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La diversificazione degli investimenti è una strategia finanziaria che consiste nel distribuire il proprio capitale su diversi strumenti, settori, aree geografiche e valute, anzichè concentrarlo in un solo asset.
Il principio si basa sul famoso detto popolare "non mettere tutte le uova nello stesso paniere".
Se il paniere cade, tutte le uova si rompono; se le uova sono distribuite in panieri diversi, il danno complessivo viene drasticamente ridotto".
In questo modo Gemini, l'assistente AI di Google, descrive giustamente il concetto di diversificazione finanziaria.
Peccato che la realtà dei fatti ci racconti che diversificare, al giorno d'oggi, sia dannatamente difficile.
La diversificazione degli investimenti è infatti molto spesso illusoria e solamente formale, non sostanziale.
Perché non solo gli indici azionari di riferimento (e quindi gli Etf che li replicano fedelmente), ma anche i fondi comuni gestiti attivamente investono una fetta sproporzionata dei loro attivi in azioni delle cosiddette "Magnifiche 7",
ossia Alphabet (società madre di Google e YouTube), Amazon, Apple, Meta (proprietaria di Facebook, WhatsApp e Instagram), Microsoft, Tesla e Nvidia.
Un recente editoriale de Il Sole 24 Ore ha raccontato che l'esposizione a queste società, attraverso i soli fondi comuni, ha superato la cifra di 390 miliardi di dollari.
Quasi il doppio rispetto ai 204 miliardi di un anno fa.
Dati inequivocabili che emergono dall'analisi dei portafogli dei quasi 6.000 fondi azionari e bilanciati distribuiti in Italia.
L'influenza di queste big 7 è pertanto dominante nel determinare il risultato del fondo in cui si investe.
Va detto con chiarezza: questa concentrazione ha finora pagato, con i colossi tecnologici americani che hanno trainato i listini mondiali grazie soprattutto allo storytelling legato all'Intelligenza Artificiale.
Tanto che queste big tech hanno raggiunto valori di mercato stellari (oltre 5 mila miliardi di dollari Nvidia, 4.600 Apple e 3.800 Microsoft).
Tutto bene finché i mercati crescono e le quotazioni sono in rialzo: questa concentrazione può apparire come un ottimo motore di performance.
Il problema emerge quando avremo a che fare con uno scenario di possibile, brusca correzione di questi titoli, con effetti a catena su tutto l'ecosistema dei fondi comuni e, di riflesso, sui patrimoni delle famiglie.
La diversificazione formale non elimina quindi il rischio sistemico legato alla concentrazione sostanziale che emerge dall'analisi dei portafogli.
Riconoscere questo paradosso non implica demonizzare le big tech, né i fondi che le detengono.
Invita piuttosto a porsi una domanda: davvero sto diversificando a dovere i miei risparmi e investimenti, o sto semplicemente delegando a gestori e indici la stessa scommessa concentrata su pochi titoli?
Nell'indice MSCI World, di gran lunga il benchmark più diffuso a livello globale, gli Stati Uniti pesano per ben il 72%.
Dopo la lunga corsa e i rialzi stratosferici, potrebbe essere prudente portare a casa un po' dei guadagni realizzati e destinarli altrove, diversificando maggiormente le aree geografiche in cui investire per ridurre gli squilibri.
Con questo, non per abbandonare un mercato, quello USA, che resta certamente imprescindibile e popolato da tante imprese innovative e di grandissimo successo, ma per ridurne gradualmente il peso relativo, valutando aree oggi meno affollate come l'Europa,
il Giappone e alcuni paesi Emergenti ben selezionati.
Perché valutazioni elevate, utili sopra i trend storici e una forte concentrazione dell'indice in poche mega-cap tecnologiche, tra loro molto correlate, aumentano la vulnerabilità del mercato.
E la storia dimostra che le fasi di sovraperformance dei mercati tendono ad alternarsi in modo ciclico.
In conclusione, ciò che devi portarti a casa dopo aver letto questa mia 4 Minuti, è il concetto che il numero di titoli in portafoglio non dice nulla sulla vera diversificazione: conta la concreta distribuzione del rischio.
Visto l'attuale contesto di mercato, ogni bravo investitore dovrebbe allora chiedersi: quanto del mio rendimento, attuale e futuro, dipende davvero da sole 7 aziende americane?
Se ancora non sei un mio cliente e ci tieni a rivedere la reale esposizione del tuo portafoglio a queste dinamiche, ben volentieri sono a tua disposizione per un check-up personalizzato.