Scrivici su Whatsapp!
Scegli uno dei nostri operatori e inizia subito a chattare, risponderemo in pochissimo tempo!
Scegli uno dei nostri operatori e inizia subito a chattare, risponderemo in pochissimo tempo!
Clicca su uno dei seguenti box per avviare la conversazione
Scrivici! Ti risponderemo appena possibile

I mercati finanziari stanno mostrando qualche segnale di stanchezza nelle ultime settimane, e non è certo colpa del caldo estivo.
I motivi di preoccupazione non sono del tutto chiari, perlomeno per quanto riguarda Wall Street.
I contagi, infatti, non hanno mai particolarmente influenzato la borsa americana, se non, ovviamente, lo scorso anno, per la durata di un mese tra fine Febbraio e fine Marzo.
Non vi sono nemmeno rialzi dei tassi in vista, e l’inflazione è considerata dai più come un qualcosa di temporaneo.
Gli utili aziendali, infine, continuano a battere le attese e l’economia macina progressi.
Se pensiamo comunque che la borsa di New York ha messo a segno il raddoppio (+100%!!!) negli ultimi 5 anni, nonostante il crollo del 2020, ecco che allora è fisiologica una maggiore vulnerabilità e volatilità dei mercati, di cui abbiamo avuto un assaggio nel corso del mese di Luglio.
La distanza però fra il dire e il fare è ancora molta, visto che, nonostante Wall Street sia “cara”, i piccoli azionisti e anche gli investitori istituzionali non vi vogliono rinunciare affatto, continuando a comprare e rimanendo investiti mediamente per oltre il 60% del loro capitale, anzi, aumentando addirittura gli acquisti dopo il ribasso di metà Luglio (buy the dip o compra sul ribasso).
Questo accade perché investire l’ingente liquidità presente nel mercato in titoli di stato o in obbligazioni, è tuttora poco o per nulla remunerativo.
Farsi trovare pronti davanti ai previsti periodi di maggiore turbolenza, non significa liquidare tutte le posizioni e tenere sotto il cuscino i propri risparmi.
Accettare un determinato livello di rischio (soggettivo per ognuno di noi) è condizione imprescindibile per accedere ai rendimenti offerti dal mercato.
Come trovare allora il giusto equilibrio fra rischio e rendimento?
Bisogna innanzitutto ricordare che, storicamente, i listini azionari sono l’alleato più prezioso per consentire al proprio capitale di crescere e raggiungere gli obiettivi personali, purché si abbia un orizzonte temporale adeguato e sufficientemente ampio, e si sia disposti a tollerare temporanee deviazioni lungo il percorso.
Deviazioni, a volte, anche piuttosto dolorose.
Se corriamo a liquidare tutto quando i mercati stornano, come ad esempio durante la primavera del 2020, ci precludiamo la fase di recupero e di ripresa, avvenuta già a fine 2020.
Bisogna quindi fare i conti con la propria capacità di tollerare le oscillazioni più o meno ampie, e raggiungere la consapevolezza che “non può piovere per sempre”.
E’ poi importante fare periodicamente un check-up del proprio portafoglio investimenti, per verificare se il piano finanziario avanza secondo le previsioni, o se è invece opportuno effettuare qualche correzione, avendo sempre bene a mente gli obiettivi finali per cui si investe, anch’essi assolutamente personali e diversi da persona a persona.
Ecco perché non esiste (e non esisterà mai...) un portafoglio di investimento standard, o un livello di rischio che può andar bene per tutti.
Ma è necessario lo studio, la competenza e la professionalità di un bravo Consulente Finanziario, in grado di costruire una pianificazione su misura per ognuno dei propri clienti, e seguirla poi nel tempo.
Quando si tratta di investire, l'orizzonte temporale (il tempo che ci si può permettere di lasciare allocate le proprie risorse) assume un'importanza veramente determinante all'interno del percorso d'investimento.
Purtroppo in Italia l’orizzonte temporale di investimento è mutevolissimo, e spesso influenzato dalle condizioni di mercato, oltre che decisamente più breve rispetto alle abitudini medie degli altri investitori europei.
In Europa mediamente i risparmiatori detengono i propri asset per poco meno di 7 anni, con fisiologiche variabilità.
Si va dai 10 anni dell’Olanda, agli 8 di Svizzera e Belgio, ai 7 di Germania e Francia, ai 6 e mezzo della Spagna … fino ai 5 anni scarsi dell’Italia.
Ultima per distacco.
Quel che è peggio, è che da noi i tempi di permanenza sui mercati sono molto spesso influenzati dagli accadimenti di breve termine, piuttosto che dalle proprie esigenze di lungo periodo.
Da noi manca proprio la cultura finanziaria di base.
Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori, ma non di investitori consapevoli…
Il mancato rispetto dell’orizzonte temporale, è probabilmente il principale motivo per cui ci si imbatte in delusioni finanziarie.
Se non hai tempo e investi in qualcosa che lo richiede, non stai investendo … stai scommettendo.
E nessun bravo Consulente Finanziario scommette, né con i suoi soldi né tantomeno con quelli dei suoi clienti.
Ecco perché, la prima cosa che è importante chiarire prima di investire è proprio questa: per quanto tempo puoi impegnare i tuoi risparmi al fine di raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato?
Non devi pensare che siano sempre necessari lunghi decenni!
Ma nemmeno puoi investire in Borsa con un orizzonte di “2-3, massimo 8-10 mesi” come mi ha detto una volta un potenziale cliente.
Ripeto, investire non è scommettere!
A cosa si va incontro, allora, quando l’orizzonte temporale diventa un contorno e non la portata principale del processo di pianificazione finanziaria?
Succede che si vende e si compra nelle fasi peggiori del mercato, trascinati dall’emotività e non dalla razionalità.
Nel mese di Marzo 2020, allo scoppiare della pandemia, nel vecchio continente sono usciti dai fondi azionari quasi 50 miliardi di €.
Il peggior dato mensile dopo quello del Gennaio 2008, nell’anno della più grande crisi finanziaria di tutti i tempi.
Quello che poi è accaduto, in termini di recupero sui listini azionari, lo ricordiamo tutti…
Questi comportamenti irrazionali avvengono anche tra gli investitori a stelle e strisce, notoriamente più preparati e maturi di noi.
I flussi di disinvestimento più massicci dai fondi comuni americani, sono coincisi con i periodi di maggiore stress ribassista dell’indice S&P 500.
Viceversa, gli afflussi più consistenti sono avvenuti in fasi finanziarie serene, se non euforiche.
Se i tempi di permanenza sui diversi mercati sono condizionati dalla serenità o dalla preoccupazione che i media trasmettono, o dagli eventi positivi o negativi di breve periodo, il danno finanziario è assicurato.
Nella prossima 7in7 entrerò più nel dettaglio delle concrete conseguenze che si hanno quando non si rispetta l’orizzonte temporale nell’investire, rispettivamente, in azioni e in obbligazioni.
Nella mia 7in7 di Venerdì 6 Agosto, ti ho parlato della prossima quotazione di Ermenegildo Zegna, brand italiano del lusso, di Novembre alla borsa di New York.
Tutto ciò sarà possibile grazie ad una SPAC, acronimo di Special Purpose Acquisition Company.
Uno speciale veicolo finanziario che sta assumendo sempre maggiore rilevanza, nel far giungere rapidamente aziende di piccole e medie dimensioni, ma con business dalle grandi potenzialità, sui listini azionari mondiali.
Approfondiamo assieme!
Le SPAC sono particolari società che nascono e si quotano direttamente in Borsa.
Non hanno una loro operatività specifica, in quanto il loro unico scopo è quello di raccogliere liquidità, con il successivo obiettivo di impiegarla per realizzare una Business Combination, cioè una fusione con una società target, non ancora quotata, per traghettarla direttamente sul mercato.
E’ l’abilità e la professionalità del team di gestione a determinare il successo nella fase di raccolta di capitali sul mercato.
Le SPAC sono in grado di coniugare un elevato profilo di rendimento con un ridotto profilo di rischio, poiché gli investitori sottoscrivono il capitale a prezzi vantaggiosi e hanno sempre il diritto di recesso qualora la società prescelta non fosse poi per loro convincente.
In 18-24 mesi il team di gestione è chiamato a mettere in campo tutta l’esperienza e le capacità manageriali che possiede, per scovare la società giusta con la quale effettuare la fusione.
Una volta individuata, la scelta viene messa ai voti, ed almeno il 50%+1 degli azionisti della SPAC dovrà dare il proprio voto favorevole per procedere all'effettiva fusione.
La culla di questi innovativi veicoli finanziari è naturalmente negli USA, con 13,6 miliardi di $ raccolti nel 2019, addirittura 83 miliardi nel 2020, e il primo trimestre 2021 che ha già registrato lo stesso numero di operazioni dell’anno precedente.
In Europa le SPAC sono arrivate nel 2005, particolarmente presenti in Francia, Olanda e Gran Bretagna.
L’Italia è partita nel 2011 e ad oggi abbiamo 31 SPAC attive, con 4 miliardi raccolti.
Di queste, 22 hanno già concluso la loro mission, portando alla quotazione società di diversi settori.
La prima operazione è stata quella di IVS Group, operatore del mercato dei distributori automatici di bevande e snack, passando poi alle matite Fila, e ai prodotti ortofrutticoli Orsero.
La crescita italiana delle SPAC ha avuto un forte input nel biennio 2017-2018, grazie al successo dei PIR (Piani Individuali di Risparmio), strumenti di investimento rivolti a tutti i risparmiatori e alle famiglie, che per legge sono tenuti a convogliare almeno il 70% delle somme raccolte in piccole-medie imprese italiane quotate.
Un ottimo modo per far giungere il risparmio privato direttamente alle aziende che ne necessitano per il loro sviluppo.
Ecco che allora investire direttamente in una SPAC diventa interessante e remunerativo, ma decisamente complesso per il normale investitore, che può comunque beneficiare dei vantaggi di questo veicolo finanziario attraverso i PIR.
Ti ricordo infatti che i PIR sono dei fondi di investimento “speciali”, con un orizzonte temporale ben definito e importanti vantaggi fiscali sia sulle somme investite, sia sui guadagni realizzati.
Sono naturalmente a tua disposizione per ogni dettaglio in merito.
I cookie sono piccoli file di testo che vengono utilizzati per recuperare informazioni. Per garantire la privacy, da questo pannello è possibile esprimere le proprie preferenze per ogni tipologia di cookie che adottiamo.
Sono informazioni strettamente necessarie utilizzate per il corretto funzionamento del sito web. Ad esempio, utilizziamo un cookie tecnico per salvare le preferenze sui cookie da utilizzare.
Vengono utilizzati per raccogliere informazioni ed effettuare delle statistiche. Questi dati ci permettono di capire come i visitatori interagiscono con il sito e questo ci permette di migliorare la navigazione e le performance.
Servono per tracciare i visitatori nei siti web e creare esperienze personalizzate e pubblicità più rilevanti in altri siti.