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www.davideberto.it2021-06-24
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    LE DONNE E LA RICCHEZZA
    Il ruolo delle donne nella gestione finanziaria è cambiato negli anni, anche perché, rispetto al passato, è cresciuta molto in generale la loro capacità di generare reddito.
    In ambito finanziario si evidenzia un indubbio differente atteggiamento, specie in termini di propensione al rischio, tra uomini e donne.
    Non è positivo il fatto che le donne tendano ad avere una propensione al rischio piuttosto contenuta.
    Propenderebbero tendenzialmente verso investimenti a rischio contenuto, che in questi anni hanno reso zero o meno di zero, pur avendo mediamente un orizzonte temporale a disposizione più lungo rispetto a quello di noi uomini.
    Le donne vivono infatti mediamente di più, pensa che nel 2018 si registravano in Italia ben 3.700.000 vedove.

    Le donne tendenzialmente eviterebbero di avere a che fare con la gestione finanziaria dei propri soldi.
    Sono più titubanti e si sentono meno sicure riguardo alla loro competenza in materia.
    Oltre il 50% dichiara di non avere conoscenze in campo finanziario, anche se il 40% di definisce "amministratrice" delle entrate familiari, intendendo, in realtà, la gestione delle sole spese quotidiane.

    Il 21% delle intervistate non possiede un conto corrente personale, e se si analizzano i dati si evince che, pur risparmiando in percentuale simile agli uomini, solo il 46% delle risparmiatrici afferma di investire i propri risparmi, contro il 66% degli uomini.
    Le donne esprimono anche, sempre in generale, un minor interesse in ambito finanziario: solo il 50% di loro si dichiara abbastanza o molto competente, rispetto al 68% degli uomini.

    E' però interessante osservare che diversi studi di finanza comportamentale riconducono proprio a questa "umiltà" dichiarata, e a questo non celato disinteresse per il mondo finanziario, una minore esposizione a errori cognitivi e comportamentali in cui cascano, invece, tipicamente gli uomini.
    Le donne sarebbero quindi meno soggette all'overconfidence, tenderebbero a fidarsi di più del loro consulente con il quale sono tendenzialmente più aperte e sincere rispetto agli uomini, sanno di non sapere, e monitorano meno assiduamente l'andamento dei propri investimenti.
    Tutte cose, queste, piuttosto positive.

    E tu, cara donna che mi leggi, che ne pensi di tutto questo?
    Mi piacerebbe conoscere la tua esperienza e opinione in materia.

    Ti auguro una piacevole lettura!
  • 1 - QUESTA VOLTA E' DIVERSO

    Sono queste le 4 parole responsabili delle più importanti perdite di ricchezza nei mercati e negli investimenti finanziari.
    QUESTA - VOLTA - E' - DIVERSO.

    Sir John Templeton, famoso investitore e gestore di fondi comuni nella metà del 1900, rese celebre questa frase: "L'investitore che dice che questa volta è diverso, è incappato nelle 4 parole più costose del mondo degli investimenti".

    Questa volta è diverso è una frase spesso utilizzata, anche a sproposito, per descrivere l'andamento dei mercati finanziari, i cicli economici, gli indicatori di sentiment e così via.
    E' la tipica frase utilizzata da qualcuno, convinto che sia avvenuto un permanente cambiamento rispetto al passato.

    Un'altra leggenda del mondo degli investimenti di inizio '900, Jesse Livermore, disse: "Non c'è nulla di nuovo a Wall Street. Non può esserci, perché la speculazione è vecchia come le colline. Qualunque cosa accada oggi in Borsa è già accaduta prima e ancora accadrà".

    Quando Templeton e Livermore affermano che in Borsa non c'è nulla di nuovo, si riferiscono più che altro alla natura umana: nel loro insieme gli investitori continueranno infatti ad agire irrazionalmente, e questo comportamento tenderà a non cambiare.
    E in che senso pensare allora che questa volta è diverso può rivelarsi costoso?
    Si rivela costoso se pensi che (questa volta) assecondare la paura, o l'euforia, funzionerà e ti farà guadagnare sui mercati.

    E' un tema da me trattato più volte.
    I nostri impulsi irrazionali ci conducono all'overconfidence, alla mentalità di gregge, a ingigantire gli effetti degli eventi di breve termine, ad avere tremendamente paura delle perdite e a proiettare nel futuro gli eventi passati.
    Questo è il motivo principale per cui i crolli e i successivi spaventosi rialzi sui mercati, sempre ci sono stati e sempre ci saranno.
    Questa volta è diverso è allora un pensiero molto pericoloso.

    I mercati sono però, allo stesso tempo, sempre in trasformazione e sempre diversi, perché inglobano al loro interno una miriade di fattori che mutano e che, combinandosi tra loro, trasformano il mercato stesso.
    I tassi di interesse, l'inflazione, il sentiment, il livello di attività economica, i tassi di crescita, il trend demografico, la politica monetaria e quella fiscale, la tecnologia ... solo per citarne alcuni.
    Questo trasformarsi da parte del mercato non deve certo far rinunciare alla possibilità di investirci.

    Investire con successo sarà sempre una combinazione tra pazienza, controllo dei rischi tramite diversificazione, controllo delle emozioni e conoscenza dei possibili errori (bias) comportamentali.
    Certi elementi dell'investimento non smetteranno allora mai di essere validi.
    Posso allora dirti che ho tutta l'intenzione di godermi questi mercati, durante il periodo forse più interessante di sempre per essere degli investitori.
    E tu?
  • 2 - MA QUANTO MI COSTI! APPROFONDIMENTO SULLA MIFID 2

    Nella mia 7in7 del 28 Maggio scorso, ho iniziato a parlarti della normativa europea Mifid 2, che mira a creare una maggiore trasparenza e consapevolezza conseguente (almeno spero ...) sui costi che ogni cliente paga alla propria banca o al proprio intermediario finanziario sugli investimenti in essere.
    Oggi il mio intento è quello di approfondire e spiegarti le varie tipologie di costo che possono essere applicate in materia di investimenti.

    • Costi di prodotto: sono tutti gli oneri connessi alla gestione degli strumenti finanziari, come le commissioni di collocamento, gestione e rimborso dei fondi.

    • Costi di servizio: si intendono i costi applicati per i servizi di investimento e accessori, come le commissioni per negoziazione e intermediazione sui titoli, o i canoni del deposito amministrato.

    • Costi impliciti: questa voce è riferita alle componenti di costo incluse nel prezzo finale dello strumento finanziario, relative alle commissioni di collocamento e distribuzione, ad esempio, di certificates e obbligazioni.

    • Incentivi di terze parti: sono i pagamenti elargiti dalle case prodotto alle banche o alle reti che propongono i loro strumenti finanziari, come remunerazione per il servizio di promozione e distribuzione. 

    La normativa Mifid 2 dispone poi che l'intermediario finanziario rappresenti con chiarezza l'incidenza dei costi sui rendimenti del singolo strumento, o del portafoglio complessivo del cliente.
    Deve quindi essere esplicitato quanto i costi vanno ad erodere i guadagni nel corso dell'anno. 
    A tale scopo, vengono considerati solo i costi espliciti, poiché quelli impliciti sono applicati a monte e rientrano già nella valorizzazione del prezzo dello strumento, o nel valore quota del fondo. 

    Dopo questo approfondimento, ci tengo a concludere con un invito alla riflessione: l'obiettivo di chi investe non dev'essere la sterile ricerca del "costo zero", quanto piuttosto quella del giusto rapporto costi-rendimenti.
    E' sempre opportuno diffidare da chi offre tutto gratis.
    Nulla è gratis, soprattutto in finanza.
    La consulenza finanziaria ha un valore che è giusto riconoscere, e il bravo Consulente Finanziario espone con chiarezza e trasparenza i propri oneri, mirando naturalmente a generare un valore ben maggiore per i suoi clienti.
    Non soffermarti allora a guardare il dito che indica la luna...!

    Come avrai capito, l'argomento è assolutamente importante e va affrontato.
    Anche se ancora non sei un mio cliente, parliamone assieme.
    Ti guiderò con piacere nella comprensione di alcune cose che possono impattare molto sul tuo patrimonio e sui tuoi investimenti in essere.
  • 3 - SARA' UN RITORNO TRANSITORIO O SARA' STRUTTURALE?

    In queste righe ti voglio parlare dell'inflazione.
    Perché, distratti dalla leggerezza del digitale, che ha annullato nel bene e nel male le distanze degli incontri e degli acquisti, ci siamo semplicemente dimenticati di un particolare di non secondaria importanza.
    L'economia è ancora pesantemente fisica.
    Ciò che in pochi secondi compriamo in rete si muove ancora su navi che solcano gli oceani, su mezzi che intasano le vie cittadine.
    Addirittura si inquina di più.
    Ed è paradossale che la vera emergenza del momento ci riporti a un clima da anni Settanta e alla cruda pesantezza delle produzioni tradizionali.
    Alla polverosa realtà dei metalli e delle materie prime che non si estraggono come un bitcoin.

    Se è comprensibile che tra gli effetti dei tanti lockdown vi sia un autentico boom di prodotti informatici, causa di una carenza mondiale di semiconduttori, lo è meno se si pensa qual é oggi in realtà l'oggetto del desiderio di tanti operatori: un container, un semplice cassone di ferro.
    Non si riesce a trovarne uno libero per far viaggiare semilavorati e prodotti finiti lungo interminabili catene del valore.
    E quelli che ci sono, vuoti, sono là dove non servono.
    L'improvvisa crescita della domanda mondiale, superiore a qualsiasi più rosea previsione, ha messo a nudo la debolezza delle principali rotte e ha causato l'accumulo di giganteschi ritardi nelle forniture dei componenti industriali.
    Rispetto a un anno fa, il costo dei noli è semplicemente sestuplicato.
    L'incidente della EverGiven, che ha ostruito per giorni il canale di Suez, ha dimostrato quanto sia fragile la rete mondiale dei collegamenti marittimi, grazie ai quali si muove il 90% delle merci.
    Chi ha la catena corta se la cava, chi ha invece dislocato i fornitori nell'Estremo Oriente soffre tremendamente.
    Pensa che Ducati non ha mai avuto in magazzino così tante moto non finite.

    Mancano i pezzi.
    Non costano di più solo i trasporti.
    Ci troviamo di fronte a qualcosa di assolutamente inedito nei mercati delle materie prime.
    Con prezzi alle stelle ma anche con una carenza fisica di prodotti.
    Il petrolio, che oggi viaggia sui 70 $ a barile, soltanto pochi mesi fa ci faceva assistere al fatto che i venditori pagavano i compratori perché si accollassero l'onere di tanti carichi rimasti in attesa nei porti.
    Causa la pandemia, il ritmo delle estrazioni ha subito nei mesi scorsi un forte calo.
    I minerali di ferro, indispensabili nell'industria siderurgica, hanno superato per la prima volta i 200 $ a tonnellata.
    Vi è una grande domanda insoddisfatta di acciaio, in particolare di laminati d'acciaio.
    Il rame, considerato il metallo-guida per eccellenza, ha toccato alcune settimane fa il suo massimo storico a 10.747,50 $ a tonnellata, e beneficia anche della grande corsa all'elettrico.
    E dei programmi di sostenibilità traggono vantaggio anche i prezzi dell'alluminio, cresciuti in un anno di circa il 20%.
    In forte rialzo anche le materie prime agricole.

    La domanda non è solo tornata ai livelli pre-Covid, ma è addirittura esplosa per la ricostituzione delle scorte che l'anno scorso, nel dramma della prima ondata, erano state ridotte al minimo anche per gestire meglio il capitale circolante.
    Davanti all'ignoto della pandemia ci si era preparati al peggio, eccedendo nel pessimismo.
    A ciò si è aggiunta la crisi dello shopping internazionale.
    Si blocca Suez e il sistema va in crisi.
    Basta un'improvvisa tempesta negli Stati Uniti, o l'attacco cibernetico che blocca un oleodotto, per creare incertezza e instabilità.
    Il riflesso nelle quotazioni è immediato.

    Una piccola fiammata inflazionistica è già in atto, come conferma anche l'ultimo dato sull'andamento dei prezzi al consumo negli Stati Uniti (+4,2% su base annua).
    Un surriscaldamento, non privo di fenomeni speculativi, è in atto per tutte le forniture legate al settore dell'edilizia, grazie agli incentivi e in particolare all'ormai mitico 110%.
    Questo aumento dell'inflazione può allora diventare strutturale o è solo un fenomeno transitorio?
    Il ritorno dell'inflazione impatta anche inevitabilmente sui nostri risparmi e sugli investimenti, e tenere troppa liquidità infruttifera ferma sui conti è controproducente, in quanto, nel medio-lungo periodo, il suo valore viene eroso senza neanche accorgersene.
    Spesso chi la detiene la vede come un capitale di sicurezza a disposizione in caso di necessità, ed è dunque più reticente a investirlo.
    Ma indirizzare in modo più efficiente tale liquidità è certamente possibile.
    Sarebbe opportuno allora valutare il da farsi, per non avere la sicurezza di incappare in una perdita certa!
  • 4 - IL RUOLO DEL GESTORE: IL VERO REGISTA NELLA GESTIONE ATTIVA DI INVESTIMENTO

    Costi, performance, popolarità della società di investimento, ventaglio d'offerta, campagna pubblicitaria azzeccata, prodotti di ultima generazione...
    Sono queste, in linea di massima, le indicazioni che possono indirizzare gli investitori a compiere le scelte di un investimento, fondo comune, ETF, o altro che sia.
    Ma in questo elenco ne manca una, la più importante: la figura del Gestore.
    E' lui che opera e amministra i capitali investiti in un fondo comune con l'obiettivo di generare valore e sovra-performare il mercato di riferimento.
    E' lui che deve capire e interpretare le tendenze del mercato.
    E' lui che deve riuscire a cavalcarne i rialzi e dribblare, invece, i ribassi.
    E' sempre lui che deve soddisfare le aspettative di tutti (azienda, consulenti e clienti).

    Insomma, è il Gestore a fare la vera differenza, a portare avanti scelte che poi si rivelano determinanti per le sorti dei portafogli della clientela, nel bene e nel male.
    E i gestori non sono ovviamente tutti uguali: ci sono quelli bravi, quelli molto bravi e quelli scarsi.
    E' così anche per i Consulenti, e per ogni professione in generale.
    Eppure, quasi nessun investitore sa chi realmente gestisce i propri soldi.
    Molto spesso non ne conosce nemmeno il nome e, men che meno, viene messo al corrente nel caso in cui il gestore venga sostituito nella regia di una soluzione d'investimento.

    Ma sapere chi gestisce i nostri risparmi è importante.
    Dovrebbe essere prassi delle diverse società, informare il cliente quando ci sono cambiamenti nel team di gestione spiegandone le ragioni.
    Dar così la possibilità ai clienti di decidere se mantenere la posizione in essere, seguire il fund manager se si sposta altrove, oppure liquidare l'investimento a suo tempo sottoscritto.
    Anche in quest'ottica apprezzo molto il lavoro di Azimut, che tende sempre a coinvolgere la clientela con documenti, Webinar o altre iniziative, volte a far comprendere chi veramente svolge il ruolo di regista dietro ad una singola soluzione di investimento.
  • 5 - SOSTENIBILITA' O GREEN WASHING: LA BATTAGLIA DI ULF ERLANDSSON

    Sostenibilità.
    Quanto se ne parla...
    Ci sono 1.000 declinazioni differenti su cui poter riflettere in merito.
    Sostenibilità è un'accezione talmente ampia che si fa fatica a descriverla; tuttavia per fornirne almeno una importante tra le tante, voglio raccontarti una storia.

    Lui si chiama Ulf Erlandsson e non è il tipico attivista per il clima.
    Piuttosto che attraverso cortei e sit-in di protesta, Ulf preferisce operare direttamente dal web, dalle piattaforme di trading da cui lavora.
    E' così che ha spinto Amundi (big europeo del risparmio gestito) a disinvestire obbligazioni di una banca indiana che finanziava estrazioni da una miniera di carbone.
    E' così che ha messo alla gogna HSBC (colosso bancario britannico) per non aver tenuto conto dell'operato della stessa banca, e ha fatto pressione su un istituto di credito giapponese perché annunciasse l'interruzione dei finanziamenti orientati ad aziende che producevano energia senza tener conto delle normative sui nuovi parametri ESG.
    Ulf ha evidenziato la contraddizione che una banca che emette obbligazioni per finanziare progetti eolici e solari in tutta l'India, finanzia anche la miniera altamente inquinante di Carmichael in Australia.
    Così ha chiamato gli investitori del fondo gestito da Amundi per ricordare loro il rischio reputazionale legato a quell'operazione.
    Anche grazie alla sua chiamata, Amundi ha venduto la sua partecipazione in obbligazioni per circa 20 milioni di $.

    Usando i contatti accumulati in anni di compravendita di titoli obbligazionari, Ulf persuade gli investitori e gli istituti di credito ad abbandonare le posizioni pericolose per le sorti del pianeta.
    E non è mai stato timido nell'arruolare avvocati, organizzazioni no profit o giornalisti che gli permettessero di cavalcare le sue battaglie di sostenibilità.

    In un altro caso, sempre Erlandsson, ha criticato HSBC e Barclays (altro top player finanziario britannico) per il finanziamento di una centrale a carbone in Vietnam, soprattutto per non aver rivelato gli ovvi rischi climatici agli investitori obbligazionari.
    Solo due mesi dopo che aveva suggerito agli investitori di inserire queste due banche nelle loro liste nere, proprio le stesse banche hanno dichiarato di non aver più intenzione di finanziare nuovi progetti in combustibili fossili.
    Erlandsson ha avuto il primo assaggio di come i mercati finanziari possano influire sui cambiamenti climatici mentre lavorava come gestore presso il fondo pensione svedese AP4, dov'è stato uno dei primi investitori in obbligazioni verdi.

    Questa storia ci dà l'idea di come davvero le persone possono essere utili ed incisive dal punto di vista della sostenibilità.
    Essere sostenibili è uno stile di vita, un modo di essere eticamente disponibili a migliorare la propria vita e quella delle persone che incontriamo sulla nostra strada.
    Perché altrimenti tutto potrebbe trasformarsi in quello che tecnicamente gli inglesi chiamano green washing (lavaggio verde), una ripulitina, una sorta di atteggiamento di facciata che vuole far credere, anche ai mercati, ciò che in realtà non é.
    Di green washing sono spesso piene anche le pagine dei giornali, perché in molti casi la facciata sostenibile nasconde in realtà soltanto la voglia di palesare una moda e l'appartenenza a un mondo di cui in realtà non si fa parte.
    Molte aziende che fanno intendere di essere sostenibili, sono invece le prime a distruggere.
    Ma il mondo sta cambiando, ed è già (almeno in parte) cambiato.
    La nostra unica salvezza è considerare le nostre azioni presenti alla luce delle conseguenze che avranno in un futuro non molto lontano.
    Sii sostenibile anche tu, nella vita di tutti i giorni e nei tuoi personali investimenti!
  • 6 - COME INVESTONO OGGI I GIOVANI?

    Prima di tutto vorrei dirti che mi piace molto lavorare con i giovani.
    Mi piace affiancarli e far comprendere loro l'importanza di una corretta pianificazione finanziaria, costruendo, un passo alla volta, il loro futuro finanziario, previdenziale e, alla base, anche assicurativo e di protezione se necessario.
    Mi piacerebbe dedicar loro dei Webinar che vorrei organizzare quanto prima, e, non appena sarà possibile, anche degli incontri fisici presso il mio ufficio di Thiene.
    Ti terrò allora aggiornato in merito, se la cosa può essere, come spero, di tuo interesse per te stesso o per i tuoi figli.

    Recentemente ho letto di una ricerca effettuata dall'Università degli studi di Torino, dal titolo "Millennial e Generazione Z: comportamenti finanziari, sostenibilità e tecnologia".
    Una ricerca sviluppata mediante un sondaggio realizzato su un campione di 1.570 individui sparsi in tutta Italia, nati tra il 1981 e il 2002, concepita con l'obiettivo di comprendere quale sia il loro approccio agli investimenti in una fase storica senza precedenti, caratterizzata da rapidi cambiamenti facilitati dalla tecnologia, nel contesto della pandemia Covid-19.
    Ne è emerso che i ragazzi di oggi sono certamente digitalizzati, ma lavorativamente e finanziariamente fragili.
    Non posseggono conoscenze finanziarie di base, sufficienti per gestire correttamente i propri risparmi e prendere decisioni di investimento del tutto consapevoli.
    In tutto questo percepiscono però la loro debolezza, e si dichiarano interessati a ricevere consulenza da banche e consulenti professionisti.
    La sovraesposizione ai media li condiziona molto e li fidelizza ai brand che fanno parte della loro vita quotidiana, traducendo le proprie esperienze di consumo in scelte di investimento.

    Più della metà del campione, il 59%, ha appreso i fondamentali dell'educazione finanziaria in maniera autonoma, mentre il 50% li ha appresi all'università.
    Il 31% ha imparato invece da genitori, parenti e/o amici, il 12% presso la scuola superiore, il 7% non si è mai informato, solamente il 6% da un Consulente Finanziario (qui vorrei fare la mia parte...), e il 4,60% dalla propria banca.

    Quasi la metà degli intervistati, il 46%, ha saputo rispondere a domande di base sul rapporto tra titoli azionari e dividendi, e prezzi obbligazionari e rendimenti.
    Ben il 70% di loro ha sottolineato l'importanza di una buona diversificazione dei propri investimenti.
    Da un punto di vista di asset class, nel 27% dei casi il primo strumento acquistato è stato uno strumento azionario, nel 24% dei casi un fondo comune di investimento oppure un ETF, nel 10% dei casi un'obbligazione, e nell'8% dei casi una polizza assicurativa.
    Si evidenzia un approccio piuttosto aggressivo, con esposizioni su asset e strumenti generalmente più rischiosi.
     
    Millennial e soprattutto Gen-Z risultano generazioni economicamente fragili, esposte a due crisi economiche in poco più di 10 anni.
    Il tema della sostenibilità risulta fortemente sentito dalle giovani generazioni, in particolare dal genere femminile.
    Millennial e Gen-Z, ancor più dopo l'esperienza della pandemia, credono in una finanza più responsabile, lontana da obiettivi meramente speculativi e distante dai reali bisogni di individui e imprese.
    L'industria finanziaria ha di fronte a sé due importanti sfide: da un lato, supportare lo sviluppo dell'economia reale ed essere insieme alle nuove generazioni portatrice di cambiamento, dall'altro, contribuire alla loro educazione finanziaria con servizi di consulenza e formazione.
    Io sono fortemente motivato a fare la mia parte.
    Conto allora presto di darti aggiornamenti in merito.
  • 7 - L'EREDITA' SAMSUNG

    Recentemente ho acquistato un nuovo smart tv della Samsung.
    Con il mio acquisto ho contribuito a creare una piccola parte della ricchezza di Lee Kun-Hee, fondatore di Samsung Electronics e uno degli uomini più ricchi del pianeta.

    Non so se ne hai sentito parlare, ma Lee è venuto a mancare lo scorso Ottobre, e si è di conseguenza aperta la sua successione ereditaria.
    Su quella ricchezza i suoi eredi verseranno, in 5 anni, una montagna di tasse di successione: per l'esattezza l'equivalente di 11 miliardi di $ al fisco sudcoreano, perché secondo l'OCSE, le imposte di successione di Seul sono le più alte al modo e falcidiano il 60% dell'asse ereditario.
    La cifra, tra le più grandi nella storia del paese e al mondo, è 3 o 4 volte il gettito incassato nel settore dal governo sudcoreano lo scorso anno.
    Gli eredi, per pagare (a rate) tutto questo, metteranno in vendita un pò di gioielli di famiglia: pezzi d'arte e opere di Picasso, Chagall, Gauguin, Monet, Miro e altri ancora.

    Ora, in Italia, le tasse di successione sono molto più contenute di quelle applicate in Corea del Sud, e le franchigie sono piuttosto magnanime.
    Ma, da tempo, si parla che il governo potrebbe mettervi mano per far cassa.
    Tutto questo per farti comprendere che è molto, molto importante affrontare per tempo il tema della pianificazione successoria.
    Anche se tu non sei Lee Kun-Hee, non credo vorrai lasciare dei problemi ai tuoi figli dopo una vita di lavoro.
    Oppure no?
  • Concludo questa mia 7in7 con una frase che mi è rimasta impressa dopo la lettura di un libro fatta parecchi anni fa.
    I semi della distruzione vengono gettati nei tempi migliori.
    Nel momento in cui entrano in gioco compiacimento e rilassamento, si perde di tonicità: ciò implica che quando la situazione peggiorerà improvvisamente, il fisico (e non solo) non reggerà l'impatto devastante.
    Vale la pena ragionarci attentamente in merito, per qualsiasi ambito della nostra vita.

    Ti auguro un sereno fine settimana!
    Un caro saluto,

    Davide