Alcune settimane fa il Governo Meloni ha festeggiato in pompa magna il record di longevità (oltre 1.400 giorni) elencando alla kermesse di Bari i risultati di 4 anni di lavoro.
Il centrodestra ha garantito che continuerà a impegnarsi per costruire "un'Italia nella quale chi ha un'idea possa realizzarla, chi lavora possa permettersi una casa, costruire una famiglia, guardare al futuro con fiducia".
Ancora, "un'Italia nella quale chi è partito possa trovare mille ragioni per tornare".
Insomma, con largo anticipo (la scadenza della legislatura è a Ottobre 2027) è partita la campagna elettorale...
Oggi voglio allora dedicare questa mia 4 Minuti al reale stato di salute del nostro paese, e ai risvolti che tutto questo può avere in ambito investimenti finanziari.
UN GIGANTE ECONOMICO CON POCO PESO IN BORSA
L'Italia è attualmente la quarta economia d'Europa (dopo Germania, Regno Unito e Francia), la seconda in ambito manifatturiero del continente dopo la Germania.
Nel mondo ci collochiamo all'ottavo posto, ma le nostre aziende quotate in Borsa pesano poco a livello globale: appena il 6,8% dell'indice dell'Eurozona (Francia e Germania pesano rispettivamente per il 32 e il 24%), il 3,1% nell'intero
paniere azionario europeo, e solamente lo 0,5% nell'indice delle borse globali.
Per comprendere meglio tutto questo, devi considerare che la capitalizzazione complessiva di Borsa Italiana è di circa 1.200 miliardi di euro, con UniCredit e Intesa Sanpaolo a guidare il listino, valorizzate rispettivamente 131 e 117 miliardi.
La sola Nvidia a Wall Street ha una valutazione attuale attorno ai 5.200 miliardi di $.
IL DEBITO PUBBLICO
La situazione del paese è caratterizzata da un enorme debito pubblico.
Perdonami ora per il pedante elenco che segue, ma voglio farti ben comprendere quanto debito facciamo anno dopo anno.
Il debito pubblico è passato dai 1.739 miliardi del 2008 (102% del Pil) ai 2.416 del 2019 (134% del Pil), con un aumento in soli 11 anni di 677 miliardi (+39% sul 2008).
A fine 2020 il debito pubblico ha poi raggiunto i 2.574 miliardi (era l'anno del Covid: 154% del Pil e +162 miliardi in un solo anno).
A fine 2021 il debito ha raggiunto i 2.687 miliardi di € (+109 miliardi e 146% del Pil).
A fine 2022 ammontava a 2.764 miliardi (+77 miliardi, rapporto debito/Pil pari al 138%).
A fine 2023 il debito è salito a 2.870 miliardi (+106 miliardi).
Nel 2025 ha raggiunto i 3.095 miliardi (+128 miliardi in un anno) e a Giugno 2026 si è attestato a 3.207 miliardi (+112 miliardi sul 2025), pari al 135,3% del Pil.
1.468,2 miliardi in più del 2008.
La spesa per interessi è di 95 miliardi nel 2026, mentre si stima toccherà i 100 miliardi nel 2027.
Tutti soldi che lo Stato, di conseguenza, non può destinare altrove.
OCCUPAZIONE
Siamo il paese con il più basso tasso di occupazione della Ue e dei paesi OCSE, ultimo per produttività e primo per evasione ed elusione fiscale.
Su 37 milioni di italiani in età da lavoro, abbiamo toccato il record di 24 milioni di occupati a Luglio 2024.
Il trend di crescita è poi proseguito nei mesi successivi, raggiungendo i 24,37 milioni quest'estate (oltre mezzo milione dei quali in cassa integrazione o Naspi).
Nonostante questo, siamo ultimi in tutte le classifiche: per l'occupazione complessiva siamo al 63% contro una media europea del 70%, e con i competitors principali che viaggiano tra il 75 e l'80%.
Peggio va per l'occupazione femminile, dove siamo sotto di 13 punti percentuali sulla media e del 23% sui competitors del nord Europa.
Ancora peggio per i giovani: qui siamo sotto di 16 punti sulla media, e di oltre il 30% sui competitors.
Nonostante tutte le riforme delle pensioni, solo 59 italiani su 100 tra i 55 e i 64 anni lavorano.
Sulla produttività abbiamo perso 10 punti sulla media UE negli ultimi 10 anni, anche perché su 4,9 milioni di imprese il 94% è composto da micro e piccole aziende che vengono ormai scarsamente finanziate dalle grandi banche, il che genera
scarsi investimenti e salari
stagnanti.
Poca occupazione e scarsa produttività non possono che generare una modesta crescita del Pil (si stima un +0,9% quest'anno).
TASSE
Sul pagamento delle tasse andiamo ancora peggio: quasi la metà degli italiani non ha redditi, mentre il 30% paga l'80% di tutta l'Irpef, di cui il 65% a carico del solo 19% che dichiara dai 35mila euro in su.
Circa il 46% degli italiani non paga tasse e vive a carico della collettività, beneficiando tuttavia gratuitamente di tutti i servizi dello Stato e degli enti locali (assistenza sociale, istruzione e tutto il resto).
E' già un miracolo che qualcosa funzioni, nonostante a pagare siamo in pochi...
Continua invece a crescere la spesa assistenziale (il metadone italiano), quella che nell'Unione europea viene definita come i "disincentivi impliciti al lavoro regolare".
Nel 2011 lo Stato trasferiva in legge di bilancio all'INPS per le assistenze sociali 84 miliardi, nel 2024 ne ha trasferiti 180, e 165 miliardi nel 2025, perché le decontribuzioni sono state sostituite da oltre 22 miliardi di sconti fiscali.
Pochi, quindi, pagano le tasse, e i circa 30 milioni di italiani che beneficiano dell'Isee hanno incassato esentasse quasi 180 miliardi, considerando anche il welfare degli enti locali.
Ma vediamo di giungere ora a delle conclusioni, guardando anche agli investimenti finanziari.
1) Attenzione al rischio di concentrazione
La stragrande maggioranza della popolazione italiana tende a concentrare tutti i suoi averi o quasi nel paese: immobili, titoli di Stato, azioni di aziende italiane quotate.
Tipico effetto dell'home bias, ossia la tendenza degli investitori a concentrare nel mercato domestico i propri investimenti, percependolo come più sicuro o, almeno, più familiare rispetto ai mercati internazionali.
E' questa una cosa piuttosto comprensibile, ma legare casa, lavoro e risparmi alla stessa economia...anche no!
2) L'alto debito si riflette sui titoli di Stato
Con un debito al 135% del Pil e quasi 100 miliardi l'anno di interessi pagati, il mercato chiede un rendimento maggiore per prestare denaro all'Italia rispetto ad altri paesi.
I BTp possono avere un loro ruolo all'interno di un ben diversificato portafoglio d'investimento, ma il rendimento più alto rispetto ad altri titoli governativi è il compenso per un rischio maggiore, non certo un regalo.
Per questo è importante tenerne sotto controllo il peso complessivo.
Equilibrio è la parola d'ordine.
3) Investi globale
Come abbiamo visto, la Borsa italiana è una formica rispetto all'elefante di tutti gli altri mercati azionari globali, Stati Uniti in primis.
La nostra economia ha dei reali punti di forza su cui contare, come la manifattura e le tante imprese (molte di queste non quotate in Borsa) di grande qualità, ma la scelta di quanto investire in Italia deve guardare agli obiettivi, all'orizzonte temporale
e alla propensione al rischio di ogni singolo investitore.
Un portafoglio che guarda soprattutto al di fuori dei nostri confini, all'Europa, agli Stati Uniti e ai mercati emergenti, riduce la dipendenza da un solo, piccolo paese.
Se già non sei mio cliente e, dopo questa lettura, ritieni utile comprendere meglio i reali rischi del tuo attuale portafoglio investimenti, sono ben volentieri a tua disposizione.