirittura pari a circa 97 miliardi.
    Il processo investigativo che ricorre in ogni operazione di M&A, prende il nome di Due Diligence (dall'inglese "dovuta diligenza").
    Questo processo ha diverse applicazioni, partendo dall'ambito giuridico, fino ad arrivare all'ambito economico-finanziario.
    In generale, fare una Due Diligence significa mettere in atto una serie di azioni e comportamenti finalizzati a raccogliere informazioni di natura fiscale, patrimoniale, gestionale, economica e personale, per realizzare la valutazione necessaria finalizzata ad una operazione finanziaria (acquisizioni, fusioni, investimenti).
    Si tratta dunque di investigare, approfondire, capire in modo trasversale lo stato di salute di un'azienda, ed agire di conseguenza in piena consapevolezza qualora se ne voglia assumere il controllo.
    Quando un'impresa è chiamata a fare la Due Diligence?
    Il processo è prioritario in tutte quelle operazioni che prevedono:
    - fusioni, acquisizioni e cessioni societarie e aziendali;
    - acquisto di immobili o beni di valore.
    La Due Diligence è un passaggio difficile ma fondamentale che prelude alla vendita dell'impresa, e richiede competenze specifiche nei singoli settori di riferimento.
    Il primo step parte analizzando i documenti cartacei dell'azienda, cioè il suo atto costitutivo, le visure camerali e le figure dei soci.
    Una volta esaurito questo passaggio bisogna procedere seguendo i seguenti passi:
    - visitare il luogo per vedere di persona come si presenta la sede operativa;
    - parlare con i dipendenti e con il consiglio di amministrazione per valutare il clima aziendale;
    - prendere visione dell'elenco clienti e di com'è diversificato il fatturato tra di loro;
    - valutare il prodotto, il suo posizionamento nel mercato e i tempi di stoccaggio;
    - verificare tecnicamente le attrezzature e i beni utilizzati nel processo produttivo;
    - valutare la situazione economico-finanziaria dell'azienda esaminandone bilanci, esposizioni bancarie e visure centrali interbancarie;
    - verificare l'eventuale presenza di debiti fiscali e/o di eventuali cause legali.
    Il processo di Due Diligence è necessario per arrivare ad avere un quadro completo dei soggetti e delle attività d'impresa con cui impostare delle trattative commerciali, per valutare se l'operazione che si intende intraprendere è conveniente in termini di prezzo e garanzie.
    Naturalmente, come ogni consulenza, la Due Diligence ha un costo che dipende da una serie di fattori, con indagini che possono essere più o meno complesse e diverse tra loro, in funzione anche della tipologia di percorso che si intende intraprendere.
    Il Closing è poi il perfezionamento dell'operazione per la quale la Due Diligence viene messa in atto.
    In un mondo sempre più caratterizzato da veloci cambiamenti, e con l'importante tema del passaggio generazionale che inevitabilmente riguarda svariate aziende ogni anno, è importante saper affiancare gli imprenditori anche in questi ambiti.
    In Azimut siamo da anni strutturati anche sotto questo aspetto, per supportare la clientela imprenditoriale in operazioni di questo tipo, parte del più ampio mondo definitivo Corporate Finance.
  • 4 - 21 MILIARDI DI DIVIDENDI IN TRE ANNI

    Sono quelli distribuiti da Eni, Enel, Leonardo, Poste e Terna, aziende controllate dallo Stato e quotate nel Ftse Mib di Borsa Italiana.
    Fare bilanci in tempi di Coronavirus sulla performance registrata dalle azioni può apparire ingeneroso, visto che il mercato italiano, così come tutte le Borse del mondo, ha perso quota affossato dalle notizie sulla pandemia.
    Qualche ragionamento vale comunque la pena di farlo.
    Partiamo allora da Eni, protagonista negli ultimi tempi di un film al cardiopalma perché coinvolta in prima linea in uno scenario apocalittico causato dal crollo del valore del greggio USA.
    Nonostante il titolo azionario negli ultimi anni si sia mosso in un range di mercato laterale, con la discesa da Febbraio in poi, l'azienda ha comunque vantato negli ultimi anni dividendi di competenza sempre in crescita (dalla cedola di 0,80 euro nel 2017, a quella di 0,86 nel 2019 staccata Lunedì 18 Maggio), distribuendo in tre anni ai suoi azionisti la bellezza di circa 8,9 miliardi di euro.
    Ora l'azienda vedrà rinnovato il suo board, con alla guida sempre Claudio Descalzi, mentre alla presidenza Lucia Calvosa andrà a sostituire Emma Marcegaglia.
    Altra società al centro del rinnovo del board è Enel, che nonostante la recente crisi è stata comunque in grado di regalare buone soddisfazioni agli azionisti negli ultimi anni.
    L'azienda è infatti riuscita ad attirare l'interesse degli investitori socialmente responsabili (Sri), le cui partecipazioni in Enel sono in costante crescita avendo superato l'anno scorso il 10,8% del capitale.
    Il cda ha confermato il dividendo che quest'anno sarà in crescita a 0,328 euro (0,28 lo scorso anno).
    Enel in tre anni ha staccato dividendi per 8,5 miliardi, e il suo AD Francesco Starace è di recente stato confermato al vertice da parte del Tesoro.
    Vedrà il rinnovo del board anche Terna, che in tre anni ha distribuito dividendi di competenza in crescita per circa 1,4 miliardi.
    Alla testa dell'azienda arriverà Stefano Donnarumma, manager apprezzato dal mercato grazie anche al buon lavoro fatto nella romana Acea.
    Nel 2017 è invece iniziata in Leonardo-Finmeccanica l'era di Alessandro Profumo, che proseguirà nel prossimo triennio dando così continuità alla società verso i target indicati nel business plan.
    In tre anni Leonardo ha distribuito dividendi stabili a 0,14 euro, per un monte complessivo di 243 milioni.
    Poste, per finire, è un titolo che sembra piacere agli analisti, convinti che agli attuali livelli di prezzo, 8,3 euro per azione, l'azienda sia ritenuta sottovalutata dal mercato (quotava 11,5 euro a Febbraio).
    Grazie alle scelte dell'AD Cosimo Del Fante, il gruppo vanta oggi un business molto più diversificato rispetto agli anni passati.
    Poste ha distribuito dividendi in tre anni per un totale di oltre 1,7 miliardi di euro, con una cedola in continua crescita.
    Il Tesoro detiene attualmente il 4,34% diretto di Eni, più un 25,76% indiretto attraverso Cassa depositi e prestiti, per un totale di circa il 30% dell'azionariato.
    Di Enel ha invece in mano il 23,6%.
    Tale partecipazione ammonta al 30% nel capitale di Leonardo, e al 29,3% in quello di Poste.
    Il Tesoro è oggi anche azionista di Enav (al 53,3%), e di maggioranza in Monte dei Paschi di Siena con il 68,3% delle azioni.
  • 5 - LE VALUTAZIONI GUARDANO ALLA RIPARTENZA

    La recessione che si prospetta all'orizzonte sarà nettamente più dura di quella del 2008-2009, con un impatto pesante sui conti societari.
    Previsioni pesanti che, a una prima occhiata, non sembrano prezzate da un mercato azionario oggi come non mai lontano dall'economia reale.
    In particolare a Wall Street, dove l'indice S&P500 ha recuperato oltre il 34% dai minimi di fine Marzo, riducendo il passivo da inizio anno ad appena 6 punti percentuali.
    Una simile performance a fronte di una pesante sforbiciata sulle previsioni degli utili si è tradotta in un'impennata record dei cosiddetti multipli, gli indicatori che rapportano il valore di un'azione a dati di conto economico e di bilancio, e che vengono normalmente presi come riferimento per valutare se il prezzo di un titolo, o di un listino azionario, è congruo con i fondamentali di bilancio: oggi Wall Street quota mediamente 23 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi.
    Era dalla bolla internet di inizio anni 2000 che non si vedevano numeri del genere.
    Anche in Europa si è registrata un'impennata delle valutazioni di Borsa, seppur meno pronunciata che a Wall Street: l'indice S&P Europe 350 quota oltre 18 volte gli utili attesi, contro una media dell'ultimo decennio di 13,28 punti.
    In genere l'impennata delle valutazioni azionarie si registra nelle fasi di esuberanza irrazionale che precedono lo scoppio delle bolle speculative.
    Il mercato azionario è anticipatore di natura, e archiviata una recessione scommette già sulla ripartenza.
    Non sono tanto i numeri del 2020 quelli a cui guardano le Borse, ma a quelli potenziali del 2021, quando si spera tutto tornerà business as usual (tutto come prima).
    Non è allora al -23,2% di calo degli utili aziendali previsti per l'anno in corso che guarda il mercato americano, ma al +30% previsto per il 2021.
    Il mercato scommette sulla ripartenza, anche sulla scorta di una dose di carburante senza precedenti garantita dalle politiche straordinarie di stimolo fiscale e monetario messe in atto da governi e banche centrali che, per far fronte alla peggior crisi dal secondo dopoguerra, hanno messo in campo risorse per un controvalore a livello mondiale stimato intorno ai 18 mila miliardi di dollari.
    Certo, le valutazioni record di Wall Street riflettono anche il peso specifico della tecnologia, che vale oggi un quarto dell'indice azionario statunitense S&P500, e che è indubbiamente uno dei settori usciti vincenti dalla crisi.
    Gli investimenti sul settore, già molto forti prima della pandemia, hanno registrato una chiara accelerazione perché si scommette che il massiccio ricorso alla tecnologia che si è visto durante il lockdown sarà un processo destinato a consolidarsi anche finita l'emergenza.
    Insieme al settore delle utilities (aziende operanti nell'erogazione di servizi essenziali come acqua, energia elettrica, gas ...), la tecnologia è l'unico che non registrerà un calo degli utili quest'anno, stando alle previsioni degli analisti, con i profitti che nel 2021 sono previsti tornare a crescere a doppia cifra (+18%).
    In questa prospettiva le valutazioni dei Big Tech sono balzate a livelli mai visti nel recente passato: l'indice Nasdaq tratta in media 34 volte gli utili attesi, contro una media storica di 22.
    Serve allora molta cautela, serve avere un piano ben definito e serve soprattuto la Consulenza di un bravo Professionista evitando possibilmente il fai da te.
  • 6 - PROSSIMI ALLA NUOVA GUERRA FREDDA?

    Un Paese, un sistema: per Hong Kong il passo indietro è pauroso, per Pechino è un rischio calcolato ... ma non sempre i calcoli si rivelano poi corretti.
    Nel 1997, quando il Regno Unito trasferì alla Cina la sovranità della sua ex colonia, due furono i criteri che il governo cinese si impegnò a rispettare: la formula "un Paese, due sistemi" e "il popolo di Hong Kong governa Hong Kong".
    Su queste basi, la città da allora ha prosperato.
    Grazie alla certezza della legge, a tribunali indipendenti, alle libertà di stampa e di espressione, e a una dose di democrazia, ha rafforzato il suo ruolo di centro finanziario e attratto centinaia di imprese dal mondo.
    La recente decisione del Partito comunista cinese di imporre a Hong Kong, da Pechino, una legge sulla Sicurezza ha ignorato la dichiarazione congiunta del 97 e annullato le ragioni di successo della città.
    Il colpo è naturalmente serio per Hong Kong e per i suoi abitanti.
    La speranza di evolvere verso la piena democrazia non c'è più.
    Tutto sarà diverso da oggi in poi.
    Ma la vicenda della ex colonia britannica è il segno di quanto tossiche siano diventate le relazioni internazionali, quelle tra Pechino e Washington in modo particolare.
    Hong Kong era uno dei simboli più splendenti della globalizzazione e della sua capacità di favorire lo sviluppo dei paesi poveri (nel caso, la Cina), ora è invece il simbolo della crisi della globalizzazione stessa.
    Le dure reazioni di Trump e del segretario di Stato americano Pompeo all'imposizione della legge sulla Sicurezza da parte di Xi Jinping, e le contromisure che prenderà il Congresso di Washington, sono un ulteriore salto di qualità nella sfida tra le due potenze che sta cambiando l'economia, oltre che la geopolitica, del mondo.
    Le tariffe commerciali imposte da Trump sulle importazioni dalla Cina, e la risposta di Xi, sembrano a questo punto quasi il minore dei mali.
    Lo scontro è ormai nella finanza, nella scienza e nella tecnologia.
    L'amministrazione Trump sta spingendo i fondi pensione del settore pubblico degli Stati Uniti a non investire in veicoli finanziari che contengano interessi cinesi.
    E sta discutendo la possibilità di vietare la quotazione a Wall Street di certe imprese di Pechino.
    Nei giorni scorsi, la cinese Huawei ha fatto sapere che potrebbe fallire se Washington continuerà a impedirle di accedere ai microchip prodotti dalle aziende americane.
    Non passa settimana che le autorità americane non impongano restrizioni alla possibilità di fare business e di scambiare tecnologia fra gli Stati Uniti e la Cina.
    Le pressioni della Casa Bianca perché le imprese americane rinazionalizzino le loro attività, le facciano cioè uscire dalla Cina e rientrare negli Stati Uniti, crescono di continuo.
    La pandemia sta spingendo in questa direzione: un certo numero di imprese, americane e non solo, che in passato hanno aperto attività in Cina stanno rivedendo le loro strategie.
    Alcune produzioni hanno già abbandonato il paese per tornare a casa o per cercare siti meno rischiosi e proni alle sorprese.
    Il virus è stato acceleratore formidabile di una tendenza già in atto in anni recenti: l'accelerazione di una diversificazione rispetto alla "Cina fabbrica del mondo".
    Le catene di fornitura, prima globali, saranno in futuro probabilmente più brevi e locali.
    La somma di queste tendenze, accelerate dalla pandemia e dalla spinta americana a cercare di isolare la Cina, sta determinando una separazione, almeno parziale, dei sistemi economici con al centro le due maggiori potenze.
    La forte assertività di Pechino fa pensare che la prossima pedina da attaccare sulla scacchiera asiatica, dopo Hong Kong, sia Taiwan.
    Lo scontro dunque, non solo è aperto, ma è anche ampio: economico, diplomatico, ideologico, politico, e con in più il rischio di un conflitto militare se sui mari dell'Asia la situazione dovesse sfuggire di mano.
    E sarà di lunga durata perché darà il segno degli anni a venire anche se Trump non dovesse essere rieletto a Novembre: la politica di contenimento della Cina è ormai condivisa da tutta, o quasi, la politica americana, e da una parte del suo business.
    In questo quadro di nuova Guerra Fredda, Hong Kong è allora il campo di confronto principale, dopo l'attacco condotto da Pechino.
    Non è in gioco solo la supremazia degli Stati Uniti o della Cina, e nemmeno solo la reputazione internazionale di quest'ultima.
    Xi Jinping ha soprattutto chiarito che non gli piace il sistema liberale.
  • 7 - RICARICHEREMO L'AUTO VIAGGIANDO IN AUTOSTRADA?

    Le auto elettriche si ricaricheranno percorrendo le autostrade.
    E i robot assorbiranno energia dai pavimenti delle fabbriche, mentre i droni dai tetti che sorvoleranno.
    All'Università di Stanford (California - Stati Uniti) hanno dimostrato di poter utilizzare il magnetismo per trasmettere elettricità in modalità wireless a oggetti in movimento.
    La nuova tecnologia si fonda su un caricabatterie senza fili con un amplificatore, capace di regolare la frequenza di risonanza tra il campo magnetico di base e il dispositivo ricevente, così che l'elettricità venga trasmessa in modo costante a macchine che si muovono anche ad alta velocità.
    Il prototipo per ora può recapitare dieci watt di elettricità a una distanza di 90 cm, ma i ricercatori contano di arrivare alle centinaia di chilowatt di cui un'auto ha bisogno.
    La reale difficoltà? Riprogettare ovviamente in tempi rapidi le autostrade.
    Per questo è più probabile che la tecnologia inizi con robot e droni.

    Sempre in California, all'Università di San Diego, hanno inventato un sensore indossabile che rileva quanta vitamina C si ha in corpo, tramite il sudore.
    I sensori finora sviluppati si concentrano sul monitoraggio dell'attività fisica o di patologie come il diabete.
    Questo è il primo utilizzo della tecnologia per tenere traccia dei cambiamenti di una singola vitamina.
    Consentirebbe ai medici di somministrarla con precisione, per piani nutrizionali o per favorire processi di guarigione, visto che la vitamina C è fondamentale per il sistema immunitario e basilare nella produzione di collagene per la cicatrizzazione.
    Il dispositivo è costituito da un cerotto che stimola la sudorazione, e da un sensore che misura la quantità di vitamina C.
    Può essere inoltre ampliato anche ad altre vitamine.
  • Nelle precedenti 7 Notizie in 7 Minuti ho trattato di Campari (Venerdì 08/05) e di Tannico (Venerdì 27/03 nella special edition dedicata all'innovazione).
    E' notizia di qualche giorno fa che Campari ha siglato un accordo con tutti gli azionisti per acquistare una partecipazione pari al 49% di Tannico, piattaforma di e-commerce per la vendita online di vini e spirit.
    Il corrispettivo per l'acquisto di questa percentuale è di 23,4 milioni.
    In base all'accordo di investimento siglato, Campari avrà la possibilità di incrementare la sua partecipazione al 100% a partire dal 2025.
    Fondata nel 2013, Tannico ha una quota di mercato superiore al 30%.
    Con oltre 7 milioni di visitatori unici in un anno, vanta un catalogo di 14.000 vini provenienti da oltre 2.500 cantine italiane ed estere, e spirit di fascia alta.
    Nel 2019 ha realizzato vendite nette pari a 20,6 milioni, con un tasso composto di crescita annuale delle vendite nette stesse, negli ultimi tre anni, pari circa al 50%.

    Ti auguro un sereno fine settimana!
    Un caro saluto,

    Davide