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Chi ha preso il rimbalzo e chi ha dormito.
Così titolava in copertina Milano Finanza nel suo ultimo numero di Sabato 13 Aprile.
Questo perché, nei primi 100 giorni del 2019, tutto è cresciuto, obbligazioni, azioni e non solo, nei mercati finanziari, con rendimenti
registrati anche a doppia cifra percentuale e con soluzioni di investimento che, in così poco tempo, sono state in grado di recuperare
le perdite del terribile 2018.
Il 2019 si è aperto infatti con prospettive più favorevoli rispetto al cupo pessimismo di fine anno.
Le banche centrali (FED in America e BCE in Europa) hanno inviato segnali più accomodanti, stemperando così le preoccupazioni
dei mercati circa un atteggiamento eccessivamente restrittivo che aveva invece pesato sul sentiment degli investitori nel corso del 2018.
La questione dazi USA-Cina sembra inoltre in via di risoluzione, mentre lato Brexit è arrivata notizia di un rinvio di almeno 6 mesi, e il
paese avrà tempo fino al 31 Ottobre, evitando così il no-deal (nessun accordo) che si sarebbe verificato il 12 Aprile.
Nonostante tutto questo, l'economia mondiale scricchiola e manda segnali di un rallentamento generalizzato.
A rallentare, in particolare, è soprattutto la nostra Europa, con anche la sua locomotiva, la Germania, a ridimensionare continuamente
le stime di crescita per il 2019, dal precedente +1% al nuovo +0,5% stando alle ultime previsioni del governo.
Per il paese teutonico è il rallentamento più significativo registrato in 6 anni.
E' anche per questo che le banche centrali hanno fatto cordone attorno ai mercati, dimostrandosi proattive nel variare le politiche
monetarie in direzione più espansiva per sostenere la crescita, e hanno spolverato atteggiamenti più benevoli e accomodanti.
Quanto poi potrà durare quest'azione, questo doping monetario, e quanto potrà ancora essere efficace...non è dato a sapersi.
In Cina invece, si evidenzia una tendenza opposta, con una crescita del Pil nel primo trimestre superiore alle aspettative, pari al +6,4%,
e con segnali positivi in diversi settori e la produzione industriale in netta crescita a Marzo.
Le politiche di sostegno del governo, nel paese, stanno cominciando a sortire i loro effetti.

Lato obbligazionario (parliamo del 38% del patrimonio investito dalle famiglie italiane) continua dunque l'era dei tassi a zero, o quasi,
almeno in Europa.
I titoli a rendimento negativo ammontano a 9.800 miliardi di dollari, ai massimi da 3 anni.
Tornando alla Germania, considerata il porto sicuro dell'Eurozona, l'80% dei suoi titoli di Stato offre a scadenza rendimenti negativi.
Se si parcheggiano oggi risparmi in un Bund tedesco con durata decennale, a scadenza l'emittente stato Germania restituisce meno
soldi di quanti parcheggiati. Un controsenso dell'era dei tassi a zero.
Questa percentuale, ad esempio, è pari al 53% per i titoli di stato francesi.
Guardando oltre oceano, i titoli del governo USA (Treasury) a 10 anni rendono oggi il 2,5%.
Va valutato attentamente il rischio cambio Eur-Usd, però quello offerto dai Treasury è lo stesso rendimento offerto oggi dai nostri BTP
(spread stabile da 3 mesi intorno ai 250 punti), con però un ben diverso rischio emittente.
Nell'Eurozona per trovare rendimenti appetibili sotto i dieci anni non restano che Italia e Grecia.
E' bene ovviamente ricordare che interessi e cedole più alte corrispondono sempre a rischi maggiori.
Ben altri rendimenti si possono trovare guardando ai titoli obbligazionari dei paesi emergenti, con le emissioni cinesi, in particolare,
che gradualmente raggiungeranno un peso pari al 6% nell'indice obbligazionario più importante al mondo, il Bloomberg Global Aggregate
Bond.
In tutto questo contesto serve quindi grande prudenza.
L'unica ricetta è quella di mantenere sempre una corretta diversificazione, evitando scommesse sui tassi di interesse.

Lato azionario, come già anticipato, il primo trimestre si è chiuso con un bilancio scoppiettante e con acquisti corali un pò in tutti i
comparti investibili oggi al mondo.
L'espansione americana sta creando nuovi posti di lavoro dal periodo record di 102 mesi consecutivi, anche se i fondamentali economici
indicano una crescita un pò più debole (2% nei primi 3 mesi del 2019, rispetto al 3% circa raggiunto lo scorso anno).
Wall Street, dopo la debacle di fine 2018, viaggia ora a circa un punto percentuale dal suo massimo storico, e per l'indice S&P500 si
è trattato del miglio inizio d'anno dal 1998 e del miglior trimestre dal 2009.
Nel vecchio continente, con dei distinguo paese per paese, i mercati finanziari sono tornati sui massimi da Agosto 2018 e la borsa italiana,
nonostante il pessimismo che accompagna il paese e il governo, con un rialzo del 19% ytd (da inizio anno) è il miglior mercato azionario
(secondo al mondo dopo l'indice tecnologico americano Nasdaq).
Il CAC40 di Parigi segna un ottimo +16%, il DAX di Francoforte registra un +13%, e Londra, city finanziaria europea per antonomasia, si
deve per ora "accontentare" di un +10%.
Le borse hanno quindi corso molto nonostante si sia verificato in questi mesi un importante spostamento di capitali dai comparti azionari
a favore di quelli obbligazionari.
I multipli oggi (rapporto in particolare tra prezzo dei titoli e loro utili) non sono esageratamente cari, ma potrà avere ancora le gambe
lunghe questo balzo?
Ricordo che oggi le scelte di investimento, da parte dei gestori, passano anche attraverso milioni di dati processati grazie a intelligenza
artificiale, algoritmi e big data.
Dati delle carte di credito, webcam di Google ed altri infiniti esempi, vengono utilizzati per la gestione attiva, oltre ovviamente ai dati
convenzionali, per capire in anticipo le possibili performance delle imprese che vendono direttamente ai consumatori.

Uscendo dall'andamento dei mercati e spostando invece l'attenzione sul secondo argomento della mia newsletter, la MIFID2, ricordo
che quest'anno banche e reti di consulenza finanziaria dovranno inviare ai propri clienti la rendicontazione dei costi come previsto
appunto da questa norma europea di sistema pensata giustamente per dare maggiore protezione al cliente, grazie all'esplicitazione
dei costi in valore assoluto (in €) e non più solo in termini percentuali.
Ne eri a conoscenza?
Ho parlato di questo con largo anticipo anche all'interno del mio sito in un articolo datato 14 Dicembre 2017.
Clicca qui per leggerlo => https://bit.ly/2lt4xtk
Hai idea di quanto possa costarti la gestione del patrimonio finanziario?
Percepisci valore dal lavoro svolto per te dalla tua banca o dal tuo consulente di fiducia?
Ti avevano giù parlato di Mifid2?
Fino a quest'anno infatti i clienti erano per lo più tenuti all'oscuro di quanto speso per la gestione dei loro investimenti, nonostante per
molte famiglie sia questa una voce di spesa piuttosto consistente.
I resoconti, nella migliore delle ipotesi, arriveranno non prima di Maggio.
Per molti forse anche a Giugno, Luglio o Agosto, quando la clientela sarà forse più distratta dal periodo estivo, e presterà minor
attenzione alle comunicazioni finanziarie.
Il sistema, in generale, è infatti in affannoso ritardo.
Che cosa riceveranno allora, da quest'anno, i clienti?
Per la prima volta arriverà al loro domicilio un resoconto dettagliato e trasparente dei costi sostenuti per la gestione dei loro investimenti,
per innalzare così il livello di trasparenza e di possibile confronto.
Le spese quindi realmente pagate nel corso del 2018, non solo in percentuale ma anche in valore assoluto, suddivise per le diverse
tipologie di soluzioni e servizi, in modo che sia così possibile valutare non solo quanto guadagnato (o perso) nel corso dell'anno dalla
gestione del proprio portafoglio, ma anche quanto pagato ai diversi intermediari finanziari lungo la catena del (si spera) valore.
Nel lungo periodo il controllo dei costi farà certamente la differenza nel determinare il risultato della gestione del portafoglio di
investimenti finanziario.

Termino la newsletter augurando una SERENA PASQUA.