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www.davideberto.it11-09-2026
  • PRIMA O POI SCOPPIANO, MA SCOMMETTERE TROPPO PRESTO SULLA LORO ESPLOSIONE ... PUO' ESSERE ANCHE PEGGIO

    Il 2025 e il 2026 sono stati, ad oggi, anni dominati (o, meglio, gonfiati?) in ambito finanziario dal settore dell'Intelligenza Artificiale.
    Guardando al grafico degli indici azionari della Borsa americana, Nasdaq o S&P 500 non fa differenza, viene quasi voglia di urlare "Non entrate in quella casa!!!".

    I 10 titoli più grandi e importanti della Borsa a stelle e strisce sono attualmente arrivati a pesare il 42% del valore totale dell'indice più rappresentativo del mercato americano stesso.
    Qualcosa di già visto in passato, perché la storia tende un pò a ripetersi: un settore nuovo, una narrativa irresistibile, prezzi che salgono, un sacco di esperti che spiegano perché "questa volta è diverso", e, infine, lo scoppio...
    Le ferrovie nel lontano 1873
    Le Nifty Fifty del 1974
    Il Giappone del 1989
    Le Dot-com del 2000
    E l'AI di oggi, anno 2026
    Cinque epoche diverse, stesso copione.
    Cambiano solo baffi, basette, i dispositivi elettronici a disposizione, e le slides usate per le presentazioni agli investitori.
    Ma ripercorriamo assieme questi periodi.

    Anno 1873: "Le ferrovie cambieranno il mondo!"
    Avevano proprio ragione.
    Davvero le ferrovie cambiarono il mondo, ma gli investitori, come spesso accade, confusero un'importantissima rivoluzione tecnologica con il fatto che qualsiasi società collegata ai binari dovesse valere in Borsa infinite volte i suoi utili.
    Parliamo di 150 anni fa: la Borsa americana dell'epoca era per il 63% collegata a ferrovie, poi altre ferrovie, poi un tizio che vendeva carbone nei pressi dei binari.
    Il trend era decisamente secolare, ma i prezzi esageratamente gonfiati.
    Succede spesso.
    Anzi, quasi sempre.

    Anno 1974: le Nifty Fifty "comprale e dimenticale"
    Negli anni '70 nasce la convinzione che alcune società americane fossero così forti, solide, apparentemente inscalfibili, da giustificare qualsiasi prezzo di acquisto.
    Coca-Cola, IBM, Polaroid, Xerox, McDonald's, The Walt Disney Company...
    Le chiamavano azioni "one-decision": l'unica decisione da prendere era comprarle, per non venderle mai più.
    Che meraviglia.
    Il sogno perfetto per gli investitori pigri.
    Il problema è che quando un asset diventa universalmente amato, smette lentamente di essere un investimento e diventa una religione.
    Le valutazioni delle Nifty Fifty salirono a multipli assurdi.
    Molte di quelle aziende sopravvissero e prosperarono, altre sparirono dalla circolazione.
    Gli investitori che comprarono quei titoli ai massimi, passarono invece molti anni a meditare sul significato della mean reversion, ossia sulla teoria secondo la quale i prezzi degli asset finanziari tendono a ritornare, prima o poi, verso il loro valore medio di lungo periodo, dopo aver subito periodi di estreme oscillazioni, in un verso oppure nell'altro.

    Anno 1989: il Giappone alla conquista del mondo
    Alla fine degli anni '80 il Giappone sembrava invincibile.
    Un pò come gli Stati Uniti oggi, se vogliamo.
    La Borsa di Tokyo valeva più delle borse di continenti interi.
    Si diceva che il terreno su cui sorge il palazzo imperiale valesse più di tutta la California.
    I manager americani guardavano i dirigenti giapponesi come dei samurai con il fax.
    Il grafico del Nikkei sembrava una linea crescente disegnata da un bambino fin troppo entusiasta.
    Da sola, la Borsa di Tokyo rappresentava oltre il 42% della capitalizzazione azionaria globale (oggi pesa un misero 6%...).
    Anche lì il mantra era sempre lo stesso: "questa volta è diverso...".
    E diverso fu, nel senso che fu anche peggio.
    Il Giappone entrò in un letargo finanziario talmente lungo che tanti investitori non riuscirono più a rivedere da vivi i valori dell'indice Nikkei del 29 Dicembre 1989.
    Ci sono voluti 34 anni per tornare a quei dati.
    Senza tener conto dell'inflazione.

    Anni 2000: le Dot-com e il trionfo del "click"
    Qui il livello di follia raggiunse vette incredibili.
    All'epoca bastava aggiungere ".com" al nome di una società, e il suo titolo in Borsa saliva del 40%.
    Se vendevi cibo per cani online, perdevi soldi.
    Ma, se perdevi molti soldi online, eri visto dagli investitori come un visionario.
    Il Nasdaq sembrava alimentato direttamente dalla Red Bull: un travaso continuo di zuccheri e stimolanti a sostenere e spingere i prezzi del listino.
    Le valutazioni delle aziende quotate non avevano più alcun legame con la realtà.
    Ma attenzione: anche in questo caso, davvero Internet ha cambiato il mondo.
    Perché una bolla finanziaria può essere, nello stesso tempo, incredibilmente assurda e fondata su una trasformazione reale.

    Anno 2026: AI dappertutto
    Arriviamo così ai giorni nostri.
    L'Intelligenza Artificiale è diventata il nuovo vapore, la nuova elettricità, il nuovo Internet, il nuovo tutto...
    Ogni report trimestrale di un'azienda quotata in Borsa contiene decine di volte la parola "AI".
    Oggi l'Intelligenza Artificiale ha un predominio incontrastato in ambito finanziario, e le più importanti company d'America stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in acquisto di chip sempre più avanzati e in monumentali data center.
    Ma sono davvero sicuri che queste enormi spese in conto capitale (Capex) daranno ritorni economici importanti in un prossimo futuro?
    Guardando a tutto questo è difficile non pensare "Ok, tutta questa cosa andrà a finire male...".
    Il problema è il "quando".

    In tutto questo contesto c'è chi vive da anni in uno stato spirituale permanente di allerta nucleare finanziaria.
    Ricordo che a Maggio ho fatto visita ad un cliente, che mi ha detto: "Davide, nei giorni scorsi sono uscito a pranzo con un collega, che mi ha riferito che il suo consulente di fiducia gli ha detto che prima dell'estate le borse mondiali sarebbero crollate. CROLLATE. Che facciamo noi, con il mio portafoglio in essere?".
    Essere troppo presto pessimisti (bearish, ribassisti) negli investimenti è un pò come buttarsi col paracadute appena l'areo decolla: il concetto di caduta è tecnicamente corretto, ma il tempismo è rivedibile.
    E' importante sapere che le bolle finanziarie non salgono linearmente.
    Accelerano.
    E la fase finale è spesso la più violenta, la più assurda, la più umiliante per chi non è investito.
    Perché il mercato rialzista prolungato è in grado di produrre un curioso fenomeno psicologico: trasforma lentamente scettici e pessimisti in convertiti.
    Molti, nel tempo, si arrendono e si gettano a comprare Nvidia & Co. a prezzi e a multipli che farebbero svenire il grande Warren Buffett.
    Prima reggono.
    Poi iniziano a dubitare.
    Poi capitolano.
    Infine aprono un podcast sull'AI.

    Morale finale?
    Le bolle scoppiano quasi sempre.
    Le ferrovie crollarono.
    Le Nifty Fifty implosero.
    Il Giappone collassò.
    Le Dot-com esplosero.
    E, probabilmente, anche l'euforia per l'AI avrà un giorno il suo momento di verità.
    Ma la più crudele lezione della storia finanziaria è un'altra: avere ragione troppo presto può essere indistinguibile dall'avere torto.
    Per questo motivo le bolle sono pericolose non solo per chi compra e investe, ma anche per chi prova a sfidarle.
    Perché il mercato, quando entra nella sua fase mistica, non si limita a salire.
    Vuole umiliare chiunque osi dubitare.
    E spesso ci riesce.
    Proprio per questo, credimi, nella gestione degli investimenti è fondamentale farsi affiancare da un bravo e disciplinato Professionista, in grado di trasformare concetti complessi in semplici, in un mondo in continuo cambiamento. 
  • Ti auguro un sereno fine settimana.
    Un caro saluto.

    Davide