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Entro il 2050 più pensionati che lavoratori.

Potrebbe essere questo, secondo un recentissimo studio dell’OCSE (acronimo di Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sul mercato del lavoro, il destino dell’Italia.

Anche la trasmissione Report, domenica scorsa, ha parlato ampiamente di questo tema.

Sulla base degli attuali schemi pensionistici, il numero di persone over 50 inattive o pensionate che dovranno essere sostenute dai lavoratori potrebbe aumentare circa del 40% arrivando nell’area OCSE a 58 su 100.


L’Europa è il continente più vecchio del mondo e il futuro di un paese è nella sua struttura demografica.

In Italia, Grecia e Polonia in particolare, entro il 2050 il rischio è di un rapporto uno a uno, o addirittura di più over 50 fuori dal mondo del lavoro che lavoratori attivi.

Nel 2050, in Italia, il numero di pensionati sarà più elevato di quello dei lavoratori.

Chi li manterrà pertanto?

Una forza lavoro proporzionalmente sempre più piccola dovrà finanziare il sistema previdenziale per un elevato numero di persone.

Dall’attuale 68,6% (circa 7 pensionati ogni 10 lavoratori), la percentuale nel nostro paese potrebbe raggiungere nel 2050 il 105,7% (105 pensionati ogni 100 lavoratori).

Con l’Italia, solo la Grecia dovrebbe superare quota 100%, mentre la Polonia si porterà al 94%.

Per paragone, la Francia salirà all’80,5% (8 pensionati ogni 10 lavoratori), la Germania solamente al 65,3%.

Nell’insieme, i paesi avanzati membri dell’organizzazione di Parigi avranno un rapporto tra persone inattive e persone occupate che dovrebbe salire dall’attuale 42% fino al 58%.

Si tratta di dati di un possibile scenario.


Il fatto è che oggi si arriva a età più mature e avanzate in migliori condizioni di salute rispetto al passato.

Da un lato, la capacità della società di curare bene e meglio i propri anziani, è un sicuro elemento di benessere.

Dall’altro però assistiamo a una perdita continua di capacità produttiva nel medio lungo termine.

 In Italia, al Nord si registra il maggior numero di centenari, e in Liguria, regione più vecchia dell’intera Europa,  c’è la più alta concentrazione di persone con 105 anni e più.

In totale in Italia si registrano ad oggi 14.456 persone con 100 e più anni (84% donne e 16% uomini).

Un colpo d’occhio straordinario questo per comprendere i numeri dell’adeguamento di vita nel nostro paese.


L’OCSE, dal canto suo, punterebbe a prolungare l’attività lavorativa delle persone, attraverso incentivi associati a disincentivi ai pensionamenti anticipati e ai  piani di prepensionamento concordati tra aziende e sindacati.

Chiede inoltre di incoraggiare i datori di lavoro ad assumere persone con più di 55 anni.

Anche l’introduzione di orari di lavoro più flessibili potrebbe tornare utile a favorire la permanenza dei lavoratori.

Sembra facile …


Uscendo ora da quello che è stato riportato dai maggiori quotidiani nazionali nei giorni scorsi, i punti per il nostro paese sono questi:


  1. Nascono sempre meno bambini (1,34 figli in media per donna);
  2. Si vive sempre più a lungo (vita media a 80,6 anni per gli uomini, e a 84,9 anni per le donne);
  3. Vengono pagati sempre meno contributi (causa bassi redditi, causa alto tasso di disoccupazione o lavoro nero o ancora inattività, causa anche uscita dal paese di giovani che si trasferiscono all’estero).


Alla luce di queste evidenze (non si tratta di opinioni), non si può discutere neppure un istante che l’INPS, già duramente provato di suo, non può reggere e sarà destinato al collasso.

Con questo non vuol dire che domani l’istituto, guidato ora da Pasquale Tridico, esploderà e che non verranno più pagate le pensioni.

Significa semplicemente che, prima o poi, inevitabilmente si dovrà procedere ad una sua ristrutturazione che prevederà:


  1. Tagli alle pensioni già erogate (il discorso dei diritti acquisiti reggerà fino a un certo punto se non ci saranno più soldi);
  2. Costante aumento dell’età pensionabile;
  3. Costante riduzione invece del tasso di sostituzione (il rapporto tra l’ultimo stipendio percepito e la prima pensione).

Questi ultimi 2 punti sono già in atto da diversi anni.


Tutto questo è quello che succede a un sistema previdenziale a ripartizione, dove i contributi versati obbligatoriamente da ogni lavoratore non vengono versati in una posizione personale dello stesso, da cui poi attingere una volta in pensione, ma vengono invece direttamente utilizzati per pagare le prestazioni di chi in pensione c’è già.

Inevitabilmente un sistema simile può reggere fino a quando la quantità di nuovi contribuenti che versano è superiore o pari alla quantità dei pensionati che incassano.

Proprio come un classico schema Ponzi.

Giungere al punto di insostenibilità è solamente questione di tempo, il count down è già partito.


A questo punto, compresa l’entità del problema, ognuno può avere  4 diverse opzioni a disposizione:


  1. Sperare in una soluzione pubblica, maledicendo la Fornero, l’OCSE o l’euro;
  2. Pensare a come poter migliorare il bilancio dell’INPS;
  3. Tornare  a far figli in maniera molto importante per migliorare così il saldo nascite;
  4. Decidere che è il momento di prendere in mano il proprio futuro finanziario, pianificando seriamente un risparmio e una sua gestione nel tempo, che permetta così in futuro di avere un capitale da parte consentendo pertanto di non essere schiavi dell’INPS e del suo inevitabile declino.


Ad ognuno la sua scelta ...


Siamo seri.

E’ assolutamente necessario guadagnare, risparmiare e investire.

No way!

Le soluzioni per investire bene il proprio risparmio ci sono, dal Fondo Pensione al Piano di Accumulo ad altro ancora.

L’importante è pianificare seriamente il proprio futuro, certamente magari con l’aiuto di un BRAVO, CAPACE e COMPETENTE Consulente Finanziario.

Un Consulente in grado di ascoltare, in grado di mettere al centro il cliente, un Consulente sinceramente interessato al benessere del cliente stesso, capace di spiegare anche in parole semplici termini a volte estremamente complessi.


I tempi sono cambiati e lo Stato ci sarà sempre meno partner in ottica futura.

Il suo bilancio non glielo permette, considera, a tal proposito, anche il mostruoso debito pubblico accumulato dal nostro paese negli anni (2.400 miliardi di € e in continua crescita).

La tua serenità finanziaria futura pertanto dipende esclusivamente dalle tue scelte.

Il rischio più atroce sarebbe quello di sopravvivere ai propri risparmi.

Pensaci!


Un caro saluto!


Davide Berto